Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Da Ashton a Ratmansky: serata di debutti alla Scala

3 maggio, data importante nella storia del balletto del Teatro Alla Scala.
Dopo otto anni torna la storia appassionata della Dama delle Camelie, nella “forma breve”, ideata da Sir Frederick Ashton nel 1963 per Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, Marguerite and Armand e, nella stessa serata, debutta Concerto DSCH, apprezzatissima creazione di Alexei Ratmansky, già Direttore artistico del Balletto del Bolshoi e dal 2009 resident artist dell’American Ballet Theater.

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Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev, Marguerite and Armand

Serata “succulenta” dunque, imperdibile, anche e soprattutto per il debutto nei ruoli principali di Marguerite e Armand di Svetlana Zakharova e Roberto Bolle.
Ancora una volta la fortuna mi ha assistito e dal mio posto in seconda fila di platea ho una visuale strepitosa del palcoscenico. E ancora una volta, come sempre …ma non verrà mai meno questa emozione?… il cuore inizia a battere forte quando il primo abbassarsi delle luci avvisa dell’imminente inizio dello spettacolo. I musicisti prendono posto ed accordano gli strumenti, i flash lampeggiano in sala ad immortalare lo splendore del Teatro, mentre ripenso alle scene delle prove regalateci da “Loggione” qualche giorno fa che ci hanno fatto pregustare l’intensità della rappresentazione.
Ma ecco…gli applausi per David Coleman, Direttore storico dei grandi balletti, si stemperano nei primi accordi musicali, mentre le luci si spengono ed il respiro del pubblico si ferma.

La prima scena, il “Prologo”, si apre con Marguerite sofferente, stesa sul divano. Ormai in fin di vita, il petto scosso dalla tosse, rivede nel suo delirio l’amato Armand: Roberto entra in scena come in una visione da sogno, vestito di bianco, etereo, danzando un lungo assolo attorno alla sua Dama e calandosi perfettamente nel ruolo, dopo solo pochi secondi di lieve esitazione.
Il quadro successivo, “L’incontro”, ripercorre in un flashback il gioco di sguardi tra Marguerite e Armand, quando lei, bellissima nel suo abito da sera rosso, è circondata da molti ammiratori ma non ha occhi che per lui, Armand Duval: il rosso dell’abito di lei e l’azzurro intenso della giacca di lui si fondono in un intenso pas de deux, preludio dell’amore che sta nascendo.
Il terzo quadro, “La campagna”, dolcissimo e allegro, è l’apoteosi dell’amore. Svetlana splendida in corpetto e gonna a volants bianchi e Roberto scanzonato in calzamaglia e camicia anch’essi candidi, danzano gioiosi il loro amore: Svetlana è una libellula, sembra della stessa materia dell’aria tanto è lieve tra le braccia di Roberto, con cui l’intesa di corpo e d’anima è totale. Sono fatti “della stessa sostanza dei sogni” e la sintonia è evidente in ogni passo.
La felicità viene però interrotta dall’arrivo di Monsieur Duval, il Padre di Armand, che, con pochissimi gesti, lascia intendere a Marguerite che dovrà lasciare il giovane; lei è disperata, affranta, ma accetta il patto: denaro in cambio dell’abbandono.
Chi conosce la versione completa del balletto sa che, a questo punto, inizia la fase più drammatica sia della narrazione che della danza: è l’atto nero, “L’insulto”, che segna la crisi dell’amore e la fine di Marguerite. Svetlana e Roberto, entrambi in costumi neri, si incontrano di nuovo ad una festa, dopo l’abbandono di lei. L’ira di Armand-Roberto è incontenibile, gli farà scivolare dal corpetto le banconote che avrebbe dovuto più tardi scagliare contro di lei per dimostrarle la conoscenza del suo tradimento: afferra Marguerite-Svetlana scagliandola a terra, strappandole la collana regalatale dal Duca, facendola danzare furiosamente al ritmo della propria rabbia e del proprio dolore, esternando con i gesti e lo sguardo quell’amore che, nonostante tutto, egli ancora prova per lei. Per lei che, rassegnata, stremata, subisce con dolorosa passione ogni gesto, assecondando con la levità del suo corpo questo intensissimo passo a due. Marguerite esce di scena, dopo l’ennesimo incontro con il Padre, barcollante sulle punte, conscia della fine di tutto, dell’amore e della vita.
Quadro finale, “La morte”: il cerchio si chiude, Marguerite è ancora sofferente sul divano, in camiciola. Sullo sfondo corre tutt’intorno al palcoscenico Armand, con un lungo mantello nero molto scenografico, che abbandona prima di lanciarsi ai piedi di Marguerite. E’ l’ultimo anelito della vita e dell’amore, l’ultimo straziante pas de deux questo che chiude trentacinque minuti di passione incalzante, che non lascia il tempo di respirare, che non permette all’attenzione del pubblico di distrarsi nemmeno per un applauso. Un silenzio attento e attonito che esplode in un unico, grande applauso dopo la scena finale, in cui Marguerite muore, aggrappata ad Armand, dopo un ultimo bacio appassionato.
E i lunghi minuti di attento ascolto dei battiti del grande cuore della danza trovano ora il loro sfogo negli scroscianti applausi ai due protagonisti che, dapprima seri e ancora immersi nella drammaticità dei ruoli, si sciolgono poi in aperti sorrisi e ringraziamenti.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle

