Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Roberto Bolle in “Onegin” – Trasformazione di un’étoile

Maria Eichwald e Roberto Bolle

“Come sapeva mostrarsi diverso,
confondere l’innocenza scherzando,
spaventare con una pronta disperazione,
divertire con una lusinga caduta,
catturare un attimo di intenerimento,
fingere con la passione
l’ingegno e i pregiudizi dell’età innocente,
attendere un favore involontario,
esigere una confessione o implorarla,
origliare il primo batticuore,
inseguire l’amore e di colpo
carpire un appuntamento segreto,
per dare poi, nel silenzio,
una lezione da solo a sola”

“Danza in scena – Roberto Bolle in Onegin – Trasformazione di un’étoile”: una realizzazione di danza per la televisione veramente molto bella e sapientemente creata, con una regia molto attenta e sensibile, che ha saputo perfettamente amalgare danza, musica, poesia, commenti ed immagini: una sorta di balletto nel balletto, di tua interpretazione nell’interpretazione, di racconto poetico e delicato, ruotante attorno alla tua figura di danzatore e di interprete del protagonista del romanzo di Puskjin e del balletto di Cranko alla ricerca della vera anima del personaggio. Bellissima l’immagine iniziale dell’Onegin annoiato che arriva nella casa di Tat’jana per i festeggiamenti del suo compleanno, con quello “sguardo altero”, sicuro di quella sua libertà che poi gli sarebbe divenuta inevitabilmente”odiosa”; bellissime le scene delle prove con Maria Eichwald (della quale hai in seguito evidenziato l’enorme bravura e l’unicità di leggerezza e perfezione dei movimenti) e i commenti di testimonianza di grande stima nutrita per te dal Maestro Valcu; bellissime le immagini del tuo viaggio in aereo verso Stoccarda mentre scruti l’orizzonte e pensi o riposi, così come quelle del tuo camminare assorto e concentrato nel percorso di assimilazione interiore di Onegin, contornato dal suggestivo paesaggio autunnale di quella città, e mentre leggi in silenzio alcuni passi salienti del romanzo i cui versi ci vengono recitati e proposti in sottofondo; mentre visiti, infine, il luogo di pace in cui riposa, totalmente immerso nel verde e nella tranquillità, John Cranko, il creatore di questo capolavoro della danza. Poi, altre scene delle prove, quelle meravigliose del passo a due dello specchio, le correzioni e i suggerimenti dei maestri volte a rendere ancora più personale ed intimistica la tua interpretazione, gli ultimi preparativi ed il backstage alla Scala. Infine, le immagini finali del balletto con le ultime battute del passo a due conclusivo: quel tragico momento in cui Tat’jana brandisce di colpo dinanzi ad Onegin la sua lettera, come fosse una spada, e la strappa, facendo definitivamente svanire le speranze di Eugenio di poter riparare agli errori del passato, mettendo nelle sue mani i mille pezzi che restano di quella confessione d’amore arrivata troppo tardi oramai, e quel gesto, deciso e ripetuto, con cui lei gli intima in modo perentorio di andar via: quell’espressione drammatica dei volti dei due protagonisti che ho rivissuto ancora una volta ma che è rimasta scolpita fortemente nel mio ricordo sin dalla sera della rappresentazione a cui ho assistito, quel tuo fuggire via disperato, così intensamente vissuto nell’interpretazione che ancora dietro le quinte avresti voluto correr via (e che solo lo spazio limitato del palcoscenico ti ha impedito di poter fare, come il filmato ci ha permesso di poter cogliere). Infine, gli applausi, le chiamate alla ribalta, gli autografi e i saluti finali, momenti vissuti in prima persona. Com’è stato difficile calarsi in un personaggio che, come tu hai detto, caro Roberto, era così lontano dal tuo modo di essere, dalla tua sensibilità: lui annoiato dalla vita e tu no; lui arrogante e tu no; lui che pensava che la pace e la libertà avrebbero potuto sostituire anche la felicità e che ha tradito la sua gioventù e i sogni che l’accompagnano, mentre tu hai invece saputo realizzare, inseguendoli con determinazione e credendoci fermamente. Eppure il risultato è stato egualmente perfetto e anche questa sfida è andata in porto con successo: e, in fondo, seguirti nella tua evoluzione, in questa tua “trasformazione” artistica continua, è anche una mia piccola sfida, quella di continuare a vivere immersa nella danza, non potendone fare a meno, nonostante, a volte, mi illuda di poterci riuscire. Grazie! E’ stato un bellissimo ed emozionante regalo!”

Un grazie di cuore alla mia carissima amica Marina, per avermi “regalato” queste splendide riflessioni “dedicate” a Roberto Bolle, dopo aver seguito il commovente, sensibilissimo e rigoroso documentario trasmesso dal canale “Classica” sulla preparazione del balletto Onegin, andato in scena al Teatro Alla Scala lo scorso ottobre.
Con trepidazione ho rivissuto, attraverso le sue parole, le emozioni condivise durante il balletto e la certezza di aver assistito, ancora una volta, al disvelarsi di una magia.

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 3, 2010 da in Danza con tag , , , , , , .
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