Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Shogatsu, il Capodanno giapponese

Il capodanno in Giappone, O-Shogatsu, è molto più importante del Natale. Infatti la fine dell’anno è considerata come una rinascita, un nuovo inizio e si fanno dei buoni propositi per l’anno nuovo.
La festa per il nuovo anno inizia gli ultimi giorni di dicembre con i bonenkai; poi, il 1 gennaio, i templi buddisti suonano 108 rintocchi di campana per annunciare l’inizio del nuovo anno e per i primi giorni di gennaio si festeggia con gli shinnenkai.
Prima che inizi il nuovo anno si fanno le susuharai, ossia delle pulizie in grande per eliminare lo sporco dell’anno passato: si pensa infatti che la casa ben pulita sia di buon auspicio per l’inizio del nuovo anno, così come è considerato opportuno per iniziare bene l’anno saldare tutti i vecchi debiti.
Un’altra tradizione per cominciare bene il nuovo anno è rinnovare il guardaroba e indossare degli abiti nuovi a capodanno, ad esempio un kimono appena comprato.
La fine di dicembre e l’inizio di gennaio sono i periodi più impegnativi per gli uffici postali giapponesi. I giapponesi hanno l’abitudine di inviare cartoline d’auguri di buon anno (nengajō) ad amici e parenti, tradizione simile all’usanza occidentale di inviare cartoline per gli auguri di Natale. Il loro scopo originale era quello di contattare i parenti e gli amici lontani attraverso delle lettere, in modo da rassicurare loro riguardo la propria salute.
I giapponesi inviano queste cartoline in modo che arrivino ai rispettivi destinatari il 1° gennaio. L’ufficio postale garantisce di consegnare le cartoline d’auguri il 1° gennaio se queste vengono inviate entro un limite di tempo stabilito, di solito da metà dicembre fino alla fine del mese e se queste vengono contrassegnate con la parola nengajō. Per far sì che la consegna avvenga in tempo, l’ufficio postale assume solitamente degli studenti part-time per contribuire a consegnare i biglietti.
L’indirizzo è generalmente scritto a mano, ed è una buona occasione per mostrare le proprie abilità nell’arte di scrittura (la cosiddetta Shodō). Le cartoline sono provviste di solito di appositi spazi per scrivere messaggi personalizzati o disegni particolari. Stampi e timbri raffiguranti l’animale annuale sono in vendita presso i grandi magazzini, con la possibilità di comperare i tipici pennelli a inchiostro cinesi per personalizzare gli auguri. Uno speciale software permette anche di creare i propri disegni e visualizzarli sul proprio computer prima di stamparli sulla cartolina. Per le persone popolari, che hanno bisogno di spedire numerosi biglietti d’auguri, è possibile utilizzare speciali biglietti già provvisti di brevi auguri in modo che essi debbano solamente apporre il proprio indirizzo. Nonostante la popolarità crescente delle e-mail, la nengajo rimane uno degli strumenti più popolari per augurare buon anno in Giappone.

Nengajo per il 2012, anno del Dragone

Nengajo per il 2013, anno del Serpente

Otoshidama è la tradizione giapponese che consiste nel regalare denaro ai bambini nel periodo di capodanno. Le banconote vengono piegate in tre sezioni, inserite in piccole buste decorate e consegnate ai figli di amici e parenti. I bambini di solito ricevono le buste fino a quando non finiscono la scuola superiore, anche se non è raro che pure gli universitari ne usufruiscano.
La quantità di denaro da inserire all’interno della busta dipende da diversi fattori, come l’età del bambino, il numero di otoshidama da realizzare e, naturalmente, la disponibilità economica. All’interno delle buste vengono inserite solamente banconote, partendo da un importo minino di 1000 yen, il taglio più piccolo presente in Giappone.

Buste per otoshidama

Uno dei riti per il capodanno giapponese è l’hatsumode che consiste nel visitare, durante la prima settimana di Gennaio, i templi buddisti e shintoisti  Fra i templi più frequentati c’è il santuario Meiji Jingu di Tokyo, il tempio Naritasan Shinshoji della prefettura di Chiba e il tempio Kawasaki Daishi della prefettura Kanagawa.
Un altro rito è lo Htsuni praticato dai commercianti che, il secondo giorno di gennaio, espongono le nuove merci. In questo giorno si tiene il Kaizome, durante il quale si scrive la prima scrittura dell’anno con il pennello imbevuto di inchiostro.
Altro rito che si svolge tra la notte fra il 1 e il 2 gennaio è la scrittura di una poesia che può essere letta allo stesso modo anche al contrario su dei foglietti di carta detti Otokara. Questo rito serve per propiziarsi l’Hatsu-Yume, ovvero il primo sogno dell’anno.
Durante il Capodanno giapponese si mangiano alcuni piatti particolari: la notte del 31 dicembre, ad esempio, vengono preparati degli spaghetti in brodo detti toshikoshi soba, che dovrebbero servire a propiziarsi una lunga vita. La mattina seguente si fa colazione con il fukucha, ossia del tè verde con una prugna in agrodolce detta umeboshi.
La mattina di capodanno si mangia anche una zuppa chiamata zoni, i cui ingredienti variano a seconda della regione in cui viene preparata, normalmente con verdure, patate e pollo oppure con pesce e frutti di mare.
Un altro piatto tipico di capodanno è l’omochi, un pasta, cui vengono date diverse forme, che si ottiene pestando in un mortaio un riso glutinoso e dolce chiamato mochi. Questo cibo e altri vengono anche preparati come offerte per gli altari dei templi buddisti e shintoisti.
Tra i cibi tradizionali ci sono anche i kuromame (fagioli di soia neri), tradizionalmente simbolo di salute e forza fisica, i gamberi ed il daikon (rafano bianco), entrambi emblema di lunga vita per le loro sembianze: la gobba del gambero fa pensare a quella delle persone anziane e il ciuffo bianco della radice richiama la barba di un vecchio saggio.
Al giorno d’oggi vengono consumati soprattutto sashimi e sushi insieme ad altri cibi non tipicamente giapponesi. Per far riposare lo stomaco, una zuppa di riso condita da sette erbe diverse (nanakusa-gayu) viene preparata il settimo giorno di gennaio, giorno conosciuto come jinjitsu.