Bravi, bravissimi Svetlana e Roberto, protagonisti assoluti e maturi, che hanno fatto rivivere con la loro personale interpretazione il mito portato sulle scene da Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev.
Un apprezzamento anche per i costumi, semplici ma molto eleganti e d’effetto, ideati dal grande fotografo e scenografo inglese Cecil Beaton.

Si accendono le luci, mi accorgo di non avere ancora smesso di tremare dall’emozione, cerco di recuperare un respiro normale e di riattivare la circolazione. Non esagero, è normale, è così da sempre: dall’”effetto Bolle” non si guarisce.

Dopo un balletto così intenso, il passaggio al divertimento puro di Concerto DSCH è all’inizio fuorviante e mi servono diversi minuti per entrare in sintonia con questa coreografia giovane e frizzante.
Concerto DSCH è stato creato da Alexei Ratmansky nel 2008 per il New York City Ballet, ottenendo da subito uno strepitoso successo. E’ un balletto corale, in cui il Corpo di ballo fa da contorno vivace e brioso al lirismo della coppia principale, formata da Svetlana Zakharova ed Eris Nehza, ed al virtuosismo di un trio (Alessandra Vassallo, Antonino Sutera e Federico Fresi). Tanta allegria e freschezza interpretativa trova la sua ragion d’essere nella musica, quel Concerto N. 2 in Fa magg. Op. 10, che Sostakovic scrisse nel 1957 per il diciannovesimo compleanno del figlio Maxim, ed è una composizione ispirata dalla gioia e dalla speranza che seguirono la fine dell’epoca staliniana.

Federico Fresi ed Antonino Sutera


Antonino Sutera, Alexei Ratmansky, David Coleman e Svetlana Zakharova

Non riesco a dire molto altro di questo balletto, impreziosito dalla presenza della Zakharova dalla tecnica ancora una volta strabiliante, ma che, nella sua brevità e leggerezza, non resta impresso a fondo nella mente e nel cuore. Divertente e piacevole, però, questo senz’altro.
Ah…la curiosità del titolo: DSCH sono semplicemente la prima lettera di “Dmitrij” e le prime tre di “Schostakovitsch”, con le quali il musicista usava abbreviare il suo nome in Germania, dove indicano anche quattro note musicali (re, mi bemolle, do, si).

I protagonisti al curtain call: Federico Fresi, Alessandra Vassallo, Antonino Sutera, Svetlana Zakharova ed Eris Nezha

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2 commenti su “Da Ashton a Ratmansky: serata di debutti alla Scala

  1. Valentina (milano)
    maggio 6, 2012

    davvero emozionante dove la loro energia di ROBERTO E SVETLANA ARRIVA AL CUORE PERCEPENDO L’AMORE DEI LORO PERSONAGGI .

  2. Rodrigo Serrano
    maggio 6, 2012

    “Vivere” questo articolo, alcuni possono dire “leggere”, è molto più che essere stato dal vivo alla Scala, in quella serata meravigliosa! Il nostro PADIGLIONEDORO sa come registrare nei cuori dei suoi lettori, delle impressioni “definitive”, come quelle che ci proviamo quando l’emozione ci rapisce in assoluto!
    GRAZIE ancora!

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 6, 2012 da in Balletti live, Danza con tag , , , , , , , .
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