Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Giselle”-18 febbraio 2012-Milano-Teatro Alla Scala

Ancora una volta Giselle, un balletto che non ci si stanca mai di ammirare… E per questo ritorno alla Scala dopo quasi due anni si è ripresentata la coppia d’oro di étoiles, Svetlana Zakharova (al rientro dopo la maternità e quindi attesissima) e Roberto Bolle. Giselle è “il balletto” per antonomasia. Dice Vittoria Ottolenghi: “Raccontarlo, descriverlo, ritrovarlo e, ancor meglio per i pochi che ne sono capaci, danzarlo, è capire, piano piano, che cosa sia la danza”. E l’evanescente, aerea Giselle trasformata in Villi, che scivola tra le braccia dell’amato Albrecht, può essere davvero vista come la metafora della danza che, appena eseguita, scivola via leggera. “Quando la danza è finita, è finita per sempre”, almeno quella sul palcoscenico. Ma restano le immagini impresse indelebili nella memoria, restano le emozioni che grandi interpreti come Svetlana e Roberto e tutto il Corpo di Ballo della Scala hanno regalato al pubblico presente in sala, in un teatro sold out non solo per questa recita, ma anche per le due repliche. Il cuore batte forte quando le luci segnalano, con la progressiva diminuzione d’intensità, l’imminenza dell’inizio dello spettacolo; l’orchestra accenna le prime note e subito Hilarion (il primo ballerino Alessandro Grillo) lascia i suoi fiori alla porta di Giselle. All’ingresso “in volata” di Roberto-Albrecht esplode come sempre uno scrosciante applauso, solo il primo di una lunga serie che accompagnerà i momenti più suggestivi e tecnicamente impegnativi del balletto. Roberto è in forma smagliante e pienamente calato nei panni del giovane nobile in cerca di avventure nel paesello di contadini; ha l’aria fiera e sul viso il sorriso beffardo che contraddistingue il suo personaggio quando bussa alla porta della splendida Giselle. Il secondo applauso è per Svetlana Zakharova, che esce dalla casupola sorridendo ingenuamente e iniziando la sua danza gioiosa e piena di aspettative, danza che esplode nella timorosa allegria dell’incontro con l’amato Albrecht: perfetta l’acustica del teatro, che ha permesso di sentire, nonostante la musica, gli schiocchi dei baci mandati da Roberto alla sua dama per richiamare la sua attenzione! Il sogno d’amore di Giselle scorre via veloce, fra il gioco della margherita, l’ennesimo inganno del bel Principe che ha lo sguardo malandrino e dolce di Roberto e dal quale tutte noi – un po’ Giselle nel cuore – non potremmo non lasciarci tentare, le allegre rincorse della coppia espresse da una serie di festosi jetés, le danze della vendemmia con il “passo a due dei contadini”, interpretato da una Antonella Albano a tratti incerta e da un ottimo Nino Sutera. Ripetuti applausi e “bravo” a gran voce accompagnano ogni scena, ma scende di nuovo il silenzio nell’imminenza della tragedia: Bathilde, fidanzata ufficiale di Albrecht, reclama l’amore del suo uomo contro una Giselle smarrita che cerca la verità negli occhi del traditore. La troverà nell’espressione dolente di Roberto, nel panico che si impossessa di lui quando Hilarion rivela definitivamente la sua vera identità, nella sua consapevolezza di aver commesso un errore irreparabile, nello sguardo leggero e in apparenza divertito che egli rivolge alla fidanzata per spiegare la sua presenza al villaggio. Ancora una volta Roberto riesce ad interiorizzare e a trasmettere al pubblico ogni sfumatura dell’angoscia di Albrecht e il senso di colpa e il dolore che si dipingono sul suo viso non lo lasceranno fino al triste epilogo. Sono passati quasi due anni dall’ultimo Albrecht che ho visto nell’interpretazione di Roberto, due anni in cui l’uomo e quindi il personaggio sono cresciuti: più maturi e consapevoli della propria fisicità, dei propri sentimenti, della propria profondità interiore. La scena della pazzia pone fine alla tragedia umana di Giselle, che ha il suo apice nei momenti in cui la fanciulla rivive come al rallentatore, in una sorta di incubo senza fine, gli attimi di gioia passati con il suo amore e che alla fine le spezzeranno il cuore, trascinando Albrecht con sé nel suo dolore eterno. Questo è noto per essere un pezzo di bravura non tanto tecnica, quanto soprattutto di pantomima drammatica, e deve essere reso al meglio dal punto di vista emotivo. Ricordo molto bene l’impressione che mi fece la Zakharova l’ultima volta: dissi che non riusciva ancora a “parlare col cuore”. Anche per lei sono passati due anni, un periodo importante, che ha lasciato un’impronta positiva nella sua interpretazione: più sentita, più melodrammatica forse, ma di certo non “fredda” come poteva sembrare allora. Mentre le luci si riaccendono in sala, il sipario si chiude su Bertha che, disperata, abbraccia la figlia morta, stesa a terra, mentre il fedele Wilfried trascina un disorientato Albrecht lontano dal villaggio in lacrime. L’intervallo sopraggiunge provvidenziale a sciogliere la tensione che ancora una volta, inevitabilmente, si accumula in chi si lascia trasportare dal flusso degli eventi e gioisce, soffre, ama, muore, assieme ai protagonisti. Uno scambio di commenti con Marina e l’entusiasta ed emozionata quanto me Justyna, ed arriva veloce il momento della seconda parte, il suggestivo «atto bianco» ambientato nel mondo delle Villi. Anche in questa edizione il personaggio di Myrtha è affidato a Francesca Podini (purtroppo Marta Romagna ha dovuto dare forfait a causa di un piccolo problema) che, con la sua figura alta e longilinea, ben incarna l’altera, rigida e implacabile regina delle Villi: appare e scompare dal palcoscenico muovendosi leggera sulle punte e, con il suo assolo, introduce l’ingresso delle altre Villi, un momento sempre molto atteso e di rara suggestione.

