Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il gioco della seduzione e del dolore: Histoire de Manon

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Giovanissimi, innamorati e innocenti, di quell’innocenza che cade ben presto vittima delle lusinghe e degli inganni perpetrati da chi, al contrario, con la vita si è ormai scontrato molte volte. Poche parole per riassumere la trama sofferta e sofferente de L’histoire de Manon et du chevalier des Grieux, capolavoro “scandaloso” dell’abate Prévost, messo in danza da Kenneth MacMillan nel 1974 per il Royal Ballet su musica di Massenet.

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Milano novembrina con un cielo limpidissimo e un’atmosfera ancora estiva: abiti leggeri e turisti tra iPad, iPhone e telecamere.
Anche il 6 febbraio 2011 Milano si era presentata con il cielo azzurro. Manon tornava alla Scala dopo sei anni di assenza, presentando una coppia inedita: Roberto Bolle con la debuttante sul palco scaligero Olesia Novikova, alla sua prima intepretazione in questo balletto. C’era attesa, e anche un pizzico di scetticismo, per questa “strana coppia”, soprattutto perché la star del primo cast era l’irraggiungibile Sylvie Guillem, affiancata dal suo partner storico Massimo Murru. Ma la dolce Olesia e l’appassionato Roberto hanno stupito e incantato tutti.
Nell’articolo precedente ho scritto molto su quella serata commovente e sorprendente e sullo sviluppo del balletto, quindi non mi dilungherò qui sullo sviluppo dell’azione di Manon e sulla trama, ma cercherò di tratteggiare quelle che, secondo me, sono state le inevitabili differenti sfumature che due interpreti così diverse come Olesia Novikova e Svetlana Zakharova hanno impresso all’atmosfera generale del balletto.
Fin dal suo primo apparire in scena, la Zakharova (anch’ella debuttante in questo ruolo) richiama alla mente le parole scritte da Guy de Maupassant nella sua prefazione all’opera di Prévost nel 1899. Dopo aver passato in rassegna tre eroine della letteratura – Didone, Giulietta e Virginia – così descrive Manon: “…più veramente donna che tutte le altre, ingenuamente scaltra, perfida, amorosa, eccitante, arguta, terribile e affascinante. In codesta figura così piena di seduzione e d’istintiva perfidia, lo scrittore pare abbia voluto incarnare tutto ciò che v’è di più gentile, di più irresistibile e di più infame in una creatura femminile.”
E’ questa la Manon che vediamo apparire sulla scena umanamente variopinta della locanda dove l’avventuriero Lescaut sta aspettando la giovanissima sorella. Gli fanno compagnia, fra gesti sguaiati e danze irriverenti, i suoi degni compari: una mezzana (Madame), attricette, cortigiane, straccioni e il giovane studente Des Grieux, immerso nella lettura ed incurante del caos colorato che lo circonda.
Quando Manon-Svetlana scende dalla carrozza non sembra molto intimorita da tutte queste persone che la circondano, dagli uomini che restano incantati dalla sua bellezza e giovinezza, dal fratello che cerca subito di venderla al miglior offerente, da Madame che prova a circuirla promettendole di certo agi e denari. Si guarda intorno, forse più divertita che spaventata, più una sedicenne dei nostri giorni che una pudica fanciulla dell’Ottocento. Des Grieux-Roberto perde l’innocenza nel momento in cui vede Manon, e se ne innamora. Dopo un’iniziale titubanza, finge di scontrarsi con lei e, come tra Romeo e Giulietta, il gioco di sguardi è fatale.
Il pas de deux nella camera da letto, che apre il secondo quadro del primo atto, e lo svelarsi dirompente della passione è, ancora una volta, un capolavoro di tecnica interpretativa: Roberto Bolle arricchisce il personaggio con sfumature più mature e consapevoli, la Zakharova si fa apprezzare una volta di più per le sue splendide linee armoniose e decise e per l’eleganza innata in ogni suo gesto. Grandissimi applausi, dopo un ipnotico e assorto silenzio, imprescindibile di fronte a tale meraviglia.

