Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Una “Giselle”…da pazzi

Giovedì 29 aprile2010, Napoli, Teatro di San Carlo: finalmente è arrivato anche questo momento, atteso da febbraio e posticipato ad aprile a causa dell’infortunio della stella della danza italiana Roberto Bolle. Per fortuna sembra essersi ripreso alla grande così, dopo averlo salutato in una fredda e nevosa Milano di metà dicembre, oggi una Napoli soleggiata, ventosa e luminosissima ha accolto Marina, Lucio e me nel suo caldo abbraccio.
Per me è stata la prima volta a Napoli e, come previsto, mi ha incantato, anche se ne ho potuto visitare solo una piccolissima parte: la simpatia delle persone, l’aria decadente e al contempo nobile dei suoi palazzi, il traffico stesso assolutamente senza regole (che ha fatto diventare tranquilla e ordinatissima Roma, da poco lasciata, per non parlare di Verona….), e quel fascino particolare delle città di mare, da dove tutto può aver inizio e dove tutto può terminare, fra le spume del mare che si infrangono sulla spiaggia.
Ore tranquille e serene, a gironzolare in libertà, l’aperitivo al bar di fronte al Teatro, fino a quando si sono avvicinate le 18.00 e il momento di entrare in sala: l’ “effetto Bolle” si fa sentire ancora una volta prima, durante e dopo lo spettacolo, indiscriminatamente!
Il Teatro di San Carlo è bellissimo; ora che il restauro è arrivato a compimento ha veramente acquistato uno splendore che forse non aveva nemmeno all’epoca della sua costruzione. Come disse Goethe: “Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita […] Non c’è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea”.
Non dimentichiamo che il Teatro di San Carlo, fondato nel 1737, è il più antico teatro d’opera europeo ancora attivo, nonché il più capiente teatro italiano (3285 posti), ed è riconosciuto dall’UNESCO “patrimonio dell’umanità”.
L’acustica, come evidente sin dalle prime note, è insuperabile e anche questa sera, come per le due serate precedenti, si è raggiunto il sold out.
Giselle, coreografia di Mats Ek… Per fortuna ero partita senza preconcetti e, anzi, ero curiosa di vedere come il coreografo svedese avesse reinterpretato la storia originale.

Vista sulla carta, la trama proposta da Ek è interessante. Giselle è una ragazza troppo sensibile e disinibita, gioiosa e vitale, ma incapace di vivere la vita cui era destinata: una pazza, fuori dai canoni, che si innamora del borghese Albrecht, con cui intreccia nel primo atto un delizioso e felice pas de deux , anziché del contadino e pari suo Hilarion; quindi internata in un manicomio per questo suo comportamento socialmente riprovevole. Albrecht, quando comprende la portata degli eventi e la vera essenza del sentimento dell’amore, si pente della sua leggerezza, si spoglia di tutto se stesso, nel corpo e nell’anima, per rinascere ad una nuova vita a contatto con la natura salvifica.
Questo è, forse, il “punto dolente”: merito o colpa del grande battage pubblicitario dei giorni scorsi, il pubblico ha pazientemente atteso per tutta la durata del balletto i fatidici ultimi cinque minuti in cui Roberto sarebbe rimasto in scena senza vestiti, riscattando con la sua sola scultorea presenza una coreografia di difficile impatto sia psicologico che emotivo e facendo scatenare le fotocamere dei cellulari.
Per questa volta, devo dire che l’opera mi ha lasciato un po’ perplessa.
Un discorso a parte è l’interpretazione di Roberto, che si è dimostrato di nuovo grandissimo artista, riuscendo ancora una volta a dare spessore fisico e psicologico ad un Albrecht meno presente sul palcoscenico in questa versione, e a dare un’impronta di grazia e di “vera” danza (per come la concepisco io) ad un insieme di passi e figure che hanno lasciato il pubblico attonito.
Spezzo una lancia a favore anche dei primi ballerini del Teatro di San Carlo, Alessandra Veronetti, ottima interprete della tormentata Giselle, ed Edmondo Tucci, bravissimo Hilarion.
A parte le performance protagonisti, il primo atto non ha riscosso grandi consensi e si è svolto in un allucinante silenzio, raramente spezzato da sporadici applausi.

Il secondo atto, in origine l’incantevole ed etereo “atto bianco”, è qui ambientato in manicomio ed ha un impatto psicologico ed artistico più apprezzabile.
Come dice il libretto: “Nell’ospedale psichiatrico le parti del corpo sono sparpagliate, la vita ha perduto la propria coerenza. Giselle è circondata dalle sue sorelle di sventura, donne che hanno barattato la gioia di vivere con l’oblio che offre loro la follia. La nostra storia è piena di tali donne, spesso delle artiste, che sono sprofondate nella malattia mentale quando è stato loro rifiutato lo spazio necessario per esprimere la loro arte o la loro vita”.


