Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Settecento a Verona. La nobiltà della pittura

Giambettino Rotari, Ritratto di fanciulla

Descritta da alcuni come inutile e noiosa, da altri come particolare ed interessante, la mostra Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari: la nobiltà della pittura, che chiuderà il prossimo 9 aprile, è secondo me dignitosa e curiosa. Curiosa perché contribuisce a gettare un po’ di luce su alcuni pittori veneti, ma soprattutto veronesi, sconosciuti ai più. A parte, infatti, artisti come Tiepolo, gli altri suscitano rimembranze solo negli abitanti della città scaligera.

Un po’ tutti, però, sono accomunati dallo stesso destino. Nei primi decenni del Settecento l’arte veneta riprende il sopravvento, dopo un secolo passato nell’ombra: Venezia era la città più alla moda del tempo e tutte le corti europee chiamavano a sé artisti veneti (vedi Tiepolo, Canaletto, Guardi, Piranesi, Bellotto, solo per citare i più noti). La loro, purtroppo, non era solo una collaborazione temporanea con i committenti stranieri, ma una vera e propria fuga dalla crisi in cui versava l’economia dell’epoca. Molti di loro non tornarono più in patria, o solo raramente; altri si adattarono a fare anche altro: restauri, decorazioni di mobili o gondole, stucchi, costumi, persino fuochi d’artificio.

Bernardo Bellotto, Veduta di Verona con l'Adige e il Ponte Navi

Otto sono le sezioni che ripercorrono in breve la pittura veronese del periodo. Si inizia con la città vista attraverso gli occhi di artisti come Van Wittel, Bellotto, Urbani, Valesi; per passare, attraverso Dorigny e Balestra, ai protagonisti dell’esposizione. Giambettino Cignaroli, uno dei pochi pittori in Italia ad avere il permesso di aprire un’Accademia di Belle Arti (che ancora oggi porta il suo nome); Pietro Antonio Rotari, di famiglia nobile, il cui patrimonio gli permise di tenere aperta la sua bottega a Verona e che si trasferì comunque all’estero, amatissimo ritrattista alla corte degli zar di San Pietroburgo (in esposizione una bellissima galleria di ritratti); e poi Marco e Giambattista Marcola, Giorgio Anselmi, Francesco Lorenzi e molti altri. Infine i Tiepolo, Giambattista e Giandomenico, che chiudono il percorso espositivo con le loro deliziose  e sfuggenti figure.

Giambettino Cignaroli, Autoritratto

In particolare, Giambattista dipinse quella che è considerata la più celebre opera d’arte veronese del Settecento: il Trionfo di Ercole, affresco che decorava il soffitto di Palazzo Canossa, situato vicino al ponte di Castelvecchio ed andato in mille pezzi proprio l’ultimo giorno della Seconda Guerra Mondiale, il 25 aprile 1945, quando i nazisti fecero saltare tutti i ponti della città. Oggi un comitato di esperti sta cercando di riportare in vita questa meraviglia, della quale restano solamente una vecchia fotografia sgranata e in bianco e nero ed i frammenti dell’affresco. Grazie ad una rielaborazione della fotografia e ad altre magie informatiche, è stata ricreata una riproduzione virtuale dell’affresco con i probabili colori originali. “Con la tecnica ‘Tattoo Wall’, spiega Fabrizio Magani, presidente del comitato scientifico della mostra, “abbiamo ottenuto un tessuto con una sorta di affresco digitale applicabile all’intonaco del soffitto. È un’operazione con la quale vogliamo aprire il dibattito sulla possibilità di intervenire con tecniche alternative nei casi in cui il restauro tradizionale sia impotente». Una bella sfida, in cui il presente – e anche il futuro – si stringono in un unico abbraccio al passato, quel passato imprescindibile per la nostra storia, le nostre tradizioni, tutta la nostra cultura.

Il trionfo di Ercole
Una fase del restauro e, a destra, il «ritocco» completato

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3 commenti su “Il Settecento a Verona. La nobiltà della pittura

  1. dovenonso
    marzo 24, 2012

    cavolo, sono stato a verona in dicembre…se sapevo della mostra un salto lo facevo volentieri.

    • ilpadiglionedoro
      marzo 24, 2012

      Non mi è dispiaciuta in effetti…anche se pure questa, come le ultime, non è un granché.

  2. wolfghost
    marzo 30, 2012

    Be’, questi dipinti che metti sono veramente splendidi! Il terzo, l’autoritratto, sembra una foto… con piu’ calore pero’! 😉

    La fuga all’estero degli artisti ha anticipato cio’ che e’ avvenuto a posteriori un po’ in tutta la societa’ 😦 L’arte, si sa, e’ quasi sempre quella che paga per prima…

    http://www.wolfghost.com

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