Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La danza nel Settecento (seconda parte)

Jean-Georges Noverre

La riforma di Noverre: il balletto d’azione
Le critiche principali nei confronti dell’opéra-ballet furono espresse in particolare da Louis de Cahussac (librettista di Rameau e collaboratore dell’Encyclopedie di D’Alambert e Diderot per la sezione della danza). Egli, pur riconoscendone il merito di aver restituito importanza all’elemento coreico all’interno del teatro lirico, si pronuncia negativamente sui suoi valori puramente formali privi di contenuto interiore. Egli rivendica l’importanza dell’azione e dell’espressività, in assenza dei quali la danza si riduce ad un puro ornamento privo di vita.
Queste istanze di rinnovamento del XVIII secolo trovano una sistemazione teorica con Noverre, cui spetta il merito di aver riunito in una dottrina coerente le idee sul balletto d’azione.
Noverre, svizzero ma formatosi in Francia, rifiutò di percorrere l’usuale trafila presso l’Académie Royale, preferendo un percorso indipendente che comprendeva, oltre alla danza, lo studio della musica e dell’anatomia. Questa sua scelta gli costò l’ostracismo dell’ambiente accademico francese anche quando la sua fama era già ampiamente consolidata.
Gran parte della sua attività si svolse quindi all’estero, a Stoccarda, Vienna, Milano, con quale apparizione Strasburgo, Marsiglia e Lione.
Grazie all’appoggio della regina Maria Antonietta, nel 1776 viene nominato maitre de ballet all’Opéra di Parigi al posto di Vestris, ma l’ostilità dell’ambiente tradizionalista e la rivalità con i suoi stessi allievi lo porteranno a rassegnare le dimissioni nel 1782.
Tornerà in Inghilterra, dove concluderà la sua carriera raccogliendo ancora molti trionfi.
Ritiratosi dalle scene, si dedicherà all’attività teorica. Frutto della sua scrittura furono, in particolare, le Lettres sur la danse, che crearono un vasto movimento di opinione in tutta Europa.

Lettres sur la danse et sur les ballets

Contrario al balletto dei suoi tempi, che definisce danza meccanica o di esecuzione, Noverre si mostra a favore della pantomima o danza d’azione. La prima cura esclusivamente l’addestramento fisico, consentendo di raggiungere doti di vivacità e leggerezza, eleganza nelle attitudini e nobiltà nel portamento; la seconda aggiunge anima al movimento e gli conferisce vita. Solo a queste condizioni si può raggiungere l’arte.
Il danzatore, quindi, per essere considerato un artista, deve essere in grado non solo di padroneggiare brillantemente la tecnica, ma di immettervi spirito ed espressione, acquisendo anche doti di attore.
Noverre si scaglia contro il virtuosismo fine a se stesso, contro una concezione della danza concepita come puro divertissement. La danza, come tutte le arti, deve seguire l’imitazione della natura e dipingere il linguaggio delle passioni attraverso la pantomima, trendo i suoi soggetti dalla mitologia, dalla storia, dalle grandi opere poetiche.
La polemica di Noverre investe anche l’aspetto più esteriore dello spettacolo coreutico, come i costumi. Depreca l’uso della maschera, che nasconde il viso dell’interprete e, di conseguenza, i moti dell’animo che si dipingono sul suo viso. Ma anche l’utilizzo delle parrucche, di fronzoli eccessivi nei costumi, dell’oro e dell’argento profusi senza criterio anche sui costumi dei personaggi di estrazione popolare. Imperdonabili anche le concessioni ai capricci dei primi danzatori, abbigliati con abiti di fogge lontane dalla verità storica e dalle nazioni di appartenenza dei personaggi.
Allo stesso modo, ogni accessorio dell’allestimento scenografico deve essere scelto con cura, al fine di ricreare l’atmosfera e l’ambiente in cui si svolge l’azione.
Uguale cura è raccomandata per i rapporti di colore tra la scena e i costumi e per la ricerca dell’accordo cromatico nelle disposizioni e nei raggruppamenti sempre nuovi che la danza traccia nel corso dell’azione.
Inoltre, Noverre, oltre ad esaminare i requisiti fisici e l’addestramento richiesto al danzatore, traccia un quadro delle competenze necessarie al maitre de ballet, il quale, oltre ad essere esperto delle leggi della danza e della musica, deve anche conoscere l’anatomia. Deve essere in grado di intervenire, ove occorre, anche nel campo della macchinistica per ottenere determinati effetti spettacolari; conoscere in modo approfondito la storia, la mitologia ed il grande repertorio poetico da cui attingere la scelta dei soggetti, così come la tradizione pittorica, da cui trarre ispirazione per la composizione del quadro scenico e la resa degli atteggiamenti espressivi.
Ma questo bagaglio di conoscenze è solo una base, ribadisce Noverre:
per raggiungere l’arte occorrono
genio, immaginazione, gusto.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

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