Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“I Have a Dream”: Roberto Bolle & Friends Gala-Roma-23 novembre 2013

 

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Ultimo spettacolo, in ordine di tempo, del nostro amato e seguitissimo Roberto Bolle, è stato il consueto Gala romano di fine novembre, ancora una volta a favore dei bambini meno fortunati.
Il Padiglione non poteva mancare a questa splendida occasione di vedere sullo stesso palcoscenico più ballerini di fama mondiale interpretare pezzi, più o meno noti, scelti appositamente per il Gala.

Ecco quindi l’avvincente, appassionato, esaustivo racconto delle “emozioni” che la mia carissima “Sister-in-Soul” (termine da me appena coniato) mi ha inviato per la pubblicazione sul blog, a beneficio di tutti gli amici (me compresa) che non hanno potuto assistere al Gala o che, per curiosità, desiderano saperne un po’ di più.
Un grazie, dal profondo del cuore, a Marina, per le foto e per le sue parole. E grazie, in particolare, per essere tornata a scrivere!

“Roberto Bolle and Friends Gala “I have a dream”.
Roma, Auditorium di Via della Conciliazione, 23 novembre 2013.
La Carità, l’Arte, la Bellezza

L’ultima volta che ho scritto un commento su uno spettacolo di Roberto Bolle – precisamente sul Gala presentato dalla famosa Etoile della danza lo scorso luglio alle Terme di Caracalla di Roma, assieme alle stelle dell’American Ballet Theatre di New York – avevo voluto denominarlo “La grande bellezza di una serata di danza”, citando il titolo del famoso film di Sorrentino dedicato alla Città Eterna, spiegando il perché di questo riferimento.
Anche questa volta ho voluto assegnare un incipit a queste mie riflessioni sullo spettacolo, avendo avuto questa nuova serata di Gala un particolare significato ed un valore aggiunto che l’ha resa davvero unica. Per questo motivo, prima di descrivere le tante e diverse emozioni che lo spettacolo di danza ha suscitato in me, non posso non soffermarmi, con altrettanta sentita partecipazione, sulle finalità che lo hanno animato e sulle persone che lo hanno organizzato e reso possibile in tutta la sua bellezza.
Si è trattato, infatti, di un evento di solidarietà promosso dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Dott. Vincenzo Spadafora, in occasione della Giornata Mondiale dei diritti del fanciullo, che ricorre nella data del 20 novembre per ricordare la Convenzione Internazionale dei diritti dell’infanzia che fu approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proprio il 20 novembre del 1989.
E quale migliore iniziativa di questa si poteva, dunque, pensare per celebrare questa importante consacrazione dei diritti dei bambini e, soprattutto, per cercare di realizzare qualche utile e concreto progetto in loro favore? E quale Artista più indicato di Roberto Bolle, da tanti anni Goodwill Ambassador dell’Unicef e persona sempre pronta e disponibile ad accogliere progetti di beneficenza, si poteva scegliere per assicurare il successo dell’iniziativa stessa?
Successo che è stato poi puntualmente raggiunto ed in modo davvero sensazionale, dal momento che ogni fila ed ordine di posti dell’Auditorium è risultata in poco tempo esaurita ed essendo il teatro ricolmo di un pubblico che ha partecipato con grande calore, slancio e convinzione all’evento di solidarietà. Ciò ha permesso la realizzazione di due importanti “sogni” dei ragazzi, individuati e fortemente voluti dal Garante dei loro diritti: il primo consistente nell’acquisto di un macchinario di cui dotare l’Ospedale Santobono di Napoli, per consentire ai piccoli pazienti di terminare le cure e terapie in sede e non dover quindi essere costretti a raggiungere presidi medici del Nord Italia, evitandone così lo sradicamento dal loro territorio ed ambiente familiare; il secondo, nella realizzazione di una biblioteca per i ragazzi di Lampedusa e per tutti i bambini e fanciulli migranti che su quell’isola sbarcano per inseguire il loro sogno, e diritto, ad una vita migliore e ad un futuro senza più soprusi ed ingiustizie.

