Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La danza nel Cinquecento

I primi decenni del Cinquecento segnano l’epoca d’oro del Rinascimento italiano che, sia nel campo dell’arte che in quello teatrale, si impone come modello esemplare per l’intera Europa.
Per quanto riguarda la danza, l’interesse nei suoi riguardi cresce notevolmente anche al di fuori dell’ambiente élitario delle corti: presso le ricche classi borghesi l’esercizio della pratica coreutica viene visto come uno strumento di distinzione per acquistare prestigio in società.
La nuova situazione si riflette nell’impostazione dei trattati, che non sono più di pertinenza esclusiva dei maestri di danza, ma spesso opera di autori che scrivono con il preciso scopo di fornire uno strumento didattico ad un ceto urbano desideroso di avvicinarsi a quest’arte per apprendere le norme di un comportamento elegante e distinguersi in società.
Oltre alla pubblicazione di testi di carattere divulgativo, si diffondo sempre più le scuole di ballo, create per soddisfare la crescente necessità di studiare la danza da parte del ceto borghese.
I maestri di danza italiani sono sempre più richiesti dalle corti straniere, e questo favorisce uno scambio di esperienze e la formazione di un patrimonio coreico comune. Di questa mutata situazione beneficia soprattutto la Francia che, divenuta una potenza egemone, intreccia con l’Italia una fitta rete di scambi culturali, che si riflette anche nel settore specifico della danza.
Il repertorio delle danze di società si amplia notevolmente, accogliendo i contributi dei diversi Paesi europei, in particolare Francia, Spagna e, in misura minore, Germania.
Si affermano nuovi generi. Dalla Francia provengono la volta, il tourdion, in bransle, la courante; dalla Germania l’allemande; ma è soprattutto la Spagna a contribuire all’allargamento del repertorio con una considerevole varietà di danze tra cui la pavana (la danza cerimoniale per eccellenza), il canario e la sarabanda. L’Italia contribuisce con la gagliarda, il brando, il passamezzo e una serie di danze a carattere regionale.

La pavana

La pavana sostituisce la cinquecentesca bassadanza. Controversa è la sua origine: alcuni la ritengono italiana, facendo derivare il nome da “padovana”; altri la considerano spagnola e collegano la sua etimologia a “pavo”, il pavone, in carattere con i movimenti degli esecutori che si pavoneggiavano, facendo “la ruota”.
Si tratta di una danza processionale lenta e solenne, improntata a severità e dignità di portamento, utilizzata soprattutto nelle cerimonie di corte.
Sempre di moda è il saltarello (conosciuto nella variante francese come pas de Brébant), anche se la sua fortuna tende a lasciare il passo alla prepotente affermazione della gagliarda, forse il ballo più praticato del secolo. L’esecuzione prevedeva energici slanci della gamba e salti e, in combinazione con la pavana, rappresentava nelle suites la tipica danza di chiusura.

La gagliarda

Due sono le novità che possiamo riscontrare nella danza del Cinquecento rispetto rispetto a quella del secolo precedente.
La prima riguarda la preminenza data all’estetica dell’”aeroso”, mentre nel Quattrocento il principio di elevazione era addirittura considerato sconveniente.
La seconda è rappresentata dalla crescente affermazione delle danze a coppia chiusa, in cui i due danzatori non procedono più fianco a fianco, sfiorandosi leggermente la mano, ma si muovono all’unisono come una sola persona, a stretto contatto fisico (emblematica è la volta)
Nel corso del Cinquecento la danza tende ad invadere anche lo spazio teatrale.
Sempre più successo hanno gli intermezzi, che vengono ora utilizzati all’interno degli allestimenti teatrali per colmare il vuoto degli intervalli con un’azione spettacolare, spesso priva di legame con l’argomento della rappresentazione. Gli intermezzi si basavano sull’interazione di musica, poesia e danza, ed utilizzavano un notevole apparato scenografico con macchinari e sofisticate tecniche per la mutazione a vista delle scene. Tutto ciò giunse ad assorbire totalmente l’interesse del pubblico, distogliendolo dalla rappresentazione principale.
Il fenomeno è particolarmente evidente in Italia, soprattutto in ambito fiorentino, dove nel corso del Cinquecento si mette a punto il nuovo modello tetrale destinato a far scuola all’intera Europa.
Oltre alla danza, negli intermezzi fiorentini acquista un ruolo fondamentale la musica che, emancipandosi dallo stile contrappuntistico, allora in voga, si orienterà verso l’affermazione della monodia lirica e drammatica.

