Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Io mi mordo il pollice, signore…”: la “prima volta” non si scorda mai!

 Possiamo vedere e rivedere, ascoltare per l’ennesima volta Romeo e Giulietta, una storia della quale conosciamo ogni minimo dettaglio,
e tuttavia, come i bambini che attendono ogni sera
l’identico racconto della fiaba che ormai conoscono a memoria,
anche noi attendiamo con la stessa meraviglia,
incessantemente rinnovata, il magico incontro dei due amanti,
per vivere con loro, fino all’epilogo fatale,
l’intensità di un amore assoluto.
Ad ogni spettacolo ci è concessa la speranza
di sciogliere almeno per un momento
la coppia infernale di Eros e Thanatos,
prima di vederla ricomporsi ineluttabilmente.
Romeo e Giulietta sono eroi che vibrano
di un innocente fervore nel dono totale di sé,
un’isola sperduta nell’oceano dell’odio.
Come Tristano e Isotta, come Lancillotto e Ginevra,
essi ci accompagnano, simili a singhiozzi lontani,
verso un paradiso appena scorto e subito perduto.

Dicembre 2006….. Solo poco più di quattro anni fa non sapevo quasi nulla in materia di balletto classico, a parte il nome di qualche famoso danzatore del passato. Poi l’incontro fortuito, fra le pagine di una rivista, di un ballerino il cui nome stava balzando sulla bocca di tutti, le cui performances stavano ottenendo risalto sulla stampa mondiale e la cui fama non aveva però raggiunto i livelli stratosferici di oggi. La “bolla” dei debiti delle Fondazioni sinfoniche non era ancora esplosa e non si parlava di “tagli” alla cultura. Ecco perché il famoso ballerino in questione poteva ancora esibirsi alla nostra Arena o nel nostro Teatro Filarmonico…… Poco dopo l’incontro su carta con la danza, che ha suscitato per lo  più interesse “estetico”, è avvenuto quello, altrettanto fortuito, con due balletti in tv: il primo, Schiaccianoci, trasmesso dalla BBC, con il Royal Ballet di Londra; il secondo La bayadère, trasmesso dalla Rai, registrato alla Scala, con Roberto Bolle e Svetlana Zakharova. Quando li registrai per pura e semplice curiosità, perché non avevo mai e poi mai visto un balletto (me ne vergogno ancora) e mi incuriosiva, non avrei immaginato che sarei stata folgorata da Tersicore e non sarei più riuscita a vivere senza. Non sapevo che sarei rimasta con gli occhi incollati allo schermo, estasiata di fronte a tanta bellezza, purezza di linee, grazia e potenza, alla magia creata dalle scenografie e dalla musica, trafitta dalla commozione e dall’emozione suscitate dalle creazioni dei maestri di quest’Arte.
Da allora ho iniziato a desiderare con tutte l’anima di vedere un balletto dal vivo e ho atteso con ansia l’inizio della stagione al Teatro Filarmonico. Fu nel febbraio 2007 che lessi sul programma del Teatro che Roberto Bolle avrebbe ballato, in aprile, Romeo e Giulietta, coreografia di Amedeo Amodio, con Letizia Giuliani.
Fortuna vuole che, per lavoro, sia spesso in contatto con la dirigenza del Teatro: ho quindi potuto accedere alle prove del balletto, gironzolare per i corridoi del secondo e terzo piano, fra i ballerini che uscivano dai camerini e i tecnici che provavano luci e suoni, assistere a due rappresentazioni… Sì, solo due… Che sciocca, penso oggi… Sarei potuta andare ad ogni spettacolo, ma ancora non mi rendevo conto che la danza stava cambiando la mia vita.
Oggi ripenso a quei giorni come a momenti di pura magia, vissuti come in un sogno, totalmente irreali: giorni in cui mi sono mossa tra ufficio, autobus e teatro come sospesa a mezz’aria in una bolla fatata in cui non c’era posto per nient’altro. Sono stati momenti indimenticabili, di emozione totale e rapimento dei sensi, dopo i quali nulla nella mia vita è stato più uguale a prima.
Ma ora lasciamo parlare l’emozione………

Aprile 2007 – “Romeo e Giulietta” – Cor. Amedeo Amodio

Interpreti principali: Letizia Giuliani (Giulietta), Roberto Bolle (Romeo), Breno Bittencourt (Mercuzio), Alessandro Riga (Benvolio), Giovanni Patti (Paride), Antonio Russo (Tebaldo), Amaya Ugarteche (Fata Mab)