Ed il pubblico ha seguito con profondo incanto ed una forte carica emotiva ogni parte dello spettacolo: ho scritto, infatti, in un tweet a Roberto Bolle, subito dopo il suo termine, che tutti i pezzi da lui danzati sembravano avvolti quella sera da un’aura magica, di sogno, proprio per l’atmosfera molto suggestiva che si era creata e per la particolare attenzione dimostrata dagli spettatori, trasformatasi via via, con lo scorrere fluido dello spettacolo, in un’empatia reciproca tra artisti, organizzatori e pubblico stesso, che si è percepita sin da subito molto nitidamente.
Ritornando, però, per un attimo alle ragioni della scelta del titolo di questo mio commento, è fondamentale precisare come esso tragga origine da un preciso riferimento, vale a dire da una citazione – bellissima – letta in teatro, dalla Dott.ssa dell’Ospedale Santobono di Napoli, Direttrice del reparto cui sarà destinato il macchinario acquistato con l’incasso della serata.
Con un commosso richiamo si è difatti voluta ricordare la figura della fondatrice di quell’importante ospedale pediatrico, la Sig.ra Teresa Filangieri in Ravaschieri Fieschi, scrittrice e filantropa napoletana del secondo Ottocento, donna di profonda cultura e grande nobiltà d’animo, propria della cultura ed anima partenopea stessa, leggendo un breve passo tratto dall’ultimo dei suoi scritti “Come nacque il mio ospedale”  del 1903, anno in cui sarebbe sopraggiunta anche la sua morte, dopo una vita spesa in una fattiva carità che le aveva consentito di affrontare, con dignità e grandissima forza d’animo, il dolore incommensurabile per la prematura scomparsa dell’amata figlia Lina.
Ho cercato invano di reperire l’esatta citazione, non avendo avuto modo di appuntare al momento quelle belle parole, ma, non essendovi riuscita, ho tentato nel titolo di riproporne l’essenza, anche se il senso preciso e profondo in cui erano state pensate e scritte dall’autrice potrà essere ritrovato solo leggendo quel suo prezioso libretto. Ad ogni modo, con quel pensiero, si voleva mettere in risalto il legame profondo e indissolubile che vi è tra l’Amore, la Carità e l’Arte, perchè la Carità è Amore e l’Arte è come la Carità: come l’Amore, cioè, richiede la Bellezza.
Queste parole sono state per me la conferma di una convinzione che nutro da tempo e che spesso gli spettacoli di Roberto Bolle ed i balletti in genere evocano in me, e cioè che la bellezza di una rappresentazione di danza, così come quella di una qualsiasi altra forma di espressione artistica, non è mai  fine a se stessa, essendo proiettata in una dimensione più profonda dell’animo umano e verso una finalità più alta dello spirito, per cui essa finisce per avere sempre un valore aggiuntivo ed un fine che va al di là della pura contemplazione estetica del bello, di cui pure lo spirito umano da sempre si nutre e a cui interiormente tende. E ciò è rappresentato da un valore sociale e culturale dell’Arte stessa che mai, come in questi nostri tempi, si rende estremamente necessario, per la funzione di impegno che l’Arte può avere.
Ecco allora come l’Arte possa essere un importantissimo veicolo di trasmissione di idee, di progetti, di valori, oltre che di necessaria divulgazione di cultura, e uno strumento efficacissimo di sensibilizzazione di coscienze su tanti importanti temi del nostro tempo che può destare un’ immediata e diretta partecipazione in un pubblico sempre più vasto.
Proprio come si è verificato con il Gala dello scorso 23 novembre, come ha ricordato in sua apertura il Dott. Spadafora, nel suo intervento in cui ha illustrato l’attività dell’Autorità Garante, con la scelta dei due “sogni” da realizzare a Napoli e Lampedusa  e con la bella iniziativa, già partita da alcuni mesi, della campagna istituzionale “I have dreams”, suggellata nel simpatico spot girato del regista Ivan Cotroneo e proiettato in sala, realizzato con la partecipazione di ragazzi di varie scuole i quali, declamando  insieme ciascuno il proprio sogno, affidano al pubblico l’importante messaggio che i loro sogni sono anche i loro diritti.
Ed anche il Sindaco di Lampedusa, in collegamento col teatro tramite webcam, ha sottolineato come quell’isola, porta d’Europa per tanti migranti, sia ormai un esempio di grande impegno umanitario rivolto a dare responsabilmente accoglienza soprattutto ai minori; pertanto, al fine di rendere l’accoglienza stessa sempre più sensibile ed attenta ai bisogni dei bambini, si è consentito anche ai più piccoli che soggiornano sull’isola, sia temporaneamente che stabilmente, di poter usufruire di una biblioteca dotata di libri che verranno tradotti anche nelle lingue dei paesi originari dei ragazzi migranti e di libri senza parole, cioè fatti di sole immagini, che per i più piccini sono sempre fonte di grande fantasia e veicolo di immaginazione, sogno e magia.
Interventi questi tutti ben inseriti nella cornice di brevi, eleganti ma incisive introduzioni della brava presentatrice della serata Paola Saluzzi, la quale ha saputo ben collegare tra loro, con garbo e finezza, il loro contenuto con lo spettacolo di danza, sottolineando l’importanza del poter dire in questo particolare frangente storico di crisi e di grandi difficoltà: “Io c’ero”!

