Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Auguste Rodin: un pittore smarrito nella scultura

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Come spesso accade, le mie trasferte ballettistiche a Milano sono anche occasione per visitare qualche mostra d’arte che, immancabilmente, è allestita presso lo splendido Palazzo Reale.
Fino a tutto gennaio ne resteranno aperte addirittura quattro, quindi questa volta la decisione non è stata semplice. La scelta, tuttavia, è caduta quasi subito sull’esposizione dedicata ad Auguste Rodin, un po’ perché ho visitato pochissime mostre di scultura (che non è tra le mie forme d’arte preferite), un po’ perché di Rodin non ho visto praticamente nulla.

sito

Ingresso…qualche nota biografica. François-Auguste-René Rodin nasce a Parigi il 12 novembre 1840 e muore nel 1917.
Il caso volle che venisse bocciato all’esame d’ammissione all’Accademia. Frequentò quindi la scuola di arti decorative, entrando a far parte, nel 1864, dell’atelier dello scultore A. Carrier – Belleuse come decoratore. Nello stesso anno presentò al Salon di Parigi la scultura L’uomo dal naso rotto, che venne però rifiutata.
Dopo un breve periodo durante il quale fu influenzato dal gusto neoclassico del tempo, nel 1875 compì un viaggio in Italia, che si rivelò decisivo per la sua formazione. Fu, infatti, l’incontro con l’opera di Michelangelo che cambiò definitivamente il suo modo di concepire la scultura.
Manifesto di questo periodo sarà la celebre Porta dell’Inferno. Importante è anche la nuova concezione che porterà nella sbozzatura dei marmi, con l’ormai celebre linguaggio del “non finito”.

La porta dell’inferno

Dal 1900, con la grande mostra personale dell’Alma a Parigi, la fama di Rodin è ormai consolidata non solo in Europa ma in tutto il mondo.
Nel 1916 egli nomina lo stato francese come suo unico erede. Nell’atelier parigino, l’Hôtel Biron, nel 1919 apre il Musée Rodin, che da allora tutela, studia e promuove l’opera del grande scultore.

Palazzo Reale, Sala delle cariatidi

E proprio in particolare dal Musée Rodin provengono le oltre 60 opere esposte nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, un numero molto elevato di sculture in marmo, che costituisce la più completa rassegna che sia stata allestita sui marmi dell’artista francese.
Tutte le sculture sono esposte in quest’unico salone e il colpo d’occhio all’ingresso è maestoso ed estremamente suggestivo: assi di legno grezzo sostenute da moderni tubi color rosso pompeiano, con giunzioni in oro; teli di garza bianca, a ricreare lo studio parigino di Rodin; luci soffuse e solo le opere illuminate, per far maggiormente risaltare la lucentezza e la levigatezza delle forme marmoree. Un allestimento moderno (progettato dallo studio internazionale Bureau des Mésarchitectures — Didier Faustino), dalle linee nette e delimitanti per un’arte senza tempo e mai finita, sfumata nell’incompiutezza.

Tre sono i temi intorno ai quali si sviluppa la mostra, studiati per mettere in rilievo i differenti percorsi seguiti da Rodin nel corso del suo sviluppo artistico e consentire l’approfondimento delle tematiche che hanno caratterizzato la sua produzione plastica.

L’illusione della carne (1871-1895)
In questa prima sezione viene presentato un Rodin che si rifà all’antichità classica, ma anche all’Italia rinascimentale di Michelangelo. Pensando alla scultura, vengono subito alla mente immagini di corpi nudi oppure di ritratti, di busti di personaggi famosi. E sono soprattutto questi ultimi che dominano la prima parte dell’esposizione: volti ben delineati, corpi molto rifiniti, che contrastano con piedistalli lasciati grezzi. E’ il “non finito” che fa fin d’ora la sua comparsa, creando labili confini tra l’opera e la sua base.

L’uomo dal naso rotto

Busto di M.me Roll

Victor Hugo

Illusione, sorella di Icaro

Splendido, fotografatissimo (nonostante i divieti), commovente nella sua purezza di forme, lucentezza e levigatezza di superfici e pathos impensabile per una “fredda” statua di marmo, il gruppo del Bacio, dalla prepotente presenza magnetica al centro del salone delle Cariatidi, che fece scalpore nella Francia di fine Ottocento, anche perché è la donna a cingere l’uomo.

