Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Auguste Bert e Eugène Druet, pionieri della fotografia di danza

Programma dei Ballets Russes a Parigi

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Con l’arrivo dei Ballets Russes di Diaghilev a Parigi, una vera e propria corte di fotografi cominciò ad interessarsi al mondo della danza e a ritrarre i leggendari ballerini della troupe, sui quali primeggiò incontrastato Vaslav Nijinsky, la prima vera stella della danza e probabilmente uno tra i danzatori più fotografati della storia.
I più importanti fotografi in voga nell’ambiente dello spettacolo, dell’arte e della moda dell’epoca, quali Auguste Bert, Gerschel, Eugène Druet, Adolf de Meyer, i fratelli Bragaglia, Sasha, Hoppé, dedicarono parte della loro attività a documentare ed immortalare quella che diventerà la più celebre compagnia di danza di tutti i tempi.
Auguste Bert, celebre fotografo parigino già specializzato in teatro, il cui studio era situato non lontano dal Palais Garnier, in boulevard des Capucines, fu sicuramente uno tra i primi a ritrarre i danzatori dei Ballets Russes.
Egli, infatti, fu il fotografo ufficiale della prima stagione della compagnia a Parigi e si devono quindi a lui i famosi scatti che ritraggono la Pavlova, la Karsavina o Nijinsky nei balletti Le pavillon d’Armide (1909), Les sylphides (1909), Cleopatre (1909), Giselle (1910), Le spectre de la rose (1911) e Petrouchka (1911).

Auguste Bert, Tamara Karsavina in Petrouchka

In genere, i ballerini venivano fotografati a teatro o nell’atelier del fotografo stesso, in gruppo sulla scena, o individualmente, uno dopo l’altro, posando in costume di scena, davanti ad una tela che veniva utilizzata da sfondo.
A parte alcuni ritratti di Nijinsky in Giselle, in cui il fotografo sembrò voler cogliere l’espressività del viso del ballerino o la sua sorprendente capacità di elevazione durante un salto (cancellando con un abile ritocco il suolo ai suoi piedi), la maggior parte della produzione fotografica di Bert risulta essere poco interessante da un punto di vista della ricerca estetica o della sperimentazione sul movimento in fotografia, in quanto essa rimase ancora fortemente vincolata alla pratica del ritratto in studio, totalmente inespressivo e statico. Le sue fotografie ebbero quindi un connotato principalmente documentario.

Auguste Bert, Vaslav Nijinsky in Giselle

Un altro fotografo parigino, Eugène Druet (mercante di vini e fotografo amatoriale), famoso per essere diventato, grazie ad un caso fortuito, il fotografo ufficiale dello scultore Auguste Rodin, fu anch’egli fedele testimone del mondo magico della danza, dapprima immortalando la ballerina americana Loie Fuller e, i seguito, realizzando numerose foto di alcuni componenti dei Ballets Russes, in paricolare di Mickail Fokin, Vera Fokina, Ida Rubinstein e Vaslav Nijinsky, ritratti nei balletti Le carnaval, Shéhérazade e Les orientales.
A differenza di Bert, Eugène Druet fu pioniere nella ricerca della captazione del movimento in fotografia: in particolare le fotografie di Nijinsky nella danza Siamoise del balletto Les orientales furono il frutto di una stretta collaborazione con il danzatore, il quale per la prima volta fu immortalato nell’istante stesso dell’esercizio della sua arte.
Salti e volteggi furono colti dal fotografo, il quale diventò spettatore incantato e bramoso di cogliere l’esattezza di tanta grazia e virtuosismo.
Gli scatti di Druet furono i primi a caratterizzarsi per l’utilizzo degli effetti di flou e del controluce che, per la prima volta, anziché imperfezione tecnica, furono considerati come una traduzione materiale di una realtà così suggestiva ed effimera: il movimento stesso.

In questa foto e nelle successive Vaslav Nijinsky fotografato da Eugène Druet in Les orientales

Cristina Barbero, in “TuttoDanza” (Autunno 2008)

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