Questa Manon ha ormai l’allure di una donna adulta, che ha consapevolmente e liberamente scelto di fuggire con il giovane e sprovveduto amante, pensando di poter vivere per sempre nutrendosi di quell’amore squattrinato, ma pronta a cedere alle vesti preziose e ai gioielli di Guillot de Morfontaine, accompagnato da Lescaut dietro lauta ricompensa. Manon resta subito affascinata dalla ricchezza di Monsieur G.M. (ottima l’interpretazione di Alessandro Grillo di questo personaggio antipatico, prepotente e tronfio e della sua certezza del possesso) e dai suoi occhi non traspare alcun dubbio sulla scelta da fare. Anche la carezza al letto fino a poco prima condiviso con Des Grieux non lascia trasparire il rimorso, quanto piuttosto solo un saluto. L’algida Svetlana lascia con sapiente freddezza la scena al disperato Roberto, che si ribella a Lescaut, urla e si divincola, finché, sopraffatto dal dolore, è costretto a cedere e a rassegnarsi di aver perso il suo amore.
Prima considerazione. Olesia Novikova era tutta da scoprire. Per temperamento, fisico ed interpretazione è una ballerina completamente differente dalla più esperta Zakharova, quindi lungi da me il pensiero di criticare l’una o l’altra o di fare confronti. Sono entrambe bravissime e Svetlana riesce ad essere incantevole. Eppure la Manon di due anni fa mi era sembrata più credibile. La Novikova incarnava totalmente la sedicenne timida ed impaurita dapprima, innamorata poi. Nel pas de deux della passione era riuscita a conservare la freschezza dell’adolescente nello sguardo, il sorriso della scoperta dell’amore, la tenerezza e lo slancio spontaneo dei gesti. Il bacio che chiude il passo a due era stato allora appassionato e prorompente e non appena accennato e a fior di labbra come questo. E il pubblico l’ha “sentito”: il calore era serpeggiato in tutta la sala e molte ovazioni avevano accompagnato gli applausi, decretando il successo della coppia Novikova-Bolle.

Personalmente ho apprezzato maggiormente la Novikova anche nella successiva scena del tradimento: ha accettato i doni, indossato pelliccia e gioielli, mantenendo sempre negli occhi la tristezza di chi sa di essere sul punto di compiere un’azione umiliante e dolorosa. La Manon della Zakharova aveva già lo sguardo perso nella ricchezza che Monsieur G.M. le stava prospettando e, altera, si pavoneggiava nei suoi nuovi abiti senza apparente rimorso.
Il secondo atto si apre sul salone di Madame e sulle danze di cortigiane e bellimbusti, preludio di incontri amorosi negli angoli nascosti da broccati e velluti.

Esilarante l’esibizione di Nino Sutera, l’ubriaco Lescaut che danza con la sua innamorata, la deliziosa e sempre molto brava Emanuela Montanari. Molte donne corteggiano anche il triste Des Grieux, che si tiene lontano da tutto il bailamme e cerca, invano, di sottrarre al ridicolo Lescaut. Ma tutto si ferma quando arriva il momento dell’ingresso trionfale della coppia più attesa: Manon e Monsieur G.M., riccamente vestiti e adornati.
Anche Des Grieux si ferma ed iniziano per lui momenti di accorata ricerca di un contatto con il suo grande amore: la segue fra le danze, ma lei sfugge; le vorrebbe parlare, poi si ritira di fronte alle avance degli altri giovani; la osserva addolorato nel vederla così bella e così perduta. E’ un’anima inquieta quella incarnata da Roberto in questi minuti, febbricitante d’amore malato e di un’ossessione che lo porterà presto alla rovina.

