Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Memories…: la magia di Roland Petit al Teatro Alla Scala – Settembre 2008

Sono ormai passati cinque anni da questa indimenticabile serata, ma l’emozione del ricordo è ancora viva, soprattutto per “l’incontro” con il grandissimo Maestro Roland Petit. Molto è cambiato da allora: Roland Petit ci ha lasciato, Roberto Bolle è maturato sempre più e cresciuto moltissimo nelle sue interpretazioni, sono sopravvenute alcune novità all’interno della Compagnia scaligera e, purtroppo, la situazione finanziaria in cui versano gli enti culturali in genere non viaggia certo in buone acque. Anche le programmazioni ne risentono. Ma ora torniamo indietro di qualche anno…

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L’emozione si ripete, sempre immutata, mai scontata, perché un teatro come quello del Piermarini con le sue splendide scenografie, una tra le migliori Compagnie del mondo e la fama – quanto mai appropriata – di teatro più prestigioso del mondo, ti lascia un segno profondo nel cuore che non è spiegabile a parole, e comunque comprensibile solo da chi ha la fortuna di vivere questa esperienza. Non appena si varcano le porte del teatro ci si sente subito immersi in un mondo “altro”, traboccante di arcani misteri che sembrano annidarsi tra gli stretti passaggi che lo percorrono. In particolare, per me che è stata la prima volta in platea, trovarsi così vicino all’adorato palcoscenico da poterlo quasi toccare e al contempo guardarsi alle spalle ed avere un colpo d’occhio mozzafiato sugli splendidi palchi illuminati di rosso e d’oro, è una magia che va dritta al cuore, apre la mente e lo spirito all’arte e alla bellezza più sublime.

130_3031Quando poi lo spettacolo che ci attende è la rappresentazione di tre capolavori assoluti del grande coreografo parigino Roland Petit, per la prima volta presentati insieme alla Scala in questa “Serata Petit”, allora l’emozione che sale piano piano dalla punta dei piedi, allo stomaco, fino al cuore, agli occhi e alla mente, è fortissima e, come sempre, il respiro resta un attimo sospeso al risuonare delle prime note, quando lievemente si spengono le luci in sala. E il sogno inizia.

L’Arlésienne: Emanuela Montanari e Massimo Murru

Il sipario si apre su uno sfolgorante paesaggio ricco d’oro e di luce, la sfavillante luce provenzale così spesso dipinta da Van Gogh. L’allegria del giallo è in netto contrasto con i colori cupi dei costumi dei danzatori e soprattutto con lo stato d’animo dei protagonisti: una Vivette di bianco vestita e ancora fiduciosa di coronare il suo sogno d’amore ed un Fréderi cupo, tormentato, con lo sguardo perso in un vuoto che cerca di riempire con il ricordo della donna che lo ha stregato, l’Arlésienne.

62982Deliziosa Emanuela Montanari nei suoi tentativi di conquistare il suo uomo, tenera e appassionata, struggente nei passi a due non convenzionali, che non esprimono amore, ma sofferenza profonda.

E poi l’altra grande étoile maschile della Scala: Massimo Murru. Non avevo mai avuto il piacere di vederlo danzare dal vivo, e l’ho adorato! Anche in un ruolo così sofferto, angoscioso, doloroso al punto da concludersi con un drammatico salto nel buio profondo al di là di una finestra, Murru è riuscito ad esprimere tutta la leggerezza e la grazia che gli sono proprie: ha riempito il palcoscenico, se non fisicamente, di certo emotivamente con la splendida variazione folle e sofferta di Fréderi, eseguita con la levità di un battito d’ali di libellula. Ed ha incantato il pubblico, che gli ha riservato applausi a non finire.

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130_3034Ma … inutile dirlo forse … l’attesa, palpabile, profonda, che aleggiava per tutto il teatro, era per lui, il nostro Divino, sempre più bravo, sempre più bello, sempre più fotografato, sempre più “personaggio”: Roberto Bolle. E’ lui, in tutta la sua sfolgorante bellezza e possanza, che apre il secondo balletto, Le Jeune Homme et la Mort, e il palcoscenico sembra restringersi in confronto al suo corpo statuario.

Le Jeune Homme et la Mort: Roberto Bolle

Steso sul letto sfatto della sua camera d’artista, fuma con rabbia; con rabbia, i muscoli tesi e scolpiti, attraversa la scena danzando come una furia nell’attesa della donna amata che, anche qui, condurrà l’uomo alla morte.

Di fronte alla donna di giallo vestita, una Lucia Lacarra perfetta nel suo ruolo gelido e sprezzante di portatrice di morte, ogni difesa del Giovane Uomo viene meno: si lascia sedurre, abbandonare, prendere a calci.

