Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Picasso a Milano – “Io non cerco, trovo”

 

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Primo dicembre.
Arrivo a Milano in una fredda mattina dal cielo grigio scuro. Nemmeno l’albero di Natale di Piazza Duomo, decorato da grandi fiocchi rossi, riesce a riscaldarmi. E ancor meno l’attesa davanti a Palazzo Reale: “coda prenotati”, dice il cartello.
Ma già le prime parole che accolgono i visitatori all’ingresso della prima sala trasmettono il calore della pittura del Genio: “Quando non ho più blu, metto del rosso”.
Sono circa 250 le opere esposte, provenienti dal Museo Picasso di Parigi e molte mai uscite dalla sede originaria.
Sfidando la ressa di gruppi e scolaresche, e facendomi largo tra coloro che, con sguardo estatico rivolto al nulla, sono isolati dal mondo grazie alle cuffiette delle audioguide, riesco a dare un’occhiata al materiale esposto nelle prime sale. Si tratta di memorie della prima antologica dell’artista a Milano, nel 1953, con una serie di lettere, documenti e immagini fotografiche dell’epoca.
Si passa quindi alla mostra vera e propria, accuratamente studiata da Anne Baldassari, direttrice del Museo Nazionale Picasso di Parigi, come un excursus cronologico che prende in esame tutta la produzione dell’Artista, riuscendo in tal modo a far comprendere anche ai profani l’evoluzione stilistica e “filosofica” di Picasso.

Guernica

Si inizia con l’opera probabilmente più nota e più dolorosa dell’artista spagnolo, Guernica, riprodotta su un pannello in dimensione originale e accompagnata dalle parole di Michel Leiris: “In un rettangolo bianco e nero, che evoca la tragedia antica, Picasso ci invia la nostra lettera di condoglianze: tutto ciò che amiamo è destinato a morire, ed è per questo che era così necessario che tutto ciò che amiamo fosse riassunto, come l’effusione dei grandi addii, in qualcosa di indimenticabilmente bello.”
E’ con emozione che ripercorro le prime fasi pittoriche di Picasso, il “Periodo blu” (1901-1906) ed il “Periodo rosa e proto-cubismo” (1906-1909), in cui il culto della vitalità è ancora celato dietro la rappresentazione degli atteggiamenti affranti, addolorati, avviliti della povera gente. Sono figure vinte, oppresse, con le spalle reclinate, le teste piegate, i corpi rannicchiati, le camminate esitanti. E gli occhi sono vuoti: questo è il particolare che più colpisce.

paysage

Paysage aux deux figures, 1908

Nel 1907 Picasso scopre l’arte africana al Musée de l’Homme. Studia Matisse, Cézanne. Pochi anni dopo avviene la svolta. Intorno al 1910-12 si colloca il suo “Periodo cubista”, dove i soggetti delle opere sono spezzati in piani, alla ricerca della terza dimensione, dell’aspetto scultoreo. La figura si frantuma in un’immagine caleidoscopica.

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Uomo con mandolino, 1911

Ma l’arte di Picasso è in continua evoluzione ed incessante è la sua ricerca di stimoli e tecniche sempre diversi. E’ infatti anche il “Collage” ad incuriosirlo, tecnica che consente di spaziare negli accostamenti più svariati fra carta, legno, fili metallici, lamine, disegni a carboncino e ad inchiostro.

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Natura morta con sedia impagliata, 1912

A questo punto Picasso raggiunge la piena maturità artistica. Gli anni dal 1915 al 1924 segnano il suo “Periodo classico”, quello delle grandi opere universalmente note: Paulo nei panni di Arlecchino, Le bagnanti, Due donne che corrono sulla spiaggia, Olga con cappello piumato, solo per citarne alcune.

Paulo nei panni di Arlecchino, 1924

Due donne che corrono sulla spiaggia, 1922

A questi anni risale anche la collaborazione dell’Artista con alcuni coreografi, in particolare Léonide Massine, per la creazione di costumi e scene di balletti come Parade, Il cappello a tre punte, La boutique fantastique. Conosce la ballerina russa Olga Kokhlova, che sposerà nel 1918.

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Ritratto di Olga in poltrona, 1917

In questo periodo i colori sono brillanti, le figure opulente, la composizione grandiosa.
Nel 1932 termina la storia con Olga. La pittura di Picasso già da tempo si era fatta più impegnata: è il periodo di Guernica, del Ritratto di Dora Maar, della Donna che piange. E’ il periodo della lotta anti-franchista, dei bombardamenti tedeschi in Spagna, della morte, del dolore.

Ritratto di Dora Maar, 1937

Donna che piange, 1937

Il “Periodo impegnato” si può far proseguire fino alla metà degli anni Cinquanta, quando inizia un’epoca più tranquilla, dedicata sempre a nuove esplorazioni artistiche e al proseguimento della produzione scultorea.
E’ tempo di bilanci per il grande Picasso, il quale, giunto ormai al termine della sua carriera pittorica e della sua vita, osannato in tutto il mondo, si volge alla reinterpretazione di grandi capolavori come Le déjeuner sur l’herbe di Manet.

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Le déjeuner sur l’herbe, d’après Manet, 1961

Resta indelebile nella mente, avviandosi verso l’uscita, l’immagine di una delle sue ultime opere, Le Matador, che assurge a simbolo di tutta la sua pittura, colorata, frantumata, sofferta. Una pittura che può piacere o meno, come qualunque aspetto legato all’Arte, ma che non può, mai, lasciare indifferenti.

Le matador, 1970

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 3, 2012 da in Arte, Mostre con tag , , , , , , .
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