Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”…Omaggio a Roland Petit

La stagione ballettistica del 2013 si è aperta al Teatro Filarmonico con un piacevole trittico dedicato al grande e amato coreografo francese Roland Petit.

Il foyer del Teatro Filarmonico

Ciak, si gira!

Per questo Omaggio a Roland Petit sono state chiamate a Verona due nostre “vecchie” conoscenze: Giuseppe Picone, étoile che spesso illumina con la sua danza il palcoscenico del Filarmonico, e Denys Ganio, nella sua veste di coreografo.
Ganio, ci ricorda Elisa Guzzo Vaccarino, “bello, alto, biondo, elegante, formato alla scuola dell’Opéra de Paris, danseur noble classico dal tratto moderno, da lungo tempo si è installato a Roma, dopo essere stato la star maschile di maggior spicco nel repertorio memorabile dei Ballets de Marseille, creatura di Petit, facendo coppia con l’altrettanto bella moglie Dominique Khalfouni, ballerina raffinatissima.”Per quasi vent’anni egli ha interpretato praticamente tutti i ruoli delle creazioni di Roland Petit, molte delle quali create appositamente per lui.
Anche i suoi figli sono danzatori, all’Opéra di Parigi: Mathieu come étoile e Marine, più giovane, nel Corpo di Ballo.
Denys Ganio e Maria Grazia Garofoli, Direttrice del Corpo di Ballo dell’Arena, hanno voluto omaggiare Petit con tre coreografie originali, a lui ispirate. Tutte su musiche di Chaikovskij e nel segno dell’amore in ogni sua declinazione, leggero e sfuggente, potente e incontrastabile, doloroso e sofferto, con i passi a due tanto amati da Petit sempre al centro della scena.

Come le foglie

Come le foglie si presenta con la semplice ma suggestiva scenografia di un viale alberato in pieno autunno, i cui colori accesi e caldissimi sono ripresi dagli impalpabili costumi disegnati da Anna Biagiotti.
Sulla Serenata per archi sei coppie si scompongono e ricompongono, mostrando l’aspetto più frivolo e leggero dell’amore, ma forse, chissà, più vero, perché nato dalla spontaneità e non dalla consuetudine, dalle regole imposte dalla società.
Il vento fa cadere le foglie e le trasporta nell’aria, così come sono volubili e volatili gli amori e i partners nelle coppie sul palcoscenico. Il vento dell’amore travolge ogni cosa, le promesse effimere di una notte, i legami che forse così solidi non sono.
La coppia principale è composta da Alessia Gelmetti, nostra Prima Ballerina, e Giuseppe Picone-Eros, che sconvolge gli instabili equilibri sentimentali facendo trionfare, appunto, l’Eros.
Delicato il pas de deux, coinvolgente nella perfezione del movimento e nella passione che lascia e riprende e lascia ancora i due protagonisti.
Spicca l’interpretazione, elegante e professionale, di Giuseppe Picone, ma anche la grazia e la fluida armonia di Alessia.

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Alessia Gelmetti e Giuseppe Picone

Il secondo pezzo, Paolo e Francesca, è interpretato dai Primi Ballerini Amaya Ugarteche e Antonio Russo, sulle note di Francesca da Rimini, fantasia per orchestra op. 32.
Musica appassionata per un pas de deux intenso come la storia che racconta: Francesca da Rimini, sposa di Gianciotto, si innamora del fratello di lui, Paolo, durante la lettura degli amori proibiti di Lancillotto e della Regina Ginevra.
Slancio ed emozione, sintonia evidente fra i due danzatori (coppia anche nella vita e genitori di una splendida bimba), un duetto sincero ed affettuoso.
Forse non tra le interpretazioni più riuscite di Tony Russo, che ho molto apprezzato in passato nel suo frizzante Basilio in Don Quixote, nel suo struggente e applauditissimo Romeo in Omaggio a Rota, e anche nell’esotico Lankedem, il mercante di schiavi ne Il corsaro.
Al contrario, ho ancora una volta apprezzato le linee armoniose e pure di Amaya, raffinata e impeccabile, bellissima nella passione dei movimenti e nella luce dei suoi splendidi occhi.

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Amaya Ugarteche e Antonio Russo

La terza parte, Il bambino di vetro (come era chiamato Chaikovskij da una sua governante), è regolato sulla toccante partitura della Sinfonia n. 6 “Patetica” in si minore op. 74. La narrazione mi è parsa un po’ confusa: inizia e termina con le note dolenti che accompagnano il funerale della mamma di Piotr, uccisa dal vibrione del colera che sarà fatale anche per il musicista. Nel mezzo, lo spazio sospeso della vita di Chaikovskij, accanto al quale ruotano il fratello, il padre, i ragazzi che alludono alla sua omosessualità, la moglie ed il loro matrimonio disastroso, la sua musa e mecenate baronessa Nadezda von Meck.

– Il bambino di vetro

Il funerale della madre è anche il funerale di Piotr, che beve acqua contaminata, facendola finita con la sua tragica e sofferta vita.
Qualche momento di buona danza, con l’artista ospite Alejandro Parente, argentino di Colon, professore della scuola dell’Opera di Vienna. Ad una tecnica non eccelsa fa da controparte una fisicità ed una presenza scenica notevoli, una grinta ed un’irruenza tutte sudamericane che rendono apprezzabili i suoi grands jetés, tours e anche i pas de deux.
Molto applaudito, in effetti.

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– Amaya Ugarteche (Contessa), Alejandro Parente (Chaikovskij), Alessia Gelmetti (Moglie)

Ed ora la mia modestissima opinione personale, corroborata però da alcune critiche lette e sentite qua e là.
Il titolo della serata, Omaggio a Roland Petit, lasciava presupporre una riproposizione di parti di alcuni suoi capolavori, presentati appunto come da lui erano stati concepiti e realizzati.
Si è cercato, invece, di riprendere l’idea, lo stile, del coreografo francese, trasponendolo in nuove creazioni. Ma qual è  l’idea di Petit? O meglio, quali sono? Perché un artista così poliedrico è difficilmente inquadrabile e, soprattutto, difficilmente riproponibile al di fuori del contesto dei suoi capolavori.
Applausi a chi ci ha provato, prendendo spunto dal Petit più neoclassico, legando insieme tre storie con il tema dell’amore e delle musiche di Chaikovskij.

Alejandro Parente, Denys Ganio e Giuseppe Picone

Anche questa volta il “dopo spettacolo” è stato molto atteso: desideravo da tempo di poter salutare e complimentarmi con Giuseppe.
E così è stato. Giuseppe è estremamente gentile, simpatico, allegro e non esita a fermarsi con grande tranquillità con fan e amici che lo attendono all’uscita.
Qualche chiacchiera, un abbraccio e gli immancabili foto e autografo restano un ricordo molto gradito e prezioso di un grande Artista.

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