Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La danza nel Seicento (prima parte)

La nascita del professionismo teatrale

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Foto d’epoca del Teatro San Cassiano a Venezia

Nel Seicento la cultura dello spettacolo conosce uno sviluppo senza precedenti, ponendosi come elemento caratterizzante della nuova estetica barocca.
Tralascio qui tutti i complessi aspetti socio-politici che hanno contribuito al grande sviluppo della pratica spettacolare ed al suo sostegno, per soffermarmi solo su uno dei tre temi di questo blog: la danza.
In questo periodo nascono i teatri pubblici i quali, sorti per iniziativa privata, emancipano l’attività teatrale dalla circostanza eccezionale della festa per seguire tempi e percorsi distribuiti secondo un preciso calendario fissato dall’autorità civile.
Fin dalla prima metà del Cinquecento erano attive compagnie professioniste di Comici dell’Arte, che prendono l’iniziativa di affittare alcuni spazi, le cosiddette “stanze”, dove esibirsi e ricavare un profitto dalla loro attività. Il loro esempio servirà da stimolo ad alcuni intraprendenti patrizi che inizieranno un’attività impresariale, destinando alcuni immobili di loro proprietà a luogo teatrale.
Il primo e più famoso è il Teatro di San Cassian, fondato dalla famiglia Tron a Venezia.
La nuova situazione favorì soprattutto l’affermazione del melodramma, il genere musicale sorto in Italia agli inizi del Seicento, che divenne in breve tempo la forma di intrattenimento maggiormente apprezzata e richiesta dal pubblico.
Strettamente connessa con l’istituzione del teatro pubblico è la nascita del professionismo teatrale.
Accanto ai Comici dell’Arte compaiono nuove figure di interpreti, dotati di competenze specialistiche, che mettono il loro talento al servizio di un’attività remunerata.
In campo coreico già da tempo si era affermata la figura professionale del maestro di danza, che lavorava a stretto contatto con i membri della corte che erano anche gli interpreti delle sue coreografie.
Nel corso del Seicento, accanto ai cortigiani cominciano a comparire i professionisti, ingaggiati per eseguire le figure più difficili, ma sarà soprattutto dopo l’Istituzione dell’Accademia di Musica e di Danza, fondata nel 1661 da Luigi XIV, che i danzatori di scuola, dotati di alta preparazione tecnica, sostituiranno totalmente la categoria degli amatori.

Lo sviluppo della danza in Francia
Nel Seicento l’Italia cede il primato nel campo della danza alla Francia, dove l’arte coreica conosce una grande espansione, destinata a raggiungere il suo apogeo con l’avvento al trono di Luigi XIV.
Prosegue con successo la moda del ballet de cour, che ora tende ad assumere i suoi soggetti sempre meno dal contesto mitologico a favore del repertorio cavalleresco.
Alla base di queste produzioni non c’è più una finalità politica, ma il gusto per lo spettacolo fine a se stesso, che si avvale di una scenografia più elaborata e di una maggiore ricerca nella varietà delle danze e nella scelta dei personaggi.
Improntati a queste caratteristiche sono il Ballet d’Alcine (1610) e L’Aventure de Tancrède en la foret enchantée (1617).
Un genere che riscosse largo consenso anche al di fuori della corte è quello del burlesco, che dà vita al ballet-mascarade. Privo di una struttura coerente, era caratterizzato da motivi diversi, tra cui elementi satirici, spesso di attualità, effetti comici, personaggi esotici. La semplicità dell’azione, priva di effetti scenografici, ne favorisce la diffusione fuori dalla corte, nelle case dei nobili e dei ricchi borghesi (ad es.: Ballet de la douanière de Billebahaut, 1625).

Ballet de la Douairière de Billebahaut: entrée de la Douairière et ses dames

Ballet de la Douairière de Billebahaut: entrée du Grand Can et de ses suivants

L’Italia, comunque, continua a fare scuola nel settore della scenografia. La fama degli scenografi italiani si diffonderà in tutta Europa e sarà ancora una volta la Francia ad assicurarsi per tempo la collaborazione dei nostri talenti nazionali, chiamando a corte artisti prestigiosi come il Torelli ed il Vigarani.
Una data significativa da questo punto di vista è il 1643, quando una troupe interamente italiana metterà in scena La finta pazza, musica di Sacrati, coreografia di Giambattista Balbi, scene di Torelli. Un evento che segnerà non solo l’inizio della penetrazione dell’opera italiana in Francia, ma anche l’applicazione della macchinistica teatrale, fino a quel momento scarsamente praticata, negli allestimenti scenici.

Scenografia di Torelli per La finta pazza

La danza e il melodramma
L’opera musicale è il nuovo contributo che l’arte italiana offre al nuovo secolo.
È l’epoca del melodramma, di cui Monteverdi, con l’Orfeo del 1607, ne indicherà le caratteristiche principali.
Seguiranno Arianna e il Ballo delle ingrate, nel 1608, composto come un balletto alla francese con canto e musica.
La danza entra nell’opera musicale sotto forma di intermezzo per riempire gli intervalli fra gli atti.
L’enorme successo ottenuto in Italia fa valicare i confini del melodramma, che approda in Francia, dove viene promosso dal Mazzarino, appassionato cultore del genere teatrale.
La rappresentazione della Finta pazza, nel 1645, segna l’esordio del melodramma in Francia. In questa occasione, per compiacere l’inclinazione del pubblico francese, furono aggiunti all’opera originale alcuni episodi didanza, inseriti come intermezzi fra un atto e l’altro.
Ma già nel 1654 con Les noces de Pelée e de Thétis la danza era entrata a far parte dell’opera. In questa occasione il giovane Luigi XIV, grande cultore del ballo, danzò sei entrées, interpretando nella prima il ruolo di Apollo, che gli avrebbe meritato l’appellativo di Re Sole.

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Il Re Sole nel costume di Apollo

Con Hercule amoureux, opera in cui il principale interesse fu riscosso proprio dalla danza e dal mirabolante impiego di macchine nell’allestimento scenografico, si conclude il monopolio dell’opera italiana, che cederà il passo ad opere in francese.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

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