Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Le città e gli occhi

 

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John Singer Sargent, Piazzetta S. Marco e il Palazzo del Doge

“Giunto a Fillide, ti compiaci di osservare quanti ponti diversi uno dall’altro attraversano i canali: ponti a schiena d’asino, coperti, su pilastri, su barche, sospesi, con i parapetti traforati; quante varietà di finestre s’affacciano sulle vie: a bifora, moresche, lanceolate, a sesto acuto, sormontate da lunette o da rosoni; quante specie di pavimenti coprono il suolo: a ciottoli, a lastroni, d’imbrecciata, a piastrelle bianche e blu. In ogni suo punto la città offre sorprese alla vista: un cespo di capperi che sporge dalle mura della fortezza, le statue di tre regine su una mensola, una cupola a cipolla con tre cipolline infilzate sulla guglia.”Felice chi ha ogni giorno Fillide sotto gli occhi e non finisce mai di vedere le cose che contiene“, esclami, col rimpianto di dover lasciare la città dopo averla solo sfiorata con lo sguardo.
Ti accade invece di fermarti a Fillide e passarvi il resto dei tuoi giorni. Presto la città sbiadisce ai tuoi occhi, si cancellano i rosoni, le statue sulle mensole, le cupole. Come tutti gli abitanti di Fillide, segui linee a zigzag da una via all’altra, distingui zone di sole e zone d’ombra, qua una porta, là una scala, una panca dove puoi posare il cesto, una cunetta dove il piede inciampa se non ci badi.
Tutto il resto della città è invisibile.

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John Singer Sargent, Il ponte dei sospiri

Fillide è uno spazio in cui si tracciano percorsi sospesi tra punti sospesi nel vuoto, la via più breve per raggiungere la tenda di quel mercante evitando lo sportello di quel creditore. I tuoi passi rincorrono ciò che non si trova fuori degli occhi ma dentro, sepolto e cancellato: se tra due portici uno continua a sembrarti più gaio è perché è quello in cui passava trent’anni fa una ragazza dallelarghe maniche ricamate, oppure è solo perché riceve la luce a una cert’ora come quel portico, che non ricordi più dov’era.
Milioni d’occhi s’alzano su finestre ponti capperi ed è come scorressero su una pagina bianca.
Molte sono le città come Fillide che si sottraggono agli sguardi tranne se le cogli di sorpresa.”

Italo Calvino, Le città invisibili

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 17, 2013 da in Arte, Letteratura con tag , , , , , , .
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