Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Bob Dylan: The New Orleans Series

Dipingo per le persone, quasi come un sarto fa un vestito per qualcuno

Sabato 16 febbraio, Milano.
Uscita dall’albergo nel bel mezzo del Carnevale Ambrosiano, disperata per il caos e per la schiuma che volava ovunque intorno a me, ho pensato di chiedere asilo politico a Palazzo Reale e alle sue sale accoglienti.
La visita alla mostra “importante” era prevista per il giorno dopo, ma mi incuriosiva accostarmi ad un aspetto per me totalmente sconosciuto di un grande artista come Bob Dylan: la pittura.

NOTRE DAME-FEB. 2013 066Fino al 10 marzo, infatti, resteranno esposte, per la prima volta in Italia, 22 opere di Dylan realizzate nel 2012.
Credo che non molti conoscano questo aspetto della personalità del poeta della canzone americana, insignito nel 2008 del Premio Pulitzer “per il profondo impatto sulla musica popolare e sulla cultura americana, grazie alle liriche composte e alla straordinaria forza poetica dei suoi testi”.
Egli è anche un artista visivo, che disegna fin da quando era molto giovane e che verso la fine degli anni ‘60 ha iniziato a dipingere.
Leggo nelle note introduttive redatte da Francesco Bonami, curatore della mostra, che la prima collezione di bozzetti e disegni, nata in un tour che lo portò dall’America in Europa e Asia tra il 1989 e il 1992, fu pubblicata nel 1994 in un libro dal titolo Drawn Blank ed esposta per la prima volta al Kunstsammlungen di Chemnitz in Germania nel 2007, rielaborata per la mostra in versione di acquarelli e gouaches con il titolo The Drawn Blank Series.
Una seconda serie di tele vede la luce nel 2010, in occasione di una personale in Danimarca, alla National Gallery di Copenhagen, per la quale Dylan crea The Brazil Series.
I dipinti esposti a Palazzo Reale riguardano invece la serie recente intitolata New Orleans Series, realizzata lo scorso anno. Non si tratta però della New Orleans odierna, devastata dall’alluvione, bensì la New Orleans impregnata nell’atmosfera un po’ losca ma cool degli anni ‘40 e ‘50.
I dipinti sono chiaramente ispirati ad immagini fotografiche o pellicole cinematografiche, hanno i contorni molto netti, delineati in nero. Ricordano i bei fumetti.

E sono tutte permeate da un’atmosfera di violenza, amore e odio, che restano però sempre sul bordo della tela, non disturbano, permettendo allo spettatore di trasporvi le proprie emozioni, di interpretarli a seconda del proprio stato d’animo.


Anche il tempo è come rallentato – scrive Bonami – e Dylan unifica la sua illusione pittorica svuotando quasi completamente i lavori del loro colore, come su una vecchia pellicola un po’ sbiadita. L’occhio si trasforma così in una lente capace di sostituire la registrazione della realtà al ricordo.
Vi sono scene dolcemente indolenti, come in Blowtorch, Sala da ballo oppure Stazione ferroviaria; altre più tese e drammatiche, come Blind Man, Jockey Club, Peace Maker o Hitman.

Troviamo anche il tema della sessualità, appena accennata in Masked Dance, poi esplicita in Fire Dancer e Romeo and Juliet.


Totalmente diverse, serene, coloratissime, solari, le tele delle Courtyard, a chiudere la mostra.
Opinione? Nulla di esaltante, come del resto non mi aspettavo che fosse. Un piccolo tuffo a pelo d’acqua nell’American culture del passato.

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2 commenti su “Bob Dylan: The New Orleans Series

  1. Rosemary3
    marzo 6, 2013

    Un abbraccio, cara amica… ripasserò per commentare adeguatamente, appena mi rimetterò…
    Ros

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 27, 2013 da in Arte, Mostre con tag , , , , , , , , .
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