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Auditorium della Conciliazione

Dopo queste sentite premesse su queste parti integranti della serata che, pur se non prettamente attinenti alla danza, hanno contribuito in modo fondamentale alla peculiarità ed al pregio dello spettacolo di danza stesso, posso finalmente arrivare al proprium del Gala, incentrato sull’Etoile tanto amata dal pubblico romano, ma anche sui suoi “Friends”, tutti brillanti stelle della danza internazionale.
Dopo un primo brano di apertura Kazimir’s colours, danzato da Elisa Carrillo Cabrera e da Mikhail Kaniskin, con cui, su musica di Shostakovich, si è proposta una coreografia di Mauro Bigonzetti di stile classico pur se aperta alle suggestioni della danza contemporanea, ecco arrivare il primo pas de deux della tradizione classica, quello tratto dal terzo atto del Lago dei Cigni, o anche denominato del Cigno Nero, che vedeva protagonisti Roberto Bolle e la bella ed elegante ballerina giapponese Shoko Nakamura. Ho visto tante volte in teatro questo pdd ed altrettante molte volte Roberto Bolle l’ha inserito nei suoi Gala, accompagnato sempre da bravissime partners, ma in questa occasione, è stato proposto in modo davvero eccezionale, impareggiabile.
Sarà per il caloroso applauso che subito ha accolto Roberto appena uscito dalle quinte ed arrivato sotto i riflettori del palcoscenico, sarà per la bellezza delle linee, delle espressioni e dei movimenti della danzatrice nel ruolo di Odile, sarà per la particolare partecipazione emotiva con cui entrambi gli interpreti hanno proposto il passo a due, entrando subito nell’animo dei loro personaggi e trasmettendo al pubblico i ben definiti tratti caratteriali di Odile e di Sigfried, sarà per tutto questo e tantissimo altro che il famosissimo pas de deux, con le sue due variazioni e la coda finale ricca di virtuosismi, ha incantato ancora una volta il pubblico che ne ha apprezzato sino in fondo tutta la tradizionale bellezza.
Non è facile nei Gala – in cui si estrapolano dai più noti balletti narrativi dei passi a due che, all’interno del balletto stesso, hanno un loro preciso significato e rappresentano un momento fondamentale della trama – entrare immediatamente nei personaggi e manifestare le emozioni che in quei precisi attimi l’interpretazione di quei ruoli richiede, ma per Roberto e Shoko è stato molto naturale e le loro espressioni – suadenti, di sorriso ingannevole di Odile e sognanti, di rapimento di Sigfried – sono arrivate in modo così chiaro e immediato al pubblico, che gli applausi al termine della loro esibizione, così precisa e perfetta tecnicamente, non volevano più terminare.
Dopo essersi susseguite un’altra coreografia di stile più moderno di William Forsythe Slingerland pas de deux, danzata da Katherina Markowskaja e Noah Gelber, e la classicissima La Sylphide, interpretata magistralmente da una deliziosa Viktorina Kapitonova e da un atletico e perfetto Dinu Tamazlacaru, i quali ne hanno offerto una versione talmente piena di verve e brio da trasmetterne con grande naturalità ed immediatezza tutta la bellezza e vivacità, ecco di nuovo esibirsi il nostro Roberto Bolle, stavolta in coppia con un’altra grandissima stella della danza internazionale, Polina Semionova, nella famosa Carmen.

