Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Una lanterna ci guiderà: la luminosa festa di O-bon


In questi giorni ricorre la festa degli Ognissanti e la commemorazione dei nostri cari defunti.
Eccezion fatta per la festa tutta americana di Halloween, colorata sebbene lugubre e del tutto estranea alla nostra cultura, il ricordo di chi ci ha lasciato viene particolarmente onorato nel periodo dell’anno forse più mesto e grigio. Il mese di novembre, almeno nell’Italia del centro-nord è caratterizzato da giornate sempre più brevi e da cielo grigio e nebbioso. Tutto contribuisce a rendere ancor più triste la ricorrenza.
In Giappone la festa dei morti, chiamata O-bon, è celebrata invece intorno alla prima metà di agosto e dura circa quattro giorni, variando molto da città a città.
La festa dell’O-bon venne introdotta in Giappone dalla prima imperatrice intorno al 606 e rappresenta la versione giapponese della festività buddhista per la commemorazione degli antenati, chiamata Tourou nagashi.
Secondo la tradizione buddista, Mokuren, uno dei discepoli del Buddha, avrebbe peercepito le sofferenze dell’anima della madre defunta. Vide che si trovava in un luogo del regno dei morti in cui le anime non potevano né bere né mangiare, condannati alla fame eterna. Ai livelli più bassi, le sofferenze erano ancora più atroci. Più in alto invece si trovavano le anime che avevano commesso peccati di lieve entità e che rinascevano sottoforma di animali; la loro sofferenza era legata al tipo di vita che l’anima reincarnata doveva condurre. Dopo aver visto ciò, Mokuren insegnò ai monaci a celebrare offizi funebri per i morti, tra cui le offerte alimentari.

Secondo un’antica credenza, il primo giorno dell’ottavo mese lunare le porte dell’oltretomba si aprono e le anime dei defunti possono tornare sulla terra per 15 giorni a visitare i propri familiari. Così questo momento è vissuto come una festa gioiosa, tutto si ferma e molti tornano a casa per riunirsi con la famiglia.
In vista dell’ O-bon, le case e i cimiteri vengono puliti e si acquistano decorazioni, cibo e offerte presso il mercato allestito per l’occasione. Le decorazioni sono costituite da rami di pino e sakaki, entrambe piante sacre, insieme agli omochi (riso bollito lavorato fino a formare delle palline), frutta e incenso. Nei templi e nei cortili delle scuole si fa una danza comunitaria detta Bon Odori: i movimenti della danza sono scanditi dai canti e da un grosso tamburo, suonato dal taiko. Di solito i partecipanti a questi eventi indossano uno,speciale kimono estivo, chiamato yukata
I bambini amano gli hanabi, piccoli petardi accesi in occasione del ritrovo in famiglia.
Le famiglie si riuniscono, fanno visita ai cimiteri, pongono offerte di cibo sotto gli altari conservati nelle case, poiché gli spiriti degli antenati verranno a visitarli, e vengono recitati mantra. I monaci buddhisti girano per le case per aiutare nella recitazione dei sutra.
L’ultimo giorno della festa dei morti, una miriade di lanterne colorate vengono fatte galleggiare sui fiumi o sull’oceano, con scritto sopra il nome del defunto e all’interno una candela appoggiata su una base di legno o bambù. Molti si fanno scrivere dai monaci buddhisti delle frasi sulla lanterna.

Le lanterne bianche stanno a simboleggiare i morti durante l’anno.
Lo scopo delle lanterne è di accompagnare e proteggere gli spiriti durante il ritorno verso la terra dei morti.
In conclusione della festa dell’Obon, viene celebrata a Kyoto una suggestiva cerimonia chiamata Gozan no okuribi (Letteralmente tradotto in: cinque montagne + fuoco che esce), più comunemente conosciuta come Daimonji.
Nei cinque versanti visibili a nord di Kyoto vengono accesi, in successione temporale, sei enormi falò che nella credenza popolare hanno il compito di “salutare” e guidare gli spiriti dei defunti durante il ritorno all’oltretomba. Tre di questi fuochi hanno la forma dei kanji cinesi che li definiscono, gli altri hanno forme familiari della tradizione giapponese.
Essi sono:
Daimonji: il falò più famoso, il cui carattere cinese Dai 大 ha il significato di “Grande”. E’ collocato sul Monte Daimonji Yama – Higashi Yama

Daimonji

Myō / Hō 妙法 I due kanji significano “Meraviglioso Dharma”. I due fuochi sono posti su Nishi Yama e Higashi Yama.

Myo

Ho

Funagata 舟形 E’ il pittogramma di una barca ed è posto sul Fune Yama.

Funagata

Hidari Daimonji 左大文字 : significa “Sinistra” (hidari) – Grande (Dai) e si trova sul Daihoku San

Hidari Daimonji

Toriigata 鳥居形 Rappresenta un torii (portale sacro) ed è collocato sul Mandara San.

Toriigata

La visione dei cinque fuochi è uno spettacolo davero imperdibile per chiunque si trovi in Giappone in quel periodo dell’anno.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 29, 2013 da in Giappone, Oriente con tag , , , , , , , .
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