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Il corpo di Roberto è nervoso, passionale, ogni muscolo teso nell’angoscia, mentre scorre la Passacaglia di Bach, una musica serena che accentua per contrapposizione la drammaticità del racconto.

Il respiro è sospeso, non si sente alcun minimo rumore in sala, e un leggero brivido corre lungo la schiena quando l’Homme, dopo essersi tolto la vita ed aver ricevuto la maschera della morte dalla donna, la segue sui tetti di una Parigi dal cielo livido, illuminato da insegne pubblicitarie, emblema, come ha detto A. Testa, di “storie tragiche all’alba, di porti avvolti dalla nebbia, di giorni esitanti a levarsi e di mattini ancora bui e fumosi”.

Roberto c’era con la drammatica fisicità del suo corpo, con la grinta e la perfezione dei movimenti, forse un po’ meno con l’espressività del viso: talvolta deve ancora lottare con la sua faccia “da bravo ragazzo”….

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Lucia Lacarra e Roberto Bolle al curtain calls

Carmen, Carmen, l’attesissima Carmen, con un Don José fatto apposta per Roberto ed una sfavillante e disinibita Polina Semionova.

j11mr4Una habanera da cardiopalma, con un Don José-Roberto sensuale, maestoso, trasudante carnalità da ogni poro, ogni sguardo, ogni gesto, ogni passo. Sicuro di sé, macho conquistatore, mentre assapora fino in fondo una sigaretta osservando, con piacere e desiderio, Carmen che balla per lui. Ma Carmen non gli appartiene, lo prende e lo lascia, e ancora una volta il loro pas de deux è una lotta fra due personalità forti, interpretate da danzatori altrettanto forti e carismatici.

E gli applausi sono sempre un crescendo e durano minuti e minuti. Incantevoli ancora e perfetti Roberto e Polina nella scena dell’omicidio, ma è più tardi, nella plaza de toros con la morte di Carmen, che il delirio del pubblico raggiunge l’apice.

La tensione accumulata in quei pochi minuti di vera passione che non possono avere altro esito che la morte dell’una e la disperazione dell’altro, scanditi da un battito quasi cardiaco della musica, che si ripercuote in tutti i nostri cuori, alla fine si scioglie in un applauso liberatorio che sembra far oscillare l’imponente lampadario di cristallo del teatro: non solo applausi, ma urla, colpi secchi con i piedi sull’impiantito delle gallerie, che ha creato un rimbombo in tutta la sala e che ha fatto restare quasi attoniti gli stessi ballerini, che continuavano a ringraziare e a guardarsi intorno persino increduli di tutto questo amore.

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Gli applausi finali: Polina Semionova e Roberto Bolle

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Polina Semionova, Roberto Bolle e Mariafrancesca Garritano

Poi … le luci si sono un po’ abbassate … i ballerini hanno formato due ali e dal fondo è uscito il creatore di tutta questa meraviglia: il grande Roland Petit, accolto da applausi, se possibile, ancora più forti e da una generale standing ovation.

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L’ingresso del Maestro Roland Petit

Non ho cronometrato i minuti di ovazioni, ma credo che le tende si siano definitivamente chiuse dopo oltre un quarto d’ora di tripudio. Un successo strabiliante, e non poteva non essere così: forse il più grande tra i coreografi viventi, alcuni tra i maggiori danzatori classici presenti oggi sulle scene mondiali, il prestigioso teatro della Scala. Sono orgogliosa e felice di esserci stata anch’io a condividere tanta bellezza, conscia di avere vissuto un’esperienza artistica e culturale indimenticabile.

130_3051Ma, come sempre, lo spettacolo non finisce qui! L’uscita artisti è pronta ad accoglierci, per poter acclamare ancora una volta i nostri beniamini. La folla naturalmente cresce con il passare dei minuti, anche se per fortuna la maggior parte delle persone resta fuori dalla portineria. Dopo una lunga attesa, come sempre accade alle prime rappresentazioni, scende per primo Roland Petit che si dirige subito verso l’uscita, incurante degli applausi che lo accompagnano. Poi, a breve distanza gli uni dagli altri, escono gli altri artisti, tutti carinissimi e disponibili ad autografi e foto. Il sempre più bravo e sorridente Nino Sutera, la timida Emanuela Montanari, la disinvolta Lucia Lacarra, il delizioso Massimo Murru – gentile, delicato e, ebbene sì, dotato di un fascino inatteso -, la bellissima e dolcissima Polina Semionova.