E, in chiusura, Albrecht “nudo, quasi fosse nato una seconda volta, riallaccia i rapporti con una natura splendente in un contatto diretto con essa. E quando Hilarion si affretta per correre a coprire la sua nudità, vi si vede il segno della potenza riconciliatrice dell’amore. I due uomini hanno subito una metamorfosi ad opera di Giselle”.
Se questa di Mats Ek fosse l’unica Giselle esistente, se fosse nata come opera autonoma senza precedenti alle spalle, credo potrebbe venire apprezzata maggiormente. Ma, avendo ben impressi nella mente e nel cuore gli impareggiabili passi di danza e le profonde emozioni della Giselle di T. Gautier, è molto difficile fare tabula rasa ed accostarsi serenamente a questa visione “sovversiva”.
Da ricordare comunque i delicati e sofferti passi a due di Albrecht e Hilarion con Giselle, all’interno del manicomio, durante il secondo atto.
Al termine della recita sempre tanti e tanti meritati applausi al nostro Roberto per questo suo rientro alla grande sulle scene, ma altrettanto tripudio per i primi ballerini Alessandra ed Edmondo, oltre che per il Corpo di Ballo che ha affiancato egregiamente le star.

All’uscita dal teatro, l’insostituibile ed immancabile momento dell’incontro con Roberto, nella consueta ressa di ragazze ragazzine signore ma anche signori, in attesa del loro “divo”, attesa che si è protratta per almeno un’ora.
Alle 21.00 la silhouette di Roberto si è profilata al di là della porta a vetri della portineria, da dove eravamo stati tutti “cacciati” dall’usciere sotto il portico verso l’uscita.
Marina ed io ci siamo scambiate uno sguardo eloquente, che non necessitava di parole: vista la marea umana davanti a noi, non ce l’avremmo mai fatta a consegnargli il nostro tradizionale regalo e a salutarlo, augurandogli in bocca al lupo per New York. Con un tacito accordo, ci siamo “divise i compiti”. Marina è corsa dalla sorella di Roberto per affidarle il pacchetto-regalo; io mi sono fatta strada, con calma ma con fermezza, verso l’étoile, travolto da autografi e flash.
Giunta abbastanza vicino, l’ho salutato con un cenno della mano, cui lui ha subito risposto sorridendo e tendendo la sua mano per prendere la mia e tirarmi al suo fianco. Purtroppo ho intralciato le “manovre fotografiche” di una mamma ansiosa di immortalare la figlioletta accanto all’étoile, ma, arrivata a quel punto, non potevo non prendermi un paio di minuti per abbracciarlo mentre lui, con lo sguardo perso sul mare di teste, mi sussurrava qualche parola di preoccupazione per l’eccessiva ressa.
Niente auguri per New York, niente arrivederci ad uno dei suoi prossimi gala estivi, niente informazioni sulla sua salute. Sono lontani i tempi in cui era ancora possibile scambiare più di quattro parole consecutive, fare una foto insieme e permettersi il lusso di guardare nel display della macchina fotografica per vedere se era riuscita bene ed eventualmente rifarla. Ora è già molto riuscire solo a salutarlo e questo lascia un po’ di amaro in bocca a noi fans di vecchia data.
Ciò che fa comunque piacere è il fatto che Roberto sia rimasto la persona umile e ancora un po’ timida di un tempo e che, nonostante sia una star internazionale e calchi i palcoscenici della mondanità oltre a quelli della danza, ancora gli brillino gli occhi quando incontra noi fans che seguiamo da molto i suoi spettacoli, ricambiando il nostro affetto con riconoscenza e simpatia.
Per chiudere, i ricordi della prima ballerina Alessandra Veronetti: la sera della prima, dietro le quinte, entrambi tremavano per la tensione, ma Roberto era molto più teso di lei per tutta la pressione e l’attesa che si era creata intorno a questo balletto, forse un po’ troppo anche per lui, semplice, introverso e con una pazienza infinita.
Sì, è proprio la vera anima di Roberto quella dolcemente descritta da questa tormentata Giselle……

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4 commenti su “Una “Giselle”…da pazzi

  1. wolfghost
    gennaio 25, 2012

    Fantastico e completo resoconto, sia dell’evento in sé che di cio’ che l’ha preceduto e seguito 😉 Bravissima! E bravo il tuo Roberto a reggere una parte che in quei momenti di terribile silenzio non deve essere stato facile sostenere!
    Un caro saluto 🙂

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  2. ilpadiglionedoro
    gennaio 28, 2012

    Buongiorno Carissimo Francesco:-) Grazie per queste tue parole: sai quanto ti stimi e quanto tenga ai tuoi “giudizi”.
    E’ stata davvero una serata indimenticabile.
    A leggerti prestissimo. Un abbraccio!

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  3. Marilicia
    gennaio 30, 2012

    Hai descritto così bene la scena, che me l’ hai fatta vivere..
    Sei immensa, Nikiya.
    Ti abbraccio.

    Mi piace

    • ilpadiglionedoro
      gennaio 30, 2012

      Grazie tesoro, sono contenta che tu l’abbia apprezzato. Quel poco o tanto che riesco a fare lo devo anche a voi, miei primi amici e amiche di blog: mi avete insegnato tanto! Un abbraccione e a presto.

      Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 15, 2012 da in Balletti live con tag , , , , , , .
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