Seconda considerazione. A mio parere Svetlana Zakharova è elegantissima e maestosa in questo ruolo da gran dama che le si addice: altera e sprezzante nei confronti del mondo intero, anche verso l’amato Des Grieux che non potrà mai darle la ricchezza ed il benessere di cui ora gode. Questa scena ricca di danze e di contrastanti sentimenti rende omaggio alla bravura della Zakharova, alla sinuosità del suo corpo, alle movenze orientaleggianti, all’incantevole movimento delle braccia, caratteristica che ho sempre amato molto in lei.
Alla fine “Amor omnia vicit”, soprattutto se accompagnato dalla prospettiva di vincere del denaro barando nel gioco a carte. Dopo la sequenza di avvenimenti che conosciamo, ritroviamo i nostri due amanti ancora nella camera da letto, ma quanto sono diversi ormai dai giovani inesperti ed ingenui del primo atto: il loro amore è maturo, sofferto, adulto, rabbioso e alla fine sottomesso; i gesti, le movenze, le espressioni, tutto in loro esprime questa variegata gamma di sentimenti forgiati dalle esperienze che la vita ha loro imposto. Roberto Bolle sempre appassionato ed impeccabile, encomiabile nella passione e nella rabbia. E in questo passo a due ho molto apprezzato la Zakharova: probabilmente una Manon più matura le si addice di più come personaggio. Tralascio il seguito: l’arrivo di Lescaut e la sua uccisione, la deportazione di Manon in Louisiana e la fedeltà di Des Grieux che abbandona tutto e parte con lei, la vita miserabile, i soprusi della guardia (uno sfrontato Mick Zeni, che si “impossessa” di Manon e non la lascia finché non ne ha ottenuto gli evidenti favori), la sua uccisione da parte di un disperato Des Grieux, la fuga verso la palude.
Questo è un momento emotivamente drammatico e coinvolgente anche dal punto di vista scenografico. Le enormi liane che scendono dal soffitto danno un senso di oppressione all’intera scena, la nebbia che si alza dall’acqua stagnante è presagio dell’angoscia degli animi, le figure riccamente vestite che passano danzando nella nebbia alle spalle dei fuggitivi ricordano il bel mondo ormai lontano che fu causa di tanto dolore. Manon è ammalata, stesa a terra; Des Grieux l’abbraccia e la bacia, si sdraia sotto di lei nel tentativo di ridarle un po’ di vita. Danzano con sofferenza i loro ultimi passi prima dell’inevitabile: l’immagine di Des Grieux disperato, dell’urlo di dolore che gli si smorza nella gola, è l’ultima, indimenticabile, immagine che resta di questo capolavoro.

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(Ph.: Monica Galaverna)

Il sipario si chiude sulla morte di Manon e si riapre sui due amanti abbracciati, a testa china, mentre gli applausi esplodono liberatori, come il respiro trattenuto fino ad allora.

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Da sin.: Federico Fresi, Mick Zeni, Beatrice Carbone, Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, il Direttore David Coleman e Antonino Sutera

Applausi per tutto il cast, superbo in questa produzione, e standing ovation finale per Svetlana e Roberto, come sempre più e più volte chiamati sul proscenio, illuminati dai flash di tutto il teatro.

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L’attesa all’uscita artisti è stata, questa volta più di altre, abbastanza lunga. Dopo il Corpo di ballo, dopo Grillo, Zeni, la Montanari, la Carbone, Sutera, abbiamo atteso ancora, noi, folla gigantesca che occupava buona parte dei portici di Via Filodrammatici.

Era quasi mezzanotte quando è uscita Svetlana Zakharova: algida, senza un sorriso, ha firmato pochi autografi e poi se ne è andata. L’ultima diva?

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Svetlana Zakharova (Ph.: Monica Galaverna)

Di tutt’altro tenore l’incontro con Roberto. Il suo sorriso non manca mai, né la disponibilità a firmare tutte le locandine, i libretti di sala, le foto, i bigliettini, che gli arrivavano da ogni dove; pronto a fare fotografie con i fan, a ringraziare dei complimenti, a fare un saluto.

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Dapprima ritirata dalla “pazza folla”, mi sono poi pentita e, attendendo lo smaltirsi delle prime file, sono riuscita ad avvicinarmi a lui: impossibile andarsene senza salutarlo! E così è stato: l’autografo, come sempre il sorriso radioso e gli occhi splendenti alla vista di una persona “conosciuta”, l’abbraccio, il bacio, il ringraziamento per i fiori che con alcune amiche gli avevamo fatto recapitare. E alla fine, ma proprio alla fine, quando ormai stavo rinunciando per la troppa folla e l’eccessivo protrarsi dell’incontro con i fan (ma quanta pazienza hai, Roberto?), una foto per suggellare questo nuovo, indimenticabile dono.
In chiusura, un grazie a Caroline Andreea, Eleonora, Monica, Stefania e Valentina, “amiche di danza”, con cui ho condiviso emozioni ed allegria.