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Roberto Bolle è Don José in Carmen

Anche qui non si può riuscire a descrivere a parole quale atmosfera si fosse creata nell’Auditorium: tutti gli spettatori sono stati rapiti prima dalla parte iniziale in cui Roberto danza da solo sulle note della Habanera, talmente bene interpretando il suo personaggio che una voce femminile non ha potuto fare a meno, al termine, di sollevarsi al di sopra del pubblico per esclamare ad alta voce, seppur con un certo garbo: “Sei un mito”; poi, dall’assolo sensuale di Polina avvolta nel suo bustino nero, mentre Roberto, seduto a cavalcioni della sedia, la osservava e la seguiva con lo sguardo nelle sue movenze intriganti, fumando la sigaretta; poi, infine, dalla piccola scena di gelosia e dal successivo magnifico adagio.

Polina Semionova e Roberto Bolle, Carmen
(ph. Il Messaggero)

Che dire di più se non che quella di Roberto e Polina è una coppia perfetta per l’interpretazione della Carmen. Due bellissimi interpreti, perfettamente in sintonia tra loro, capaci di trasmettere al massimo le tante diverse emozioni che i loro ruoli impongono: amore, passione, gelosia, fierezza, sensualità, con intensa carica emotiva e forte capacità espressiva. E il risultato è stata una vera e propria ovazione del pubblico ed una richiesta di bis che tutti avremmo desiderato poter vedere ma che, oggettivamente, i tempi della serata non consentivano di poter concedere.
E’ seguita poi, senza interruzione, anche la seconda parte dello spettacolo – quasi a non voler interrompere quell’atmosfera sognante e di rapimento che avvolgeva tutto il teatro e che ha fatto sì che i brani del Gala svelassero fluidamente e in un crescendo tutta la loro magia – in cui dopo il brano, Fanfare LX, particolare per la coreografia caratterizzata da un ritmo incessante della musica e dai veloci passi e movimenti, è seguito il sempre strepitoso e virtuosistico Le bourgeois, proposto dal bravissimo Dinu Tamazlacaru, il quale ha subito riscosso la forte simpatia del pubblico, che ne ha tributato la eccezionale bravura con molti applausi a scena aperta durante la sua perfetta e spiritosa interpretazione.

Dinu Tamazlacaru, Le bourgeois

E dopo un altro passo a due di stile moderno di Forsythe, l’ Handel Pas de Deux, suggestivo anche per i costumi molto particolari dei suoi interpreti Markowskaja e Gelber, eccoci arrivare all’epilogo veramente grandioso di questo Gala, costituito da due interpretazioni di Roberto, molto diverse tra loro per spirito e stile, ma entrambe di enorme effetto ed impatto sul pubblico.
Il primo è stato l’ormai famoso Le Grand Pas de Deux, su musica di Rossini, pezzo umoristico e divertente in cui i danzatori si prendono benevolmente in giro, schernendosi tra loro e ironizzando sul rigore e la disciplina della danza classica, passo a due che richiede ovviamente anch’esso un’enorme bravura e precisione da parte dei ballerini, i quali solo se di grandissimo livello e dotati di perfette capacità tecniche ed espressive, come Roberto Bolle e la sua stupenda partner Kapitonova, possono renderlo di grande effetto, commistionando tra loro virtuosismi e passi scherzosamente comici.
Che aggiungere se non che ho riso tantissimo e di gusto, come ho sentito del resto fare a tutto il pubblico che probabilmente, in parte, non conosceva il taglio simpaticamente beffardo del pezzo. Sono stati bellissimi poi i commenti di una piccolissima, ma già preparatissima, bambina che sedeva nella fila dietro alla mia, la quale all’inizio, quando ancora i danzatori dovevano entrare in scena (e mentre gli occhi di bue sfrecciavano sul pubblico e dappertutto nel teatro creando una certa suspence), ha commentato con stupore: “Mamma, c’è una mucca sul palcoscenico!”
E poi, poco dopo – quando Roberto e la simpaticissima Victorina, dotata dei suoi spessi occhiali e di inseparabile borsetta, hanno iniziato a danzare, proponendo sin da subito una delle loro spassose gag –  ha, con altrettanta meraviglia e quasi in tono di rimprovero, (non avendo forse mai visto prima quello “strano” pdd), detto alla mamma: “Ma…che cosa stanno combinando?”
Inutile dire quanto forte, caloroso e dirompente sia stato l’applauso finale per gli interpreti.
Dopo un breve break che ha consentito ai tecnici di montare lo schermo per l’ultimo brano in programma, mentre la presentatrice ne approfittava per intervistare i suoi ospiti, ho potuto, infine, riassaporare l’ormai noto Prototype di Roberto Bolle, creato per lui e su di lui dal bravo coreografo Massimiliano Volpini.
Avevo già visto questo omaggio alla figura e carriera di Roberto nel Gala di quest’estate alle Terme di Caracalla e lo avevo anche già commentato nelle mie riflessioni sul suo guestbook. E avevo scritto come le perplessità iniziali si erano tutte dissolte dopo la visione dal vivo di questa coreografia basata sulla commistione tra tecnologici visual effects proiettati sullo schermo e i passi di danza eseguiti da Roberto dinanzi ad esso, scandita da vari e veloci cambi di costume, di musica, di scena e di immagini.
Non c’è che da confermare, avendolo potuto rivedere di nuovo, che l’effetto visivo è complessivamente molto bello e che l’intreccio tra tecnologia, musica e danza può davvero creare qualcosa di molto originale e nuovo, senza perdere con ciò le caratteristiche essenziali di un brano di danza classica.

