Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Giappone in pillole – La seduzione dell’abito

sito internet

Dipinto di Kitagawa Utamaro

“Era un moda iki portare il colletto del kimono assai scostato sul retro,
in modo da lasciare scoperta la nuca.
Esibire l’attaccatura dei capelli è una cosa seducente.”
(Kuki Shuzo)

La parola kimono tradotta letteralmente significa “cosa da indossare”, e tuttavia si riferisce unicamente alla veste tradizionale giapponese, il kosode, che nei secoli mantenne pressoché invariate le sue caratteristiche formali. Solo alla fine del periodo Tokugawa si rese necessario specificare che si trattava dell’abito giapponese (wafuku) per distinguerlo dall’abito occidentale (yofuku).
Il kimono è ricavato da un’unica pezza di tessuto lunga dodici metri e larga quaranta centimetri, utilizzata nella sua interezza: due tagli rettangolari uguali, leggermente più lunghi dell’altezza della persona e utilizzati per formare il corpo, che viene avvolto da davanti a dietro; due più corti che formano le maniche, cucite al corpo all’altezza delle spalle. Due strisce larghe la metà di quelle per il corpo formano il bavero del kimono.
La vita viene tenuta chiusa da un’alta fascia (obi) che viene annodata, davanti o dietro, in diverse fogge, a seconda dell’occasione e di chi la indossa.

Archivio fotografico di Bruno Corna, antiche cartoline giapponesi da collezione

Ma ci sono alcuni elementi che variarono e segnarono l’evoluzione e gli usi del kimono, come la lunghezza delle maniche e la loro ampiezza, da cui si deduce la formalità del capo e se la donna che lo indossa è sposata o nubile; il tessuto utilizzato, seta, crespo di seta o tessuti naturali, da cui si evince la classe sociale, così come dall’annodatura dell’obi; le decorazioni, grandi o piccole, dipinte a mano o stampate, con pigmenti naturali o chimici, a coprire l’intera superficie o solo parti, da cui si comprendono la qualità e l’epoca del kimono; ma anche la maniera di indossarlo, che racconta la moda e i gusti nel tempo.

Pensiamo ad esempio alle dodici vesti indossate una sull’altra in epoca Heian (794 – 1185) in occasione di cerimonie di corte. Di ognuna si intravedevano piccoli lembi del collo, del bordo davanti e delle maniche.

Esempio di kimono del periodo Heian

Molto differente lo stile sobrio e delicato della Edo elegante, noto come il gusto iki.
Sul kimono c’è anche un piccolo stemma detto kamon: le sue origini risalgono al periodo Asuka (603) quando l’imperatore Suiko utilizzò queste immagini sulla propria bandiera. Nel periodo Heian (794-1191) altri nobili utilizzarono i kamon sulle proprie carrozze. Nel periodo Kamakura (1192-1335) fino al periodo Edo (1630-1867), i samurai posero il proprio simbolo nella bandiera e nell’armatura, per distinguere la propria famiglia dalle altre. Nel periodo Edo inoltre questi simboli comparvero prima sui kimono di nobili e samurai, poi in quelli della gente comune riservati alle occasioni formali.
Attualmente il kamon ha perso molto significato, in quanto le origini e la storia delle varie famiglie sono stati perse. Solo alcuni difendono la tradizione e conservano i kamon ereditati dai loro predecessori.
Ci sono migliaia di kamon che vengono raggruppati in sette gruppi: piante, animali, natura, architettura, disegno, lettere.

Esempio di kamon

Fino al periodo Meiji (che termina nel 1912) era tradizione indossare il kosode, un kimono a manica corta che, se particolarmente prezioso, era utilizzato come soprakimono.
Un particolare capo d’abbigliamento era il kazuki, originariamente nato come velo funebre, ma in seguito usato anche dalle dame per uscire all’aperto. La forma è quella di un kimono, ma la funzione era di coprire come un velo tirando sul volto l’alto collo.
Al kimono si adatta naturalmente anche l’acconciatura (kamigata), che quindi si evolse parallelamente all’abito. Da essa si può dedurre l’epoca o la classe sociale; capelli lunghi corvini fino a terra erano tipici delle donne di classe aristocratica e di corte nell’epoca Heian (questo stile era chiamato suihatsu), mentre le donne delle classi più basse li portavano legati per maggiore praticità.

