Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Memories… Histoire de Manon torna alla Scala

Era il 6 febbraio 2011.
Ripropongo ora queste parole scritte dopo la “mia” prima Manon, dopo averla rivista a distanza di due anni, con un’altra interprete.
Per chi vuole leggere l’articolo sull’ultima Manon, rimando al post seguente.
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L’histoire de Manon, l’ultimo grande balletto che mi restava da vedere nell’interpretazione del mio caro Roberto Bolle.
Purtroppo in passato ho perso le recite con le sue due partner d’elezione, Alessandra Ferri e Darcey Bussell, e quando ho visto che in questa nuova proposta della Scala (dove il balletto torna dopo quasi sei anni di assenza) avrebbe ballato per la prima volta con Olesia Novikova, principal del Mariinsky-Kirov, al suo debutto nel ruolo di Manon, non ero molto convinta di poter assistere ad una grande performance. Serve del tempo per “entrare” in un personaggio e, probabilmente, ancora più tempo perché si crei il giusto feeling fra i protagonisti.
In ogni caso, non mi sarei assolutamente persa questo balletto bellissimo per coreografia, musiche ed intensità di sentimenti.
Tralascio di parlare delle mie emozioni all’entrata del teatro, ormai ne ho parlato così tante volte da rischiare di essere davvero ripetitiva… ma è così: il cuore batte sempre forte, allo stesso modo dopo anni, anzi di più, perché sa già che cosa lo aspetta!
Il sipario si apre su Lescaut, giovane furfante avvolto in un mantello nero, che si trova ben presto circondato dai suoi pari: ladruncoli, cortigiane, mezzane, un mondo variopinto e disincantato che popola una locanda nei pressi di Parigi. Fra tutti spicca Des Grieux, un Roberto Bolle salutato con un fragoroso applauso al suo ingresso in scena, giovane cavaliere studente di filosofia, che sta educatamente in disparte a leggere un libro.
Quando arriva Manon è amore a prima vista: Des Grieux non capisce subito a cosa o a chi attribuire il profondo turbamento che lo sconvolge. “Ella mi parve così graziosa, che io, proprio io, che non avevo mai pensato alla differenza dei sessi, né rivolta la più fuggevole attenzione a una ragazza – io, insomma, ammirato da tutti per la mia continenza e purità, mi ritrovai d’un colpo infiammato d’amore sino a perdere la ragione. Ma, in quel momento, lungi dal lasciarmi vincere dalla mia debolezza, mossi, diritto, verso la fanciulla del mio cuore”.
Facendo eco alle parole di Prévost, è così che si incontrano Manon e Des Grieux, e non riescono più a staccarsi l’uno dall’altra: dopo essersi trasmessi con gli sguardi ed i sorrisi il loro profondo desiderio, fuggono su una carrozza, inseguiti da Lescaut, che acconsente ad andare in cerca della sorella per indurla ad accettare Monsieur G.M. come protettore ed intascare così il denaro promesso.
Il quadro successivo si apre sul “nido d’amore” dei due giovani: l’appassionante pas de deux lascia senza fiato per la sintonia creatasi fra i due danzatori, nonostante la mancanza di “rodaggio”. La civetteria di Manon fa da contrappunto al flebile tentativo di resistenza di Des Grieux, impegnato a scrivere una lettera al padre: è splendida la freschezza del loro offrirsi, con passione e voluttà, all’amore appena nato; la delicatezza e l’abilità tecnica di Olesia trovano riscontro nelle spettacolari prese di Roberto e nel suo compiacimento per il possesso della donna amata; e un bacio lunghissimo, appassionato e passionale chiude questa sequenza di profondo impatto emotivo, accompagnato da un lunghissimo applauso e da molti “bravi”.

Quando il giovane esce per spedire la lettera, entra Lescaut con Monsieur G.M.: davanti alla ritrosia di Manon, egli la copre di gioielli e pellicce, solleticando la sua vanità femminile. Gli occhi di lei sono tristi, non sorride mentre si pavoneggia con i suoi tesori, ma acconsente a seguire il nuovo amante. Quando Des Grieux-Roberto torna, il suo dolore riempie il teatro: egli grida la sua disperazione con il viso, lo sguardo, la danza, rivolgendosi con rabbia ad un Lescaut che, insensibile e calcolatore, lo convince in malo modo a rassegnarsi all’evidenza: Manon non può vivere nell’indigenza e lui, se davvero la ama, dovrà accettare anche i suoi amanti.