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I protagonisti all’uscita artisti: Antonino Sutera

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Lucia Lacarra

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Massimo Murru

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Polina Semionova

C’è un po’ di parapiglia con tutte queste grandi star, e un’intrecciarsi di penne, pennarelli, flash, applausi e sorrisi. Roberto, come sempre, si fa attendere, ma noi siamo pronti in pole position vicino a quel bancone dorato dove, lo sappiamo bene, il Divino si fermerà a firmare gli autografi. Alla fine, eccolo! Jeans blu scuro di Armani, t-shirt aderente blu navy, braccialettino intrecciato al polso destro, compare in fondo al corridoio, seguito dal padre: partono gli applausi, ma lui si ferma per parlare al cellulare. In quel momento la vista mi si annebbia e la visione di Roberto è un po’ sfuocata, come la foto fatta in quel preciso istante, mentre riesco inaspettatamente a tenere sotto controllo l’emozione. Penso: “ Me la sono cercata…”.

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Roberto Bolle (e i miei fiori…)

Nel pomeriggio avevo lasciato per lui un mazzo di fiori con un biglietto di in bocca al lupo e di complimenti, oltre ad un piccolo pensiero che sapevo avrebbe gradito, poiché riguarda un problema che gli sta molto a cuore (e non solo a lui). Ma c’era anche una sfida velata che diceva circa così: se ti vedrò uscire con in mano i miei fiori, allora forse riuscirò a ringraziarti di persona e magari ti ruberò un minuto per una foto, altrimenti va bene lo stesso… E quando è apparso in fondo al corridoio portava tra le braccia proprio i miei fiori, tenendo nell’altra mano 2-3 bigliettini, mentre il padre e la madre dietro di lui avevano altri due mazzi. Ho pensato che probabilmente era un caso, aveva preso i primi fiori che gli erano capitati; o forse no, chissà…

130_3074La firma degli autografi si è un po’ velata di suspence: tutti ci ostiniamo ad allungargli le nostre penne, ma ormai si sa che lui firma solo con il pennarello; purtroppo quello nero non c’era, così ne ha afferrato controvoglia uno rosso, per poi lasciarlo, mentre l’usciere ne cercava un altro. Forse in tutto il teatro non ne esisteva uno nero quella sera.. Fattostà che molti di noi si sono ritrovati con un originale autografo color argento. I flash impazziscono, Roberto si concede per un paio di foto, poi come una saetta infila la porta ed esce di gran fretta, senza che quasi ce ne accorgiamo. L’istinto mi guida: esco anch’io e lo inseguo pericolosamente in bilico sui tacchi a spillo chiamandolo sottovoce: “Roberto! Sei uscito con i miei fiori, adesso mi devi una foto!”. Non credevo si fermasse, aveva chiaramente fretta. E invece si è bloccato, si è girato e ridendo mi ha risposto: “Ah, eccoti qui! Va bene.” Incredula del fatto che si fosse fermato, che avesse effettivamente letto il biglietto e che si ricordasse cosa c’era scritto, ho chiesto ad una persona di farci una foto, che ha però dovuto rifare dato che la prima volta non era venuta. Poi se ne è definitivamente andato, di fretta, senza che avessi la possibilità di fargli il famoso “ringraziamento di persona”. E’ difficile, quasi impossibile in queste circostanze riuscire a dire più di una parola, un po’ per l’emozione, un po’ per la ressa, un po’ perché giustamente gli artisti terminato lo spettacolo hanno voglia di andarsene: è un grande regalo che ci fanno quando si fermano pazienti con noi, arrendendosi al nostro amorevole “assedio”.

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Gli autografi: Lucia Lacarra ed Emanuela Montanari

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Gli autografi: Roberto Bolle

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Gli autografi: Polina Semionova

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Gli autografi: Massimo Murru e Antonino Sutera

Grazie, Roberto, per questa nuova bellissima serata; grazie per le emozioni magnifiche che, per mezzo della tua arte, toccano l’anima nel suo profondo. Dedicate a te le parole di Isadora Duncan: “L’essere umano deve parlare, cantare ed infine danzare. La parola esprime l’intelletto, l’essere che pensa. Il canto corrisponde all’emozione. La danza è l’estasi dionisiaca che tutto trascina con sé.”

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3 commenti su “Memories…: la magia di Roland Petit al Teatro Alla Scala – Settembre 2008

  1. orofiorentino
    ottobre 23, 2013

    Una meraviglia che affascina anima e cuore. Grazie per questo meraviglioso post. Un abbraccio

    • ilpadiglionedoro
      ottobre 24, 2013

      Grazie a te per aver dedicato un po’ del tuo tempo al mio blog. La danza è davvero una meraviglia: dopo anni non smette di incantarmi ed incuriosirmi.
      Ti abbraccio e…alle nostre prossime “emozioni”!

  2. wolfghost
    ottobre 27, 2013

    Questi tuoi ricordi, così splendidamente assemblati e mostrati nei tuoi post, con bellissime immagini e davvero coinvolgenti recensioni, avvicinano a questo mondo anche chi gli è stato poco vicino. Il tuo è uno dei blog tematici certamenti più belli ed efficaci 😉
    Un caro saluto!

    http://www.wolfghost.com

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