Le prove

Questo è un sogno che ha origini lontane, troppo lontane per un sogno.
Mesi in cui il sogno ricorre in continuazione, nel buio profondo della notte e nella luce abbagliante del giorno, quando vorresti chiudere gli occhi per poter sognare meglio.
Ma dai sogni bisogna risvegliarsi e rendersi conto che la prosaicità della vita ha sempre il sopravvento.
Il sogno però ritorna, tiene compagnia, fa bene all’anima, alla mente, al cuore, si mostra in tutta la sua leggiadria, la sua forza, la sua semplicità e grandiosità al contempo.
Talvolta accade, però, che il sogno si avvicini a te, tanto da spingerti a pensare di poterlo fare entrare, chissà per quale misteriosa porticina, proprio in quella realtà che credevi non gli appartenesse.
Ecco, si avvicina sempre più, ancora di più, ha la mano sulla maniglia della porta che lo condurrà, in punta di piedi, dal suo mondo incantato al nostro in cerca d’incanto.
E allora capisci: sei tu che devi aiutarlo ad aprire la porta, sei tu che devi trovare la forza, il coraggio, la pazzia, per spalancarla, quella porta che può rendere reale il tuo sogno.
Non abbassi la maniglia: la sfondi, quella porta che ti separa dal sogno, ma il riconoscimento è lento. Lo cerchi e non lo trovi, qualche minuto e se ne è già volato via, attraverso altre porte. Cerchi ancora. Scale, ori, stucchi, velluti rossi, aspettativa, passione, emozioni forti, ma il sogno no, il momento non è ancora arrivato: “Entra pure … Puoi assistere alle prove se ti fa piacere. Ti prego solo di non fermarlo in teatro. Se vuoi fargli avere un messaggio ci penso io. Magari possiamo organizzare un incontro.”
Un messaggio per il sogno? E … i sogni … si incontrano … qualche volta?
Sicuramente si deve ringraziare ….., che almeno ci prova a farti sognare ad occhi aperti: “Un bacio per la tua risposta. Se ci sei pensavo di lasciarti un pensierino per Roberto. Giuro di non fermarlo. Capisco. Se riesci a farmelo salutare una volta o l’altra, prima che fugga da Verona, mi farebbe un grande piacere. E comunque è stato un grande piacere anche conoscere te.”
La porta si apre ancora sul mondo di fiaba: oro, stucchi e velluto rosso … e lui … il sogno … ti sfiora … Molto reale, però.
E’ lì, di fronte a te, che parla, un po’ pensieroso, che saluta, che ride della sua splendida risata, vibrante e travolgente come una cascata di acqua limpidissima.
Poi è Romeo, col suo corpo scultoreo, la sua arte inimitabile, la passione, l’amore e la morte indissolubili. Brividi lungo le spalle e lacrime che si aggrappano alle ciglia, timorose di scendere, un po’ di imbarazzo … che subito scompare quando altri si girano, ti guardano con i tuoi stessi occhi e dicono: “Ma quanto sono meravigliosi?”.
Poi il sogno svanisce dietro lo spesso velluto rosso, portando con sé una parte del tuo cuore, la parte più bella, che è solo sua e solo lui ha il diritto di appropriarsene.
Cala la notte, ritorna il giorno e … “Ciao straniero, tutto bene? In bocca al lupo per l’antegenerale e un saluto a Roberto. Io verrò domani.”
Ma il silenzio pesa come piombo e ti avvolge col suo velo nero, nero come la notte che si avvicina con i suoi incubi: il sogno è sempre lì, che danza nella tua mente mentre tu ti perdi nei suoi occhi verdi.
Sono le 1.03 di notte e il messaggio di risposta dice: “Ho consegnato i  fiori. Domani sarò in sala anch’io.”: il sogno riprende a danzare, vicino, sempre più vicino, sale le scale di corsa a fianco a te, ma non puoi fermarlo: ci sono gli altri ballerini e lui ha fretta.
Chi doveva essere in sala per un po’ c’è stato, poi più, e nemmeno nel suo ufficio.
Attesa: in sala solo io, Simona Marchini e un’amica.
All’uscita artisti escono in molti … e lui? … Il sogno sta diventando un incubo: la musica commuove, le parole angosciano, i gesti dilaniano il cuore, e le lacrime, quelle di sempre.
Bisogna svegliarsi, in fretta, ed evitare che l’incubo ti catturi e ti porti con sé nel suo labirinto senza fine.
Un laconico: “E vabbè. Eri in sala ma non ho voluto disturbarti. Sarò alla prima domani.” Senza firma. Svuotata della tua identità, di ogni forza di lottare ancora per te, angelo dagli occhi verdi.
Ma domani sarai ancora lì, a torturarti nel suo sguardo, nei suoi gesti, nel suo corpo, l’angelo preferito da Dio scagliato sulla terra: ma l’angelo caduto è diventato Lucifero, “portatore di luce”, luce meravigliosa e incandescente che fa perdere la vista e la ragione a chi osa guardare nel suo verde trasparente. A domani, Satanic Angel.