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Gli autografi: Mick Zeni, Beatrice Carbone, Roberto Bolle

(Le foto di scena sono state pubblicate sul web da Roberto Bolle)

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4 commenti su “Il gioco della seduzione e del dolore: Histoire de Manon

  1. Eleonora
    novembre 11, 2013

    Come sempre il tuo è un resoconto puntuale ed emozionante!! Adoro le citazioni tratte dal romanzo dell’Abate Prevost anche perché aiutano meglio a comprendere gli aspetti psicologici dei personaggi. In questo balletto non necessita solo una tecnica sopraffina ma anche una elevata capacità interpretativa. Concordo pienamente sulle considerazioni che hai fatto in merito alla Zakharova, che premetto mi è comunque piaciuta moltissimo che considero una ballerina eccelsa, dalla tecnica straordinaria, dalla inarrivabile eleganza dei gesti e dalle linee impeccabili ma un po’ carente in quanto a capacità interpretativa (l’esempio, che hai fatto, del bacio appena accennato e non vissuto completamente la dice lunga. Da ricordare al contrario per la loro intensità per esempio quello Bolle-Rojo di un pò di anni fa, oppure quello più recente con Bolle-Hee Seo in Romeo e Julietta solo per citarne un paio).
    Ed arriviamo a Roberto, cosa dire di lui che non sia già stato detto!! Il ruolo di De Grieux è uno dei suoi preferiti e si vede. Ciò che più adoro di lui, oltre alla straordinaria tecnica è proprio la sua capacità interpretativa, l’essere in grado di rendere credibile tutto ciò che fa, il vivere fino in fondo ed intensamente soprattutto gli aspetti introspettivi del suo personaggio che si esprimono attraverso gesti semplici come un baciamano, un bacio od un abbraccio e che lui non “getta mai via”; è vero non sono aspetti che riguardano la tecnica ballettistica ma costituiscono il fondamento di ciascun personaggio, rappresentano ciò che ti fa credere che quello che guardi non è finzione ma realtà in cui semplicemente al posto delle parole ci sono i passi di danza.
    Ricambio il grazie e lo estendo anche io a Caroline Andreea, Monica, Stefania e Valentina, con cui ho condiviso una serata straordinaria ed indimenticabile, ed a Roberto il quale nonostante abbia ricevuto ormai milioni anzi miliardi di volte i complimenti riesce ancora ad emozionarsi per un complimento ed a ringraziare oltre che a parole con un sorriso disarmante!!!!

    • ilpadiglionedoro
      novembre 11, 2013

      Carissima Eleonora, grazie per il tuo commento e per la tua personale “recensione” del balletto. Sono d’accordo con quanto hai scritto, in particolare sul fatto che la danza non è solo espressione di un’abilità tecnica, ma è “interpretazione” di un personaggio. Il solo virtuosismo può affascinare nel momento in cui viene espresso, ma viene presto dimenticato. Sono i sentimenti che la capacità interpretativa dell’Artista riesce a suscitare quello che resta per sempre nel cuore. E sotto questo profilo Roberto Bolle è cresciuto moltissimo in questi ultimi anni, raggiungendo la piena maturità, sia tecnica che espressiva. Per questo ogni sua interpretazione è indimenticabile.
      Grazie per essere passata tra le mie pagine e…arrivederci a tra poco più di un mese per una nuova, splendida serata! Un abbraccio.

  2. mariadulbecco
    novembre 21, 2013

    Grazie per questo magnifico reportage. Ci hai fatto conoscere e amare la danza che é magia insieme alla musica. Leggendoti mi sono molto arricchita e te ne sono grata. Ancora felice per gli auguri che mi hai inviato. Un bacio
    Maria

    • ilpadiglionedoro
      novembre 21, 2013

      Grazie cara Maria. Tra le più belle parole che siano mai state scritte qui… Anche tu, con i tuoi ricordi, sei fonte di continuo arricchimento. Un grande abbraccio.

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