Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il coreografo del mese/2: Roland Petit

“Non ho mai cominciato a danzare, ho danzato da sempre. I miei genitori possedevano una trattoria a Villemomble, sulla piazza della stazione. Essa beneficiava della presenza di un orchestrino di quattro-cinque musicisti. Non appena loro suonavano, io danzavo. Questo divertiva i clienti, che mi applaudivano. A tre anni il mio numero preferito si svolgeva sui ‘pizzicati’ di Sylvia. Usavo il mio grembiule come un tutù e facevo il pagliaccio. Riscuotevo molto successo e mi sentivo già molto professionale.”

Con queste parole Roland Petit, il magicien del balletto francese, presenta se stesso e racconta i suoi primi passi nel campo della danza.
Nato a Villemomble nel 1924, si forma alla scuola di danza dell’Opéra National di Parigi e già nel 1940 entra a far parte del Corpo di ballo dell’Opéra, dove trova l’appoggio e la guida di Serge Lifar, all’epoca direttore del Ballo alla Maison parigina. All’Opéra debutta appena sedicenne, facendosi subito conoscere dal pubblico per le innate doti di interprete.
Nel 1942 concepisce le prime coreografie, pezzi brevi che presenta in numerosi recital, i Gala Pleyel, presso l’omonima sala.
Nel 1943 è nominato Sujet all’Opéra e qui crea il ruolo di Carmelo ne L’Amor Brujo di Lifar.
Completamente assorbito dal lavoro creativo, preferisce dimettersi dall’Opéra nel 1944, portando con sé la giovane promettente Renée Jeanmaire. Con altri giovanissimi talenti, sviluppa l’idea di aprire una sorta di laboratorio di balletto per giovani coreografi, insofferenti ai limiti imposti dai teatri tradizionali. Petit crea Ballet Blanc, Guernica, ma è solo con Les Forains del 1945, che debutta al Théâtre des Champs-Elysées, che arriva il successo. Il direttore del teatro ne è così impressionato che suggerisce a Petit di fondare una compagnia che abbia sede nel suo teatro.

Prende così vita la nuova compagnia teatrale, sotto la direzione artistica di Boris Kochno e coreografica di Petit. La compagnia si distingue per l’elevato livello artistico, le coreografie sperimentali, l’elegante décor e per il prestigiosi collaboratori, come Cocteau, Kochno e Berard.
Dal 1945 al 1947 Petit assume il ruolo di coreografo principale e maître de ballet della Compagnia. Creazioni fondamentali sono Déjeuner sur l’herbe, La Fiancée du Diable, Le Rendez-vous, Les Amours de Jupiter, Le Bal des Blanchisseuses. Del 1946 è Le Jeune Homme et la Mort, che diventerà uno dei capolavori assoluti non solo di Petit, ma di tutto il repertorio coreutico mondiale.
Al debutto il lavoro è interpretato da Jean Babilée e Nathalie Philippart; negli anni vi si cimenteranno i più prestigiosi artisti: Nureyev e la Jeanmarie, Michail Baryshikov, Patrick Dupond, faruk Ruzimatov con Diana Vishneva o Ulyana Lopatkina, Nicolas Le-Rihe con Marie-Agnès Gillot, Roberto Bolle e Farcey Bussell.

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Nathalie Philippart e Jean Babilée, Le Jeune Homme et la Mort