Mick Zeni, Olesia Novikova e Matteo Buongiorno

All’apertura del sipario per il secondo atto, la musica ci accompagna nel salotto di Madame, sfolgorante di rosso e della bellezza dei costumi delle cortigiane che, ammiccanti e civettuole, intrattengono vari gentiluomini. Cosa porta il virtuoso Des Grieux ad una tale festa, accompagnato da Lescaut, già ubriaco? Egli sorseggia lievemente da un bicchiere, conversando svogliatamente con le belle donne, quando… all’improvviso, splendida nella sua veste riccamente decorata, arriva Manon, al braccio di Monsieur G.M.

Le cortigiane e, al centro, Emanuela Montanari

Magistrale il senso di angoscia trasmesso da Roberto; egli resta inerme, senza fiato, impietrito di fronte alla sua amata al braccio di un altro; cerca di riprendersi, di ritrovare la sua dignità, ma l’aria si fa sempre più rarefatta, sembra voglia andarsene, ma resta sempre lì, a tormentarsi per lei, vagando senza sosta per quel palcoscenico divenuto all’improvviso un luogo di tormento.
E intanto Lescaut balla con la sua dama, coprendosi di ridicolo, tra i fumi dell’alcool.
Finalmente gli invitati si spostano in un’altra sala e Des Grieux può raggiungere Manon e parlarle, ricordarle il suo amore: una Olesia risoluta gli sta di fronte, che sembra non voler rinunciare al suo nuovo status di donna ricca, ma che a poco poco ricorda la passione per lui e gli promette di fuggire insieme, solo se lui guadagnerà del denaro…. E Des Grieux, da un lato rassegnato, ma dall’altro stizzito e rabbioso nei confronti di un destino così ingrato – o forse di una donna così vanesia? – accetta le carte truccate: giocherà, barerà, vincerà, verrà scoperto, ma alla fine riuscirà a fuggire con la sua amata, i soldi e i gioielli di lei.
Quando ritroviamo Olesia e Roberto, siamo ancora in una camera da letto, come li avevamo incontrati all’inizio della loro storia, ma quanto è diverso il loro incontro! Non sono più le stesse persone: Manon ha conosciuto la bella vita e non vuole rinunciare, sfoggia uno splendido bracciale da cui non vuole separarsi; Des Grieux ha perso ogni traccia di innocenza e, disperato e rancoroso, si avvicina come una tigre alla sua bella, la maltratta, cerca di strapparle il bracciale. A nulla valgono le moine di lei: il monile vola lontano, e il passo a due che segue riflette tutto l’ardore e l’angoscia e il dolore e la rabbia che ormai tiene unite queste due anime travolte dalla passione e sulle quali incombe un triste destino.
Improvviso è l’ingresso di Monsieur G.M., con le guardie e Lescaut ammanettato: disperazione e stupore sul viso di Roberto-Des Grieux, mentre cerca di proteggere Manon. E’ tutto inutile: nel parapiglia, Lescaut, tragicamente, perde la vita e Manon viene arrestata per prostituzione.
“Chi non s’è trovato in simili frangenti, non può giudicare della disperazione di cui possono essere causa. Le guardie ebbero la malvagità di non permettermi di abbracciare Manon, né di rivolgerle la parola. Per lungo tempo ignorai la sua sorte. Fu senza dubbio un gran bene per me il non aver saputo nulla di lei nel principio: così terribile catastrofe m’avrebbe tolto la ragione, e forse la vita”. E’ con queste parole che Prévost ci accompagna verso l’epilogo della sua narrazione, ed è in questo stato d’animo che ritroviamo Des Grieux nell’ultimo atto del balletto.
Il sipario si apre su una scena angosciante: siamo sulla banchina di un porto della colonia francese della Louisiana, dove una folla di curiosi attende l’arrivo di un gruppo di criminali deportati dalla madre patria. Alcune prostitute vengono sbarcate: gli abiti laceri, le teste rasate, la sgomento negli occhi, inanellano una danza carica di paura e di dolorosa incertezza per ciò che le aspetta.

Le prostitute deportate

Poi, lentamente, quasi nascondendosi agli occhi del mondo, dalla passerella della nave scendono due figure, dignitose nei loro abiti sporchi, composte nel loro dolore, affrante ma tenute insieme – in vita – dalla passione bruciante che le ha portate sin qui; sono Olesia-Manon e Roberto-Des Grieux. Ormai la persona e il personaggio sono tutt’uno, tale è la forza espressiva e drammatica che traspare da ogni loro gesto e ogni loro sguardo. Manon si affida completamente alle braccia forti di Des Grieux, irriconoscibile, non più il ragazzo lasciato a Parigi, ma un uomo con dieci vite alle spalle, che in Francia ha rinunciato a tutto – nobiltà, onore, rettitudine, giovinezza – per seguire la sola cosa per cui valga la pena vivere e senza la quale nulla avrebbe senso: la sua Manon.
E’ proprio dall’altra parte dell’oceano che troverà compimento il dramma dei due amanti: il carceriere dell’insediamento penale è attratto da Manon e la seduce, regalandole quindi dei gioielli; irrompe però Des Grieux che, folle di gelosia e determinato a non perdere ciò per cui ha abbandonato ogni cosa, fuorché la vita, uccide il carceriere. Impressionante, straziante, la danza dei due disperati, che lascia il pubblico senza fiato, travolto da un crescendo di pietà e commozione, e che ci accompagna senza soluzione di continuità attraverso la palude in cui Manon troverà la morte, distrutta dalla malattia.

