Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La divina Isadora

 

Isadora_Duncan_portrait
Nata a San Francisco da una famiglia di origine irlandese, Isadora Duncan manifestò sin da piccola interesse per la danza, ma ben presto la scuola accademica non si rivela adatta al suo temperamento e, dopo poche lezioni, abbandonò la scuola per coltivare da autodidatta un linguaggio personale più libero e legato alle dinamiche naturali dell’espressione corporea.
Dopo un periodo trascorso a New York, nel 1898 partì per Londra con il fratello Raymond, conducendo una vita errabonda ed avventurosa che la portò ad esibirsi nelle principali capitali europee.
La Duncan proponeva i suoi concerti di danza, musica e poesia nei salotti frequentati da artisti ed intellettuali, conquistandone l’ammirazione.
A Parigi nel 1902, si esibì per la prima volta in pubblico con una rappresentazione al Théâtre Sarah Bernhardt. Nello stesso anno lavorò con Loie Fuller, seguendola poi in una tournée in Germania.
Negli anni seguenti fu in Ungheria, a Berlino, in Grecia, dove acquistò un terreno per costruirvi un “tempio della danza”, progetto mai andato in porto ma che assorbirà molte delle sue energie e risorse economiche prima di essere definitivamente abbandonato.
Isadora fece la spola tra Europa, America e Russia, ricevendo ovunque accoglienze trionfali. Ma la sua vita fu anche costellata di grandi dolori, come la morte dei suoi due figli, annegati nella Senna nel 1913. E tragica sarà anche la sua morte, avvenuta nel 1927 per un assurdo incidente, in cui restò strangolata da una sciarpa inpigliatasi nella ruota della sua automobile.
Personaggio libero e anticonformista nella vita e nell’arte, la Duncan fu notevolmente influenzata dalla dottrina di Delsarte, conosciuto grazie alle idee che circolavano nel contesto americano negli anni della sua formazione.
Uno dei canali di conoscenza potrebbe essere stata Genevieve Stebbins, una delle più autorevoli rappresentanti del delsartismo in America che, oltre a pubblicare un testo sul sistema di Delsarte, aveva elaborato su questa base un personale linguaggio espressivo definito “statue posing”. La Stebbins fu la prima ad ispirarsi ai modelli della statuaria classica ed a presentarsi in scena scalza e rivestita di una tunica alla maniera greca, come farà appunto la Duncan.
Educata con da bambina ad amare l’arte, Isadora Duncan affiderà alla danza il compito di esprimere le emozioni più profonde suscitate nel suo animo dalla poesia, dalla musica, dai capolavori dell’arte, dalla natura.
Il suo sogno era quello di ricondurre la danza alla dignità che rivestiva nel teatro greco, dove l’attore fu inizialmente il ballerino che cantava e danzava nel sacro recinto del coro tragico. Sulle orme di Delsarte, ella si impegnò pertanto a riscoprire nel corpo umano un potenziale inespresso di energie, le tracce di una bellezza originaria offuscate dal materialismo dominante nel presente, per farne lo strumento designato alla rinascita dell’arte.
È un percorso inteso come evoluzione spirituale, orientata verso il recupero di una unità fra corpo e anima, così profonda che il linguaggio naturale dell’anima diverrà il movimento del corpo.

Per ritrovare il linguaggio smarrito, e soprattutto la forza spirituale che lo animava, Isadora intraprese una ricerca sistematica sul patrimonio iconografico dell’antichità, studiando nei musei di tutta Europa gli atteggiamenti delle figure ritratte sui vasi e sui bassorilievi greci e riscoprendo, così, che il segreto della loro perfezione risiedeva nella perfetta corrispondenza con le leggi naturali.

 

La natura, appunto, insieme all’arte, costituì una fonte d’ispirazione inesauribile per la Duncan, che ne indagò appassionatamente tutti i fenomeni – dalle onde del mare al passaggio del vento, dal volo degli uccelli ai comportamenti degli animali in libertà – ritrovando ovunque una legge costante del movimento, visto come flusso continuo ed inarrestabile che si evolve aderendo alle necessità interne di ogni forma.

1923._Esen_duncan

Isadora con il marito, il poeta russo Sergej Esenin, che sposò nel 1923

Isadora Duncan vestita di una semplice tunica bianca e a piedi scalzi, si presentava in scena senza nulla concedere all’apparato spettacolare, eliminando così qualsiasi elemento decorativo che potesse distrarre l’attenzione del pubblico dalla sua persona. Anche la scena tradizionale era sostituita da un disadorno fondale di tende azzurre.
Ella lasciava parlare il suo corpo, trovando nell’espressività del gesto, nella naturalezza dei movimenti semplici, scevri da ogni virtuosismo, la chiave per accedere all’animo degli spettatori.
Ella è stata la prima a recuperare nell’ambito della danza le potenzialità dei movimenti “naturali”, rigettando le posizioni artificiali e forzate della etnica accademica. Così come è stata la prima a rifiutare il tradizionale tutù e le scarpette con la punta per adottare una semplice tunica sciolta che, anziché ingabbiare il corpo, ne lasciava intravedere le forme, esaltando la grazia e l’armonia dei movimenti.

Malgrado l’enorme influenza esercitata ai suoi tempi nel contesto europeo, la cui portata non si esaurisce solo nell’ambito rivoluzionario della danza moderna, ma è riscontrabile anche sul versante del balletto classico (basti pensare a Fokin, grande ammiratore della Duncan, che da lei trasse stimoli per la sua riforma), Isadora non ha lasciato scritti teorici né ha elaborato un metodo tecnico di apprendimento. Ella ha cercato, invece, di diffondere il suo insegnamento attraverso scuole di danza, fondate con l’intento di educare le allieve al culto dell’arte e della bellezza, alla libertà e al l’armonia dei movimenti. Un programma che non si limitava ad un semplice addestramento fisico, ma mirava ad incidere sulla formazione spirituale delle allieve, iniziandole ad uno stile di vita più libero e aderente ai principi di bellezza spontanea operanti in natura.
Purtroppo Isadora, nonostante il suo entusiasmo, non era portata all’insegnamento. La sua stessa concezione della danza, così strettamente legata al suo temperamento d’eccezione, rifuggiva da regole fisse, dall’applicazione rigorosa di un metodo tecnico, per affidarsi soprattutto alla dimostrazione personale. I suoi numerosi impegni, inoltre, la tenevano spesso lontana costringendola ad affidare ad altri la direzione delle sue coreografie e del suo insegnamento diretto. Tra tutte le sue allieve, solo sei, tra cui Irma Duncan, l’allieva prediletta da lei adottata, riuscirono ad emergere e a rendersi in qualche modo autonome, intraprendendo una tournée di concerti di danza negli Stati Uniti durante gli anni della guerra e riscuotendo un grande successo.

Riadattato da S. Sinisi, Storia della danza occidentale

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