Nel 1948 Petit lascia la compagnia a seguito di una serie di divergenze col direttore artistico Kochno e fonda una propria Compagnia, Les Ballets de Paris, con sede al Théâtre Marigny. Petit scrittura 14 étoiles, fra cui Renée Jeanmarie e Margot Fonteyn e si circonda di una serie di eccezionali collaboratori: Jean Genet e Paul Claudel, Derain e Milhaud, Leanor Fini e altri.
L’anno successivo presenta uno dei suoi più grandi successi creati per Les Ballets de Paris. Si tratta di Carmen, una versione coreografica dell’omonima opera di Bizet. Sebbene inizialmente scartata da Petit, la Jeanmaire riesce ad avere per sé il ruolo da protagonista e sostituisce definitivamente il suo nome di battesimo con quello di Zizi. A Londra ottenne un successo strepitoso, soprattutto per la famosa scena del pas de deux della camera da letto, che presenta un erotismo estremamente audace per i tempi. L’entusiasmo del pubblico costringe il direttore d’orchestra a numerose interruzioni.
Il pezzo resta in cartellone per sette mesi e, subito dopo, lo aspetta un analogo successo a New York.

Zizi Jeanmaire e Roland Petit al termine di Carmen

Il balletto ha invece un’accoglienza controversa a Parigi: la critica attacca il lavoro sotto il profilo morale e accusa Petit di aver massacrato un capolavoro della musica francese. Tuttavia tutte le obiezioni sono cancellate dalla finezza e dalle qualità attoriali degli interpreti, dallo splendore delle scene e dei costumi coloratissimi, dall’uso sapiente delle luci.
Carmen entra così nella storia nel balletto del Novecento. Il capolavoro sarà ripreso nei maggiori teatri del mondo da diverse Compagnie, avrà versioni filmate per il cinema e la televisione e, negli anni, vedrà alternarsi i più grandi interpreti della danza.

Zizi Jeanmaire e Roland Petit, Carmen

Seguono molte altre creazioni, la maggior parte con Zizi Jeanmarie come interprete principale: Oeuf à la coque, Que le diable l’emporte, La croqeuse des diamants, Ballabile, Le loup, Cyrano de Bergerac, solo per citarne alcune.
Nel 954 Roland Petit e Zizi Jeanmaire si sposano e proseguono l’unione felice destinata a durare tutta la vita.
Dalla metà degli anni Sessanta per Roland Petit si apre un’importante carriera internazionale e si fa costante la sua collaborazione con le maggiori compagnie di balletto del mondo.
Per l’Opéra di Parigi crea Adages et variations e Notre Dame de Paris. Per il Théatre des Champs-Elysées crea l’Eloge de la folie. Quindi Paradis Perdu per il Royal Ballet di Londra, con Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev. Pelleas et Melisande per il Covent Garden. Il Poème de l’extase per la Scala di Milano, Luciana Savignano e Nureyev. E molti altri seguono.

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Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, Paradis Perdu

Dal 1972 Petit dirige per 26 anni la compagnia dei Ballets de Marseille e per essa realizza un gran numero di fortunate creazioni. Da questo momento il coreografo sidivide tra la sua compagnia a Marsiglia ed i massimi teatri internazionali quali l’Opéra di Parigi, L’American Ballet Theater, lo Staats-Oper e la Deutch-Oper di Berlino, la Scala di Milano, senza però trascurare gli spettacoli di music-hall per Zizi Jeanmaire e il teatro.
Nel 1972 il Ballet de Marseilles acquista notorietà con la novità Pink Floyd Ballet, su Improvisation dei Pink Floyd. E’ la figlia Valentine ad insistere che il padre ascolti il gruppo e crei un balletto sulla loro musica. I Pink Floyd sono entusiasti dell’idea e si offrono di suonare alla prima assoluta al Palais des Sports di Marsiglia e di modificare parti dei brani in funzione della coreografia. E’ un azzardo proporre un balletto su una band rock, ma lo spettacolo ha un grande impatto sul pubblico per gli effetti psichedelici della musica, i giochi di luci ed i movimenti che coniugano la danza accademica al rap. Il successo è immenso. Nel 2009 la creazione viene ripresa dalla compagnia scaligera, con ben 13 pezzi dei Pink Floyd.

Pink Floyd Ballet

Nel corso degli anni Settanta Petit crea balletti originali oggi di risonanza mondiale, come L’Arlésienne, Proust ou les intermittences du coeur, La Dame de Pique, Le Chauve-souris, Parisiana 25, Le contes d’Hoffmann, oltre a rivisitazioni di composizioni già esistenti.