Il silenzio più assoluto del pubblico fa da contrappunto alla dolorosa melodia che scandisce i gesti e i passi dell’ultima danza di Manon e Des Grieux, lei ormai priva di forze, lui disperato, che cerca in ogni modo di ridare vita ad un corpo esanime. Manon si accascia a terra, Des Grieux la solleva, si insinua con il corpo sotto di lei per infonderle vita, con una luce indescrivibile negli occhi.
Finché si rende conto del compimento del loro destino – la morte per lei, un’esistenza priva di vita per lui – ed il viso contratto in una smorfia di sofferenza profonda si apre in un grido lacerante.
“Non mi chiedete ch’io vi descriva i miei sentimenti, né che vi ripeta le sue ultime parole. Io l’ho perduta. Ebbi segni d’amore da lei, mentre esalava l’estremo respiro. E’ quanto ho la forza di dirvi; e non più. La mia anima non seguì la sua. Dio non mi ritenne, senza dubbio, punito con bastante rigore…Rimasi, per più di ventiquattr’ore, con la bocca premuta sul viso e sulle mani della mia Manon. Avrei voluto morire così.”

Prima che si riaccendano le luci in sala sbatto più volte le palpebre, per rendermi conto che quella non è la realtà e per non far scendere le lacrime che, sospese su ogni singola ciglia, cercano di far capolino sulle guance.
Ci pensano gli applausi a risvegliarmi dal sogno; applausi scroscianti, infiniti, per almeno una quindicina di minuti, accompagnano le uscite degli artisti: Olesia e Roberto più volte vengono chiamati sul proscenio, protagonisti davvero sensibili e in ottima sintonia in questo balletto così difficile da interpretare per la profondità e la drammaticità dei sentimenti dei personaggi.

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Olesja Novikova e Roberto Bolle

Ma ottima la prova anche del Corpo di Ballo intero, con Mick Zeni nel ruolo di Lescaut e la bravissima Emanuela Montanari in quello della sua amante.

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Da sin.: Brian Hewson, Roberta Nebulone, Roberto Bolle, Olesia Novikova, Mick Zeni, Emanuela Montanari, Matteo Buongiorno

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Emanuela Montanari e Mick Zeni

Le luci ormai accecanti che illuminano a giorno il teatro non ci impediscono di continuare il nostro applauso, finché il Divino, all’ultima uscita, non ci saluta con la mano: segno che è davvero giunto il momento di lasciarli andare al meritato relax.
Quando arrivo all’uscita artisti, la portineria è già stracolma di persone che aspettano le star: lo dico ogni volta, ma questa specifica volta la situazione è quasi drammatica. Sarà difficile portare a termine la piccola missione che due amiche e fan di Roberto mi hanno affidato, ma ci proverò.
L’attesa non è lunga e Roberto non esce dal solito corridoio, bensì dalla parte opposta: quando si sistema come d’abitudine al di là del bancone, inizia il balletto degli autografi; firma a raffica, sorridendo come di consueto, mostrando ormai un’ottima abilità nell’autografare una locandina guardando quella accanto pronto a spostarsi e contemporaneamente valutando quante persone deve ancora “accontentare”.
Dopo il mio autografo e senza averlo nemmeno salutato – troppo il vocio che sovrastava ogni altro rumore – sono uscita, un po’ per prendere aria, un po’ nella speranza di poterlo fermare un attimo appena fuori, come spesso è accaduto. Invece esce volando, senza fermarsi né per un saluto né per una foto. Non è da lui; certo un motivo ci deve essere stato, c’era.
Un po’ di dispiacere, anche ripensando all’incontro di tutt’altro tenore dello scorso settembre… ma nulla ci è dovuto al di fuori di quanto di meraviglioso questi Artisti ci regalano sul palcoscenico.
Con ancora negli occhi e nel cuore (e ci resteranno a lungo) le immagini di Manon, sto già pregustando Romeo e Giulietta di Napoli…. un altro ruolo, quello di Romeo, che Roberto in questi anni ha approfondito e sviscerato in ogni piega dell’anima e che ad ogni interpretazione arricchisce con la sua esperienza di uomo.

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