Omochi

Durante i festeggiamenti per il nuovo anno è tradizione in Giappone partecipare a numerosi giochi di società. Uno di questi è lo hanetsuki, un gioco tradizionale giapponese simile al badminton ma senza rete, giocato con una racchetta di legno chiamata hagoita, e un volano chiamato hane. Nonostante la popolarità del gioco sia diminuito negli ultimi tempi, gli hagoita decorati sono ancora un elemento importante della cultura popolare giapponese.
Takoage (aquilone) è un’altra attività comune in tutto il Giappone durante il capodanno in cui i bambini fanno volare degli aquiloni. Quest’ultimi variano notevolmente sia nella forma sia nella decorazione a seconda della località. Come in passato, la tradizione di far volare volo gli aquiloni è tuttora molto diffusa in Giappone.


Kadomatsu (letteralmente “pino all’entrata”) è la tradizionale decorazione giapponese di capodanno, generalmente posta all’entrata delle abitazioni e degli stabilimenti lavorativi tra il 28 dicembre e il 15 gennaio per dare il benvenuto agli spiriti benevoli o ai kami del raccolto. Le caratteristiche del kadomatsu variano da regione a regione, ma in genere sono fatti di pino (che rappresenta la longevità), bambù (la forza e la crescita) e rami di susino (prosperità).

Kadomatsu

E, per concludere, una curiosità.
La Nona sinfonia di Beethoven viene tradizionalmente eseguita in tutto il Giappone durante il periodo di capodanno. Nel dicembre 2009, ad esempio, ci sono state 55 esecuzioni ad opera di diverse orchestre e cori nel territorio giapponese.
La Nona fu introdotta in Giappone dai tedeschi prigionieri di guerra durante la prima guerra mondiale. Le orchestre giapponesi, in particolare la NHK Symphony Orchestra, iniziarono ad eseguire la sinfonia nel 1925. Durante la Seconda guerra mondiale, il governo imperiale promosse l’esecuzione della sinfonia anche nel periodo di capodanno, per incoraggiare la fedeltà al nazionalismo giapponese. La sinfonia, in questo periodo, subì un incremento della popolarità grazie all’alleanza della Germania nazista durante la guerra. Anche dopo la guerra, nonostante la ricostruzione del Giappone rendesse difficili i rapporti con i Paesi stranieri, la sinfonia continuò ad essere popolare grazie all’apprezzamento e alla simpatia del pubblico verso di essa. Nel 1960, l’esecuzione della sinfonia in occasione del capodanno giapponese attraverso cori e orchestre locali è diventata una tradizione che continua ancora oggi.

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5 commenti su “Shogatsu, il Capodanno giapponese

  1. nzn
    dicembre 29, 2012

    Reblogged this on NZN.

  2. marilicia
    dicembre 30, 2012

    Auguri per un felice 2013, Nikiyta, sperando di ricordi di me.
    Ciao.
    Marilicia.

  3. wolfghost
    dicembre 30, 2012

    Davvero interessanti e affascinanti queste note di cultura e costume giapponese sul capodanno 🙂 Ovviamente non mi sorprende che il Natale lì non sia molto sentito avendo pochi cristiani, anzi è casomai sorprendente che lo sia, anche se molto meno rispetto che in occidente. Mi sorprende invece che sia così sentito il 31 dicembre come capodanno, mi aspettavo che anche loro, come i vicini cinesi, avessero usanze legate ad un calendario diverso, anche se poi per scopi di lavoro, devono seguire quello occidentale. Probabilmente, come spesso accade in questi casi, hanno semplicemente slittato i loro costumi sulle date del nuovo calendario…
    Un carissimo saluto e un augurio per un grande 2013 a te ed a tutti i tuoi cari! 🙂

    http://www.wolfghost.com

    • ilpadiglionedoro
      dicembre 30, 2012

      Infatti Wolf. E poi i giapponesi sono bravissimi nel riprendere usi e costumi non loro, spesso dimenticando i loro, purtroppo.
      Di nuovo auguri a te 🙂

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