Esempi di acconciature

Dipinto di Kitagawa Utamaro

I samurai portavano i capelli legati alti sulla testa e si rasavano davanti quando andavano in battaglia. Tale moda si allargò poi anche alla classe dei mercanti.
Nel periodo Edo (1615 – 1868) nacquero le acconciature più seducenti, quelle delle cortigiane e più tardi delle geisha. Ogni acconciatura veniva identificata con un nome ed era ornata con spilloni, nastri, fiori e pendagli. Tuttavia, in generale, si tendeva a lasciare scoperta la nuca, considerata la parte più sensuale del corpo.
Come il kimono, anche l’acconciatura cambiò nel tempo, ma anche a seconda dello status della cortigiana, della stagione e dell’occasione in cui veniva portata. Era creata con capelli veri e mantenuta per giorni senza essere disfatta. Per questo il cuscino di queste beltà era un rigido e stretto poggiatesta su cui poggiava in realtà solo la nuca.
Tra gli accessori che abbellivano e arricchivano il kimono seguendo la moda del momento, la stagione in corso o l’occasione, aggiungendo un tocco raffinato e seducente alla figura femminile, c’erano gli spilloni, i pettini e, come già detto, le decorazioni per le acconciature. Da esse si potevano dedurre molte cose sulla donna che li indossava.

Uno degli accessori che accompagnavano le donne a passeggio all’esterno era l’ombrello (wagasa), di carta e con le stecche di legno, che doveva riparare dal sole per evitare che la pelle si abbronzasse. L’ombrello è un oggetto che compare spesso nelle rappresentazioni di beltà, tema diffusamente trattato nello stile dell’ukiyoe, ma anche nelle prime fotografie giapponesi, poiché quella dell’ombrellaio era una delle professioni artigianali tradizionali della città di Edo.


Ma esistevano anche accessori per il kimono maschile, differenti per gusto, forme ed accostamento di colori. I sagemono o “cosa che pende” erano tra i più raffinati decori, a volte vere e proprie opere d’arte realizzate da artisti famosi o abilissimi artigiani, che venivano agganciate alla fascia in vita e lasciate pendere esternamente sul fianco. Comprendevano un piccolo contenitore in ceramica, avorio o altro materiale prezioso, decorato e diviso in scomparti, per le medicine o altri piccoli oggetti (inro), una perla (ojime) che bloccava il cordoncino affinché il contenitore non si aprisse, anch’essa decorata e intagliata, ed un netsuke, una piccola scultura minuziosamente intagliata spesso in avorio o corno di cervo, che completava il set.
Oltre a questi sagemono esistevano i raffinati completi per il fumo, composti da portapipa, scatole simili al fodero di una spada corta, una perlina attaccata al cordoncino ed un astuccio per il tabacco. Ogni particolare, fino al bottone dell’astuccio, era accuratamente studiato nella forma e nel materiale.

Esempi di sagemono

Questa moda degli accessori di abbellimento maschile esplose in particolare durante il periodo Edo, allorquando alla nuova classe borghese non fu consentito di portare la spada al fianco come i samurai. Il gusto della Edo elegante (iki), così come per i kimono, apprezzava i colori sobri, le linee semplici, il particolare nascosto piuttosto che evidente, lasciato intravedere con finta noncuranza solo in determinati momenti e in un ambito intimo.

Riadattato da Rosella Menegazzo, Dizionari delle Civiltà-Giappone

Annunci

4 commenti su “Il Giappone in pillole – La seduzione dell’abito

  1. Rosemary3
    giugno 9, 2013

    Grazie, cara, per le tue precisazioni: sono fonte di conoscenza per noi di un misterioso e magico mondo…
    Un abbraccio
    Ros

    • ilpadiglionedoro
      giugno 9, 2013

      Grazie a te Ros, mi fa piacere che tu gradisca le mie “pillole”. È bello ritrovarti qui.
      Un abbraccio e buon inizio di settimana.

  2. raggioluminoso
    giugno 9, 2013

    Sempre di impara qualche cosa dal tuo blog – anche questo post è molto interessante. Un grazie per farci conoscere parti di tradizioni e culture.
    Un forte abbraccio e che la settimana ti sia splendida!

    • ilpadiglionedoro
      giugno 9, 2013

      Grazie! Vorrei avere più tempo a disposizione per scrivere: è una gioia poter condividere le mie passioni con voi. Buona nuova settimana anche a te:-)

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il maggio 28, 2013 da in Giappone, Oriente con tag , , , , , , , , , , , , .
Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

maplesexylove

_Fall in love with style_

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti

blog di viaggi

galadriel2068

emozioni, racconti e polvere... o stelle

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Photo

usa gli occhi..

Paturnie e altre pazzate

Parole fatte a pezzi. Parole come pezzi. Di me. Io: patchwork in progress.

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

life to reset

drifting, exploring, surviving

hinomori

Fuoco e ghiaccio

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: