Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

La mitologia del quotidiano: Andy Warhol dalla Brant Foundation

Andy Warhol, Self portrait (red on black), 1986

sito

Ed ecco la seconda mostra che ho pensato di visitare il giorno dopo quella dedicata a Rodin: Andy Warhol dalla Brant Foundation.
Non ho avuto esitazioni nell’entrare nelle stanze bianco abbagliante dove sono esposte le opere del Maestro della Pop Art: le immagini di Andy Warhol e delle sue opere sono usate e abusate, in continua sovraesposizione, e sembra non esserci davvero più nulla da scoprire. Ma a me la Pop Art non dispiace affatto, mette allegria, è un moderno davanti al quale non mi pongo la domanda: “Ma che senso ha”, con la spesso inevitabile risposta: “Nessuno”. Mi dona piacere osservarla, non mi stanca, mi ipnotizza.
Quindi…via con questa “nuova” mostra su Warhol, dal taglio particolare: è questa, infatti, una rarissima occasione per il pubblico per poter ammirare uno dei gruppi di opere più importanti del padre della Pop Art, raccolto non da un semplice collezionista, ma da Peter Brant, intimo amico di Warhol con il quale ha condiviso gli anni artisticamente e culturalmente più vivaci della New York degli anni ’60 e ’70.

Campbell’s Soup (chicken with rice), 1962

Classe 1947, uno degli uomini più ricchi d’America e uno dei collezionisti d’arte più influenti al mondo, a soli vent’anni concluse un importante “affare”: tra i pezzi d’arte acquistati c’erano un paio di Warhol (tra cui la celeberrima Campbell’s Soup). Iniziò così quella che sarebbe diventata una delle più importanti collezioni di arte contemporanea del mondo (pettegolezzo: Brant è il marito della splendida ex top model Stephanie Seymour).

Peter Brant con la moglie, Stephanie Seymour

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La mostra di Palazzo Reale presenta oltre 150 opere, tele, fotografie, sculture che fanno parte appunto della Brant Foundation e raccontano una storia intensa ed uno scambio culturale unico fra il giovane collezionista e l’artista. Un incontro ed in seguito un’amicizia dai quali avrà origine la mitica e rivoluzionaria rivista “Interview” fondata da Warhol nel 1969 e che Brant acquisterà con la sua casa editrice subito dopo la morte dell’artista, nel 1987.

Jean Michel Basquiat, 1982

La mostra parte dai primi disegni del Warhol illustratore e, attraverso alcuni dei numerosi autoritratti e delle opere più note (Electric Chairs, il ritratto di Mao, i fiori, il Blue Shot Marilyn, un ritratto di Liz Taylor, le arcinote lattine di zuppa Campbell’s, ecc.), arriva alle spettacolari Ultime Cene, con la sorpresa di una serie di Polaroid a personaggi famosi, del tutto inedite.

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Ho attraversato le sale sorridendo: Andy Warhol non smette di piacermi, continua ad affascinarmi la sua personalità totalmente fuori dagli schemi e al contempo estremamente metodica, maniacale per certi versi, fino a rasentare la banalità.
Così come “banale” potrebbe essere definita la sua arte seriale, il suo rappresentare più e più volte lo stesso soggetto fino a svuotarlo di ogni significato, mercificarlo, consumarlo. Perché, come amava ripetere: «Una Coca cola è una Coca cola e non c’è quantità di denaro che possa farti comprare una Coke più buona di quella che l’ultimo dei poveracci sta bevendo sul marciapiede sotto casa tua. Lo sa Liz Taylor, lo sa il presidente degli Stati Uniti, lo sa il barbone e lo sai anche tu».

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E’ l’arte del quotidiano, ma un quotidiano sfolgorante, un quotidiano che l’uomo comune nonostante tutto non vivrà mai, almeno non così come viene interpretato da Warhol.
Se non ci avesse lasciato troppo presto, avrebbe potuto constatare la veridicità del suo pensiero e di certe sue affermazioni, azzardate per l’epoca. Dal sostenere che “nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti” (oggi, con i vari social network, basta molto meno a qualunque ragazzino per diventare famoso in un batter d’occhio in tutto il mondo), al ritenere la fama e la familiarità strettamente correlate, con le star, o comunque personaggi noti, sbattuti sulle prime pagine dei giornali, del web, delle tv, i loro visi moltiplicati ovunque, le loro parole amplificate, distorte, riprese in ogni angolo dal pianeta.

Shot Light Blue Marilyn, 1964

Nei suoi ritratti non c’è spazio per la ricerca psicologica: solo il superficiale risplende, dunque va esibito e ripetuto. Nulla di più moderno.
Andy Warhol è, ancora oggi, nonostante tutto, l’artista più moderno e vicino alla nostra contemporaneità.

Mao, 1964

“Non vado mai a pezzi, perché non sono mai tutto intero”

IMG_6551

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Un commento su “La mitologia del quotidiano: Andy Warhol dalla Brant Foundation

  1. liù
    novembre 27, 2013

    Splendida mostra di bellissime foto!
    Un abbraccio
    liù

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