IMG_6515In Rodin tutto è luce e ombra, avvolgimento di corpi, abbraccio; è calore il sentimento che il freddo marmo trasmette, ricerca di contatto tra membra, labbra, anime.
Mai come in opere come questa è vero ciò che è stato detto di Rodin, che era “un pittore smarrito nella scultura”.

La figura nel blocco (1895-1905)
In questa seconda sezione sono esposte le opere più note di Rodin, le opere della piena maturità, con figure sensuali travolte dagli abbracci e dalla fusione dei corpi.
E’ in questo decennio che Rodin sviluppa ulteriormente il tema del “non finito” con effetto plastico, mentre aumentano le dimensioni delle opere.
Molto suggestiva è La mano di Dio che regge il blocco di terra da cui verranno plasmati gli esseri umani.

La mano di Dio

Ma altre sono le mani esposte, come Mains d’amants, un inno alla protezione e alla speranza data dall’amore.
Raccontava lo scrittore Camille Mauclair: «Ho detto un giorno a Rodin: “Si direbbe che voi sappiate che nel blocco c’è una figura, e che vi limitiate a rompere tutto intorno l’involucro che la nasconde”. Mi ha risposto che “era esattamente questa la sua impressione mentre lavorava”».

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Mani d’amanti

Verso l’incompiutezza (1905-1917)
E’ l’ultimo periodo della parabola artistica di Rodin, quando ormai, grazie alla mostra personale dell’Alma del 1900, la sua gloria era ormai divenuta immensa.

Paolo e Francesca

La donna pesce

La piccola fata delle acque

Il “non finito” evolve nello “sfumato”, alla maniera di Leonardo da Vinci o di Medardo Rosso. Le opere sembrano un continuo work in progress: indefinite, incerte, emergono a fatica dal blocco monolitico di marmo. E’ quasi un rifiuto dell’opera compiuta, a favore piuttosto della volontà di evidenziare che di nulla più che di marmo si tratta: l’artista lascia nella materia le tracce dell’ideazione e della composizione, i chiodi per la messa ai punti, i ripensamenti, l’evoluzione della figura. E’ la trasparenza del processo della creazione.

Le benedizioni

La scultura continua a non essere il mio genere d’arte preferito, ma sono uscita da questa mostra con l’incanto negli occhi, incredula del fatto che da un freddo blocco di marmo possa emanare tanta sensualità, espressività, passione, sentimento. Talvolta anche più forte rispetto ad un dipinto, perché qui le figure sono tridimensionali, occupano uno spazio fisico reale, concreto, e quegli occhi ti fissano come occhi vivi, quelle membra si tendono e si toccano e si protendono come membra dotate di sangue e muscoli, quella passione e quell’espressività, anche nelle opere più “sfumate”, non ti lasciano, per tutto il percorso. E anche dopo.

All’uscita, Piazza Duomo, piena all’inverosimile di persone, sembra paradossalmente vuota. Vuota d’anima.

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3 commenti su “Auguste Rodin: un pittore smarrito nella scultura

  1. dafnevisconti
    novembre 19, 2013

    bellissimo post, grazie

  2. ilpadiglionedoro
    novembre 19, 2013

    Grazie a te! Mi fa un grande piacere che tu l’abbia apprezzato.

  3. ravecca massimo
    novembre 25, 2013

    Il “non finito” è la caratteristica del genio. Come il “non luogo”, il “non nome”, il “non tempo”, ecc… L’astuto Ulisse crea un “non nome”, Nessuno, per ingannare Polifemo, e un “non luogo”, il cavallo di legno, per ingannare i troiani. Queste entità frutto di processi ricorsivi, giochi di specchi, sono state usate, anche da Gesù e Leonardo da Vinci. Michelangelo nella scultura, la sua arte preferita è ancora insuperato. Michelangelo uso “giochi di specchi” anche negli affreschi della Cappella Sistina, e per rimandi tra Volta e Giudizio. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 17, 2013 da in Arte, Mostre con tag , , , , , , , , , , , .
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