Di Prototype mi piace molto: la parte iniziale con il costume indossato da Roberto (che mi ricorda un po’ quelli dei balletti televisivi di alcuni anni fa nelle trasmissioni in cui la danza aveva ancora un ruolo importante e di primo piano), in cui Roberto esegue alcuni passi basilari della danza classica di cui compaiono i relativi nomi in francese sullo schermo; le due scene del salone delle feste e della corsa nel bosco verso il castello tratte da La Bella addormentata nel bosco, che si concludono con una nuvola di fumo nero in cui tutto scompare e svanisce; quella del duello di Roberto con il suo clone con, sullo sfondo, l’ambientazione del balletto Romeo e Giulietta e quella finale con il bell’effetto moltiplicativo dei tanti Roberto Bolle che danzano all’unisono con quello centrale in carne ed ossa.

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Fotogrammi da Prototype

Naturalmente grandissima ammirazione ha destato nel pubblico anche questa composizione coreografica finale, che non poteva non avere un forte impatto sia per la sua moderna originalità che per le peculiarità dell’ideazione.
E, alla fine, tanti, tanti, tantissimi applausi e “bravi” per tutti, fiori e un tenero peluche tirato sul palco dalla piccolissima e bellissima bimba al grido di “Bravo Roby”!

Nel volgere al termine, allora, queste mie lunghe (perché molto sentite ed ispirate) riflessioni, mi piace ancora una volta richiamare le parole del loro incipit : Arte, Carità, Bellezza, espressioni tutte di Amore che possono rendere la nostra vita meravigliosa, conferendovi di volta in volta nuovo slancio e consentendo di sentirci sempre protesi ed aperti verso gli altri con umanità, solidarietà e genuina generosità.
Ancora grazie infinite a Roberto Bolle, come Artista e come Uomo, per aver saputo trasfondere tutto di sé, della sua Arte e, soprattutto, del suo animo gentile, in una così bella e benefica rappresentazione di danza – e le belle attestazioni iniziali di stima rivolte alla sua persona dal Garante ne sono una conferma -, al Garante stesso il quale crede fermamente nei sogni dei ragazzi e combatte quotidianamente per poterli veder realizzare e a tutti coloro che hanno reso possibile un evento così straordinario ed indimenticabile.
Marina Sarchiola”

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(Ph. Marina Sarchiola)

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Un commento su ““I Have a Dream”: Roberto Bolle & Friends Gala-Roma-23 novembre 2013

  1. Eleonora
    novembre 28, 2013

    Faccio davvero i miei complimenti a Marina per questo bellissimo commento-resoconto della serata. In particolare mi è piaciuto molto il periodo in cui afferma che “…. la bellezza di una rappresentazione di danza, così come quella di una qualsiasi altra forma di espressione artistica, non è mai fine a se stessa, essendo proiettata in una dimensione più profonda dell’animo umano e verso una finalità più alta dello spirito, per cui essa finisce per avere sempre un valore aggiuntivo ed un fine che va al di là della pura contemplazione estetica del bello, di cui pure lo spirito umano da sempre si nutre e a cui interiormente tende”.
    Trovo che l’arte, in ogni sua forma, sia fine a se stessa e che sia il tentativo, che ha da sempre l’uomo, di saziare il desiderio di conoscenza e di sapere, così come affermava Aristotele nell’introduzione della “Metafisica”, e che alla fine questo renda, paradossalmente, l’arte stessa pregna di un valore e di un significato più alti.

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