Domenica 22 aprile 2007 – La “prima”
E’ già domani e domani è già passato.
Non ci sono prove, non ci sono backstage: il fascino e la suspense della “prima” restano immutati. Anche per il pubblico la tensione si scioglie solo nel suggestivo e struggente pas de deux del 2° atto, quando la passione di Romeo-Roberto e Giulietta-Letizia diventa tutt’uno con gli applausi scroscianti che durano minuti e minuti e fanno ritardare la scena seguente, il delirio di Giulietta, folle d’amore.
Follia, amore e morte si susseguono: con Romeo muoiono tutti i nostri amori, con Giulietta la disperazione invade tutti i nostri cuori.
Al momento dei ringraziamenti il teatro si dissolve in applausi, a Mercuzio-Breno Bittencourt (carino e bravissimo), al possente Paride-Giovanni Patti, alla mezzosoprano Debora Beronesi.
Ma con loro, Letizia e Roberto, è il delirio, e lui, l’angelo, il demone, resta per ultimo sul palcoscenico a raccogliere tutte le urla, gli applausi, i complimenti, i flash impazziti delle fotocamere, e a ricambiare con sorrisi e inchini da vero principe. Da vera star.

Domenica 29 aprile 2007 – Giornata Mondiale della Danza
Quale modo migliore per festeggiare che rivedere il sogno preferito? Con timore, sempre, di trasformarlo in un incubo e farsi ancora intrappolare da lui.
Ancora incrociarsi di spade, duelli, amore e passioni forti, morte e disperazione; ancora lacrime a fior di ciglia e il cuore che fa le capriole. E sempre più applausi, anche se è svanita la magia della “prima”.
La magia questa volta è fuori dal teatro, all’uscita artisti. Un po’ di attesa, e poi … eccoli!
Amaya Ugarteche, dolcissima ballerina dell’Arena; Breno Bittencourt, carinissimo e disponibile, altri che passano e nessuno li nota. La folla aumenta: tutti nell’attesa spasmodica del sogno.
Un boato, e lui si materializza, quasi passasse di lì per caso, con papà a fianco: maglietta blu, giubbettino di sghimbescio, jeans anonimi, berretto dell’Unicef, borsone enorme a tracolla e sguardo smarrito.
Cerca di farsi strada fra uno “Scusate, io … dovrei andare”, mormorato appena, una risata ad una battuta, sorrisi per tutti, autografi a raffica.
Il mio “grazie” e tutti i complimenti e la stretta di mano e i sorrisi restano sospesi tra l’emozione e il torpore di quello che ormai viene definito “effetto Bolle”. Un sogno estremamente vero e tangibile: pallido, guance scavate, stanco, magrissimo, da vero “danceur” sofferente, cerca di allontanarsi in fretta, ma …
“Roberto, un autografo”, e la mia amica che sgrana gli occhioni blu nei suoi occhioni verdi e gli chiede con un filo di voce: “Per favore, una foto per la bambina!” … la parola magica … Roberto, intenerito alla vista della splendida Jasmine: “Se è per la bambina, allora sì”.
E noi vicino a te, con Jasmine naturalmente; la fotocamera mollata in fretta alla prima ragazza che passava, obbligata a farci la foto mentre voleva essere lei al posto nostro.
… poi sei svanito proprio come svaniscono i sogni al risveglio. Ma i bei sogni lasciano sempre qualche cosa nel cuore, qualche cosa di sacro, che va oltre il rimpianto di averli persi. Anche perché … si può sempre tornare a sognare!
Tu svanisci, e noi restiamo a chiacchierare con la dolcissima Letizia-Giulietta, che ci racconta di come si trova bene a ballare con te (e come potrebbe essere altrimenti!); di come ti ha visto rilassato qui a Verona, più che alla Scala; di come è difficile e serva un po’ di tempo per uscire dai personaggi che interpreti con così tanto ardore … un modo per restare ancora a sognare di te.
E fuori … è buio.

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2 commenti su ““Io mi mordo il pollice, signore…”: la “prima volta” non si scorda mai!

  1. Rosemary
    gennaio 13, 2012

    Danza… emozioni di corpi…
    Un caro saluto, carissima!
    Ros

  2. ilpadiglionedoro
    gennaio 13, 2012

    Grandi emozioni davvero..
    Grazie Ros!

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