ph. Teatro Alla Scala

E’ forse l’immagine più famosa del balletto classico, quella delle Villi con il lungo e vaporoso tutù bianco, le braccia incrociate sul petto, le punte che sfiorano terra, che accolgono la nuova compagna e lasciano poi il palcoscenico incrociandosi come sospese nell’aria e popolando la scena di splendide ed eteree figurine quasi incorporee. Gli applausi esplodono meritati per le ballerine che interpretano le Villi, sia per il gruppo che per le due Ombre soliste, Emanuela Montanari e Alessandra Vassallo, leggerissime ed evanescenti nei loro assoli.

ph. Teatro Alla Scala

Ma il momento più atteso è, come sempre, l’arrivo di Albrecht nel bosco incantato dove si trova la tomba di Giselle. E’ un Albrecht ben diverso da quello gioioso e un po’ incosciente del primo atto, un Albrecht che ha la profondità della ricerca psicologica di Roberto sul personaggio: avanzando dolente stretto al suo fascio di gigli come alla donna amata, avvolto nel fosco mantello che cela il suo tormento, lo sguardo affranto perso nel vuoto, sofferente, con delicatezza depone i fiori sulla tomba dell’amata ma, all’improvviso, sente qualche cosa nell’aria. Il suo sguardo annaspa in un vuoto carico di dolore e di mistero, a mala pena riesce a cogliere l’ombra di una figurina eterea che gli si materializza accanto, catturando il suo sguardo e il suo cuore ancora una volta. Albrecht segue con espressione smarrita i movimenti del suo amore: pensa sia reale e cerca di afferrarla, ma Giselle ormai Villi gli sfugge come una farfalla tra le mani di un bambino; e lui vaga, rapito, incredulo, forse pensando di aver smarrito la ragione per il troppo dolore. Ma quando riesce finalmente a toccarla e ad intrecciare con lei un dolcissimo passo a due, il lirismo di questo balletto sempre e sempre più emozionante tocca livelli sublimi, nel silenzio assoluto degli spettatori che solo al termine della scena sciolgono la tensione in un applauso senza fine.

ph. Teatro Alla Scala

 Ho seguito tutto il secondo atto, ma soprattutto questo ritrovarsi dei due innamorati e la loro sfida alla morte, con il cuore che martellava nel petto, non riuscendo a staccare gli occhi dalla scena, lo sguardo fisso, il respiro appena accennato, per non perdere nemmeno un secondo di danza sublime. Le variazioni di Giselle intervallate a quelle di Albrecht, costretto a danzare senza tregua da Myrtha che lo vuole condurre alla morte, sono un capolavoro di bravura tecnica, ma nulla raggiunge l’apice del momento clou dell’intero balletto: i canonici trentadue entrechatsix di Roberto. Le braccia lungo il corpo, abbandonato alla danza, fino alla supplica finale con il braccio allungato verso Myrtha, lo sguardo affranto e colmo di dolore per chiedere pietà. Come sempre, applausi a scena aperta accompagnano questa variazione e continuano sino al termine della recita, quando Albrecht danza i suoi ultimi passi con Giselle, che è riuscita con il suo amore e la sua tenacia a proteggerlo dalla vendetta delle Villi e a far finalmente sorgere un’alba salvifica, momento in cui si allontana per sempre dall’uomo amato e lo lascia solo sul palcoscenico, con un fiore tra le mani. Il grande respiro del pubblico si ferma per un attimo, ma solo un attimo: poi esplode un unico, enorme applauso, e ancora una volta tutti in piedi per i ringraziamenti agli artisti.

