Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La danza nell’Ottocento (seconda parte)

Il tramonto del balletto romantico
Dopo aver imposto in tutta Europa il nuovo stile romantico, l’Opéra di Parigi entrò lentamente in una situazione di crisi. Costretta a reclutare le sue étoiles all’estero, priva di validi maestri di balletto e coreografi, cessò di esercitare la sua supremazia per cedere il passo alle altre scuole che sulle sue orme stavano fiorendo negli altri paesi europei.
Intorno alla metà dell’Ottocento, il balletto romantico si stava avviando verso un progressivo inaridimento. Il pubblico mostrava gusti differenti: ormai sazio delle romantiche atmosfere rarefatte, reclamava nuovi stimoli e si appassionava più alle prodezze tecniche dei nuovi virtuosi della danza che alla loro qualità espressiva.
Questo è anche il periodo del ritiro dalle scene delle grandi protagoniste del balletto romantico: fra il 1847 ed il 1853 lasciarono il palcoscenico la Taglioni, la Essler e la Grisi, cedendo il posto alle nuove dive, esponenti di una concezione della danza fondata soprattutto sull’acquisizione di un forte bagaglio tecnico.
Esponente della nuova situazione è la coppia itinerante costituita da Arthur Saint-Léon e Fanny Cerrito che, ingaggiati dall’Opéra di Parigi nel 1847, fecero del virtuosismo la loro arma vincente, catturando quindi il favore del pubblico.

Arthur Saint-Léon e Fanny Cerrito

Dopo la rottura con la Cerrito, Saint-Léon si recò nel 1859 a San Pietroburgo, dove rimase per dieci anni ed introdusse il balletto romantico, svolgendo una brillante carriera e tornando a Parigi durante le vacanze annuali. Della sua ricca produzione, quasi del tutto dimenticata, emerge un piccolo capolavoro, Coppelia, ancor oggi in repertorio, creato a Parigi nel 1870, poco prima della sua morte.
Con Coppelia si chiude emblematicamente la parabola del balletto romantico: l’angelicata creatura celeste si muta in un simulacro inanimato, mentre la vita e la realtà riprendono il sopravvento, restituendo agli esseri umani il diritto di godere delle gioie terrene dell’amore. Alla riuscita del balletto diede un contributo determinante la partitura di Delibes, che aderisce con sensibilità alle esigenze dell’azione, promuovendo quella riconciliazione tra musica e danza che sarà uno dei capisaldi del balletto moderno.

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Coppelius e Coppelia

Tra i coreografi più attivi in questo periodo si distingue Jules Perrot, coautore di Giselle e compagno di Carlotta Grisi, che viene ricordato anche per le sue doti di danzatore. Dotato di un’eccezionale qualità di elevazione, egli rivaluta il ruolo del ballerino. A lui si deve l’invenzione del pas d’action che, a differenza dei tradizionali pas de deux e de trois che costituiscono dei divertissements senza legami con l’argomento del balletto, contribuisce allo sviluppo dell’azione drammatica, unendo indissolubilmente mimica e danza.

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Carlotta Grisi e Jules Perrot

Accanto alle grandi creazioni del balletto romantico, Perrot diede vita ad un nuovo genere coreografico: un confronto tra le più celebri danzatrici, che si esibiscono in una serie di “a solo” privi tra loro di un filo conduttore.
Il primo di questi recital è il famoso Pas de quatre, presentato il 12 luglio 1845 al Her Majesty’s Theatre di Londra, a cui presero parte Maria Taglioni, Fanny Cerito, Lucile Grahn e Carlotta Grisi che, dopo una esibizione singola, si riunirono nel finale passo a quattro. Fu uno spettacolo unico che suscitò enorme entusiasmo nel pubblico e che permise di ammirare e mettere per la prima volta a confronto la perizia tecnica e le doti personali delle maggiori interpreti dell’epoca.
Il successo ottenuto spinse Perrot a ripetere analoghe iniziative negli anni successivi montando tre balletti. Grande assente in questi eventi fu la Essler, rivale della Taglioni che, seppur profondamente diversa per stile e temperamento, rifiutò sempre di comparire in un confronto diretto con la danzatrice italiana.

Pas de Quatre (1845): Carlotta Grisi, Maria Taglioni, Lucile Grahn e Fanny Cerrito

Il ritorno alle fonti della danza popolare, caratteristica del movimento romantico, acquista un grande rilievo nell’opera del coreografo danese August Bournonville. Perfezionatosi a Parigi alla scuola di Vestris, una volta tornato in patria, nel giro di pochi anni, dopo aver ricoperto il ruolo di primo ballerino, fu nominato direttore di ballo, coreografo e maestro di danza a corte. Grazie a lui la tradizione del balletto danese, fondata dal Galeotti con il balletto d’azione, fu completamente rinnovata accogliendo le istanze romantiche. Bournonville riorganizzò il corpo di ballo, dando risalto alla figura maschile e sviluppando originalmente alcune invenzioni tecniche come il ballon, l’esecuzione in aria di una serie di concatenazioni coreografiche normalmente eseguite a terra.
Egli attinge i suoi temi dal vasto repertorio del folklore spagnolo, nordico, ma soprattutto italiano.

Auguste Bournonville

A proposito dell’Italia, qui il balletto romantico giunse tardi e non riuscì ad inserirsi nella tradizione locale, che preferì orientarsi verso composizioni grandiosamente spettacolari ispirate a soggetti storici e a commedie sentimentali, dove lo splendore delle coreografie e dei costumi ben si coniugava con l’esibizione di uno stile virtuosistico ricco di prodezze e passi acrobatici.
Più che per i coreografi, la scuola italiana si segnala in questo periodo per la formazione di ballerini di alta classe. Ricordiamo Carolina Rosati, Claudina Cucchi, Virginia Zucchi, Enrico Cecchetti e Pierina Legnani, molti dei quali esportarono la tradizione coreica italiana a San Pietroburgo.
Dopo la metà dell’Ottocento, è soprattutto Milano, con il Teatro Alla Scala, a mantenersi attivo come centro di produzione, allestendo balletti poi replicati nei teatri delle altre città italiane.
Appunto alla Scala, nel 1881, andò in scena il balletto Excelsior di Luigi Manzotti, su musica di Romualdo Marenco, uno spettacolo dedicato alle grandi conquiste tecnologiche di fine secolo ed in particolare al trionfo della Luce (elettrica e della ragione, del progresso) sull’Oscurantismo.
Nonostante il tema fosse abbastanza scontato e, per certi versi, allegoricamente ingenuo, esso rispondeva alle euforiche attese del periodo ed ebbe grandissimo successo.
E’ stato recentemente riproposto, proprio al Teatro Alla Scala (https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2012/02/03/excelsior-25-gennaio-2012-milano-teatro-alla-scala/) ed ha ancora riscosso entusiastici commenti.

Un quadro dell’opera di Manzotti al Teatro alla Scala nel 1908

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

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Un commento su “Storia della danza in pillole – La danza nell’Ottocento (seconda parte)

  1. wolfghost
    luglio 5, 2013

    … infatti non conoscevo granché questo tipo balletto, hai spiegato benissimo i motivi per cui da noi non ha attecchito 😉

    http://www.wolfghost.com

    Mi piace

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