A determinare la svolta del gusto musicale contribuisce l’attività della Camerata fiorentina, fondata nel 1580 da Giovanni de’ Bardi, che apre la sua casa a musicisti e uomini di cultura con l’intento di studiare la natura dell’antica musica greca e le qualità espressive che la rendevano parte intima ed essenziale della tragedia.
Il movimento portò alla realizzazione dei primi drammi musicali da cui in seguito nascerà il melodramma.
L’interesse per la musica antica è fortemente avvertito anche in Francia dove, nel 1571, si era costituita l’Accademia di musica e poesia, fondata dal poeta Antoine de Baif e dal compositore Thibault de Courville, che si propone di ricostituire l’unità lirica greca basata sull’unione di poesia, musica e danza.
Anche in Francia la pratica degli intermezzi, ulteriormente sviluppata in senso spettacolare all’interno delle cerimonie di corte, tende ad evolversi verso il teatro.
Ed è nell’ambito della corte che, tra la fine del Cinquecento ed il Seicento, nasceranno i nuovi generi spettacolari del ballet de cour in Francia e del masque in Inghilterra.

Il ballet de cour
Come nasce il famoso ballet de cour francese? Ancora una volta grazie all’influenza italiana.
In Francia era l’epoca di Caterina de’ Medici, che dà notevole sviluppo alle arti e alla musica, portando con sé artisti italiani alla corte francese.
Nel 1555 arriva alla corte francese Baltassare di Belgioioso (francesizzato poi in Balthasar de Beaujoieux), ove si insedierà stabilmente e parteciperà alla vita intellettuale del tempo.
Nel 1581 egli realizza Le Balet comique de la Royne, considerato il prototipo del ballet de cour.
Lo schema strutturale consisteva in tre parti: l’ouverture, con l’esposizione recitata del soggetto; le entrées, ovvero movimenti coreici di gruppo a carattere pantomimico, e quindi il grand ballet finale, che coincideva con lo scioglimento della trama e a cui partecipava tutto il corpo di ballo.
La coreografia seguiva un’impostazione geometrica, disegnando al suolo una serie di quadrati, rettangoli, losanghe, chiaramente leggibili dagli spettatori, collocati in posizione sopraelevata rispetto alla sala.
Ad orientare questo gusto compositivo contribuisce l’influenza del neoplatonismo che, sulle orme di Marsilio Ficino, si diffonde in Francia nel corso del Cinquecento. Alla base c’è il riferimento alla concezione platonica secondo cui la danza riproduce con le sue evoluzioni l’ordinata armonia del cosmo e i movimenti degli astri.
Utilizzando fonti diverse in cui confluivano influenze dall’antico, italiane e francesi, Beaujoyeux montò una grande macchina spettacolare in cui all’intento encomiastico-celebrativo, celato sotto il velo allegorico, si giovava dell’apporto di tutte le arti unificate al’insegna del meraviglioso.
Con il Balet comique de la Royne egli impone, così, un nuovo modello coreico destinato a fare scuola senza sostanziali variazioni per oltre un secolo.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

4 commenti su “Storia della danza in pillole – La danza nel Cinquecento

  1. Rodrigo Serrano
    novembre 1, 2012

    Una stupenda e completa lezione storica sulla danza che ti ringrazio di cuore, carissima Manuela, e che ho letto con immenso piacere! Grazie ancora!

    "Mi piace"

  2. marilicia
    novembre 7, 2012

    Ti penso Nikiya.
    Un abbraccio,.
    Marilicia.

    "Mi piace"

  3. Annalisa
    marzo 15, 2015

    Molto molto interessante e ben descritto. Complimenti! 🙂

    "Mi piace"

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