 Tutti bravi, bravissimi, ma sopra tutti Svetlana Zakharova, interprete davvero incredibile questa sera, ed il nostro amatissimo Roberto, che ha realmente raggiunto una maturità tecnica ed espressiva senza eguali: riesce sempre più a stupire per la perfetta esecuzione delle coreografie più complesse e per la padronanza della scena e ad emozionare lasciando scorrere sul suo viso, nei suoi gesti, nei suoi occhi tutti gli stati d’animo del suo personaggio, in un’identificazione totale che solo i più grandi artisti riescono a raggiungere.

E’ stato con grande dispiacere che abbiamo lasciato la sala del teatro, dopo una recita così suggestiva e magicamente perfetta, ma il nostro appuntamento all’uscita artisti ci chiamava a gran voce. Temperatura clemente, per fortuna, visto che ormai siamo stati definitivamente sfrattati dalla portineria e costretti ad attendere i nostri beniamini all’addiaccio…. Una pessima decisione questa, non tanto per dover restare all’aperto (un piccolo sacrificio, visto che si è anche riparati dai portici), quanto piuttosto perché le firme degli autografi ed i saluti vengono fatti in modo alquanto disordinato: tutti addosso alle star, quasi travolte dalla folla, senza la “barriera”, comoda per entrambe le parti, del bancone della portineria. E’ questo un momento molto atteso, ma al contempo frustrante, almeno per chi era abituato alla tranquillità di qualche anno fa… Come da copione moltissime persone hanno aspettato pazientemente l’uscita di Svetlana e Roberto, che non si sono comunque fatti attendere a lungo. Svetlana è stata abbastanza paziente con i suoi fan, pronta però a sgusciare via non appena si è profilato il suo taxi e molto parca di sorrisi (pressoché assenti, direi).

ph. Justyna

Al contrario di Roberto: per lui gli elogi non sono mai sufficienti. Sempre più sorridente, simpatico, cortese, disponibile, affabile, affettuoso… Anche dopo decine di autografi e complimenti sempre pronto a ringraziare e a regalare una parola e un sorriso. Tendo ormai ad allontanarmi dalla calca, pressante intorno a lui ogni volta di più. Poi però…spingi qua, spingi là….mi sono ritrovata vicina a Roberto e, stupita e senza quasi rendermene conto, stretta nel suo forte abbraccio. Il calore e la spontaneità del suo saluto ed i suoi occhi luminosissimi mi hanno questa volta totalmente spiazzato…”Effetto Bolle” dirompente, che ancora non è svanito…

ph. Justyna

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5 commenti su ““Giselle”-18 febbraio 2012-Milano-Teatro Alla Scala

  1. wolfghost
    marzo 5, 2012

    eheheh che Bolle sia un tuo beniamino (anzi forse “il” tuo beniamino per definizione) lo si era capito da tempo… d’altronde credo lo meriti davvero 😉
    Fantastica questa tua recensione! Meriteresti davvero la pubblicazione sulle riviste specializzate o sulle pagine equivalenti dei quotidiani!

    • ilpadiglionedoro
      marzo 6, 2012

      Carissimo Wolf, sai che tengo in grandissimo conto le tue parole, perché sei una persona speciale… Grazie per quanto hai scritto. E’ vero, Roberto è “il” mio beniamino, anche se amo la danza ed i bravi danzatori in generale. E’ sempre un’emozione così grande poter assistere ad un balletto; se poi è una grande produzione come questa..! Riguardo a quanto scrivo, è solo quello che sento, anzi..una parte di quello che sento, perché le parole sono nulla rispetto ai sentimenti.
      Come ho detto una volta: non sarei adatta a scrivere su riviste, troppo coinvolta emotivamente. Dovrei essere più oggettiva credo :-)))
      Un abbraccione a te mogliettina e bestiole tutte!

      • wolfghost
        marzo 30, 2012

        Non e’ solo che e’ quello che senti (che comunque non e’ poco), ma anche per l’eleganza e la pulizia con cui lo sai esprimere 😉

        http://www.wolfghost.com

  2. Marilicia
    marzo 8, 2012

    Buon 8 Marzo, cara amica.
    Tutto bene?
    Un abbraccio.

  3. ilpadiglionedoro
    marzo 30, 2012

    @Wolfghost Grazie Francesco, grazie di cuore 🙂

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