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Sabrina Brazzo e Roberto Bolle, L’Arlésienne (ph. L. Romano)

Nel 1998, dopo aver creato nel 1992 l’Ecole Nationale Supérieure de Danse de Marseille, Petit lascia la sua Compagnia. Egli desidera che la direzione passi ad Elisabetta Terabust, una delle più fedeli interpreti delle sue creazioni, ma lo Stato decide altrimenti e mette il Balletto di Marsiglia nelle manidi Marie-Claude Pietragalla, già étoile dell’Opéra di Parigi. Scontento della scelta, Petit ritira tutte le sue creazioni dal repertorio del Balletto di Marsiglia.
Lasciata Marsiglia, Petit si trasferisce in Svizzera e prosegue l’attività sia aggiungendo nuove creazioni, sia rimontando i vecchi lavori presso le maggiori compagnie di balletto del mondo.
Tra le onorificenze che gli sono state conferite, ricordiamo: Chevalier dans l’ordre dea arts e des lettres nel 1962, Chevalier de la Légion d’Honneur nel 1974, Officier des arts et lettres nel 1978, Officier de l’ordre national du mérite nel 1983, Officier de la légion d’honneur nel 1992, Commandeur de l’ordre national du mérit nel 2001, Commandeur de la légion d’honneur nel 2004. Nel 2003 a Mosca riceve da Vladimir Putin un riconoscimento per La Dame de Pique. Nel 2004 l’Ordine del Sole Nascente dal Ministro della Cultura giapponese.
Muore a Ginevra, il 10 luglio 2011 a seguito di una leucemia fulminante.

L’importanza di Roland Petit, se ancora si può aggiungere qualche cosa all’enorme produzione di qualità eccelsa e alla collaborazione con le compagnie didanza di tutto il mondo, può esere ancor più evidenziata ricordando che egli è stato uno degli ultimi innovatori dello spettacolo con danza. Fu tra coloro che, seguendo la lezione di Diaghilev, hanno trasformato le loro creazioni coreutiche in esempi di teatro totale: tali esiti sono scaturiti da una stretta collaborazione con i massimi pittori, letterati e musicisti del momento e da un costante rinnovamento del proprio lessico espressivo, ottenuto con i generi più disparati di spettacolo contemporaneo.
Chiamando a sé artisti eterogenei del momento, coordinandoli e lavorando con essi, Petit concretizza la concezione teatrale cui rimarrà fedele per tutta la vita. Indifferente ai virtuosismi tecnici di impattoplateale, privilegia la cura del dettaglio sofisticato. Sebbene si distingua anche nelle creazioni astratte, è un grande maestro nel trattare il balletto narrativo, curandone l’aspetto corale e riuscendo sempre a sintetizzare la vicenda in poche, essenziali scene, anche quando affronta soggetti tratti da creazioni letterarie di grande complessità drammaturgica. Particolarmente significativo in tal senso è l’utilizzo che fa del passo a due per esplorare il rapporto psicologico dei personaggi.

Roland dal sorriso sempre giovane e seducente. Aperto al nuovo. Purissimo fiore della scuola più classica e raffinata d’Europa, quella dell’Opéra di Parigi, autore di festose e audaci rivoluzioni tecniche e stilistiche. Non ha mai rinnegato la sua eredità, ma si è sempre preoccupato di eliminae gli stereotipi su ciò che è classico e ciò che è contemporaneo.” Con le parole della nostra grande Vittoria Ottolenghi, chiudo questo succinto ricordo di Roland Petit, in attesa di poter ammirare una delle sue innumerevoli inestimabili creazioni, Notre Dame de Paris, sabato 16 febbraio. Etoiles Natalia Osipova e Roberto Bolle.
Quindi…a prestissimo!

(Note biografiche riadattate da “Balletto.net”)

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