Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Trittico Novecento”: l’evoluzione di un’étoile

Venerdì 20 luglio. Eccomi di nuovo alle Terme di Caracalla, a distanza di un anno esatto dall’ultimo spettacolo di danza cui ho assistito in questa location tanto affascinante da sembrare surreale. Le vestigia di un passato glorioso e magnificente, queste terme romane imponenti dai raffinati mosaici e dalle volte spezzate che si stagliano alte nel cielo, fanno ancora una volta da fiabesca cornice alla danza di Roberto Bolle e al suo nuovo spettacolo estivo (ricordate…? l’avevo anticipato alcuni giorni fa).

Quest’anno la nostra splendida étoile propone una nuova formula nelle sue recite estive: non più il supercollaudato “Roberto Bolle & Friends”, bensì “Trittico Novecento”, una serata meno articolata, più ricercata e che, dopo averla vista, potrei definire anche meno “facile” rispetto a come ha abituato il suo pubblico estivo. In ogni caso, ancora una volta un “tutto esaurito”.
Ma entro subito nel vivo della serata.

PROGRAMMA

Who Cares? cor. Georges Balanchine, musica George Gershwin
Juliana Bastos, Magali Guerri, Maria Gutierrez, Roberto Bolle

27’52” cor. Jiri Kylian, musica Dirk Haubrich
Natasha Novotna, Vaclav Kunes

Aus Holbergs Zeit cor. John Cranko, musica Edward Grieg
Alicia Amatriain, Alexander Jones

Le Jeune Homme et la Mort cor. Roland Petit, musica Johann S. Bach
Jia Zhang, Roberto Bolle

Ph.: Luciano Romano

Grande attesa per il primo pezzo in programma, Who Cares? di Balanchine, da cui Roberto ha estrapolato il secondo atto, con parti da solisti per i quattro interpreti, pas de deux ed infine un passo a quattro.
Per la prima volta la nostra étoile si cimenta in questo balletto, nel quale Balanchine voleva tracciare un ritratto esuberante dell’America e dell’energia tipica di Manhattan. Si tratta in effetti di un’interpretazione inusuale ed inaspettata per chi lo segue da molti anni e ormai lo identifica con ruoli più profondi e passionali. Inoltre, come ogni novità, ha forse bisogno di essere metabolizzata e “studiata” più a fondo.

Ph.: Luciano Romano

Il pubblico ha comunque apprezzato molto ed applaudito la verve di Roberto e delle tre ballerine del Ballet du Capitole di Tolosa che lo hanno accompagnato

Who Cares?
Magali Guerri, Roberto Bolle, Juliana Bastos e Maria Gutierrez

La seconda parte della serata propone due coreografi amati da Roberto Bolle: Kylian (indimenticabile la sua Petit Mort con la Novotna) e Cranko (di cui Roberto interpreterà di nuovo Onegin con Maria Eichwald alla Scala, dopo il successo strepitoso dello scorso anno).

27’52” è una splendida creazione del 2002 di Jiri Kylian per il Nederland Dans Theater e prende il titolo dalla durata effettiva del balletto.
Natasha Novotna e Vaclav Kunes, già ballerini del NDT ed ora free-lance, sono conturbanti e ipnotici nel loro scontro di corpi, caratteristica di Kylian. Natasha e Vaclav mostrano ancora una volta tecnica strabiliante e capacità di sedurre con le loro movenze feline e cadenzate, accompagnate dalla musica sincopata di Haubrich.
(Se qualcuno fra voi ama Kylian, può leggere anche “L’imponderabile mistero della vita: Jiri Kylian e il NDT II” del 12 giugno)

27’52”
Natasha Novotna e Vaclav Kunes

Altra novità assoluta è Aus Holbergs Zeit, scelta dai due primi ballerini dello Stuttgarter Ballet, Alicia Amatriain e Alexander Jones, per celebrare il coreografo che diede vita al “miracolo di Stoccarda”: John Cranko. E’ l’unico pezzo “classico” della serata, che può essere visto come trait d’union ideale tra la formazione accademica del protagonista della serata e le sue “incursioni” nella danza moderna e contemporanea che sempre più lo caratterizzano.

Aus Holbergs Zeit
Alicia Amatriain e Alexander Jones

Poi…intervallo…un saluto a Reiko, uno scambio di opinioni, uno sguardo al pubblico che gremisce ogni dove i posti disponibili…ma la mente, gli occhi e il cuore attendono con ansia l’ultima (purtroppo…) parte del “Trittico”. Inizia l’allestimento della scena: la tenda rossa che lieve ondeggia alla brezza della notte, simbolo della passione che permea la “stanza”; il letto sfatto del Jeune Homme; le sedie e il tavolo, strumenti di tortura e di lotta fra i due amanti; il patibolo pronto per il drammatico epilogo. Già solo assistere ai lavori a scena aperta mi toglie il respiro…

E il respiro si ferma nel momento in cui si spengono le luci e si vedono brillare nel buio le braci della sigaretta tra le labbra del Jeune Homme. Nel momento in cui si alza dal letto ed inizia la sua danza rabbiosa e sensuale, rabbrividisco, e i brividi non mi lasceranno per tutta la durata del balletto.
Ho già parlato più volte di Le Jeune Homme et la Mort ed in modo sempre più entusiastico, perché ogni volta Roberto arricchisce la sua interpretazione dell’esperienza umana e professionale acquisita nel tempo, rendendo il suo Giovane un Uomo maturo, profondamente passionale e carico di tensioni esistenziali.
I suoi movimenti sono più energici e drammatici, lo sguardo più sofferente e allucinato, il respiro spezzato dalla passione. Quella di questa sera è, secondo me, la sua migliore interpretazione. La prossima sarà ancora meglio?

Le Jeune Homme et la Mort
Jia Zhang e Roberto Bolle

Applausi dirompenti sciolgono l’inevitabile tensione che, minuto dopo minuto, aumenta di intensità nel corso di questo capolavoro di Petit. Applausi grandissimi, come sempre, per Roberto Bolle che, sorridente, non dimentica di ringraziare i suoi “compagni d’avventura” estivi.
E noi non smetteremo mai di ringraziare lui, per essere riuscito a portare la grande, grandissima danza, in mezzo alla gente, con simpatia, semplicità ed enorme talento.

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