Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Un “dramma in danza”: Onegin

 

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30 ottobre 2010: Onegin al Teatro alla Scala

Onegin, splendido balletto di John Cranko liberamente tratto dal romanzo in versi di Puskin, con musiche di Tchaikovskij, è un vero esempio di “dramma in danza”. Un dramma che prende per mano lo spettatore fin dai primi istanti e lo accompagna fra danze, sfide a duello, dolori e amori disperati, in uno splendido affresco della società russa di metà Ottocento.
C’è la Pietroburgo frivola e scapestrata, c’è la serenità della vita di campagna, c’è l’avvicendarsi delle stagioni nella natura e negli uomini, c’è tutto un microcosmo popolato da generali e attrici, contadini e fedeli nutrici, poeti e cicisbei.
La trama dell’opera letteraria, della quale il balletto riprende solo gli episodi salienti, è semplice. Evgenij Onegin è un dandy pietroburghese scettico, sprezzante, attratto e subito nauseato dalla vita mondana, dalle signore troppo facili, dallo champagne: ha dilapidato l’intero patrimonio, è ridotto in miseria, ma l’inattesa eredità di un lontano zio risistema le sue sostanze. Va, un po’ controvoglia, in campagna, dove sono i possedimenti ereditati: conosce il poeta Lenskij, fa amicizia e con lui va a trovare i Larin, che vivono non lontano. La figlia maggiore di Larin, Tat’jana, si innamora di Evgenij ma questi, inquieto, incostante, respinge il suo amore. Poi, per noia o per gioco, durante una festa in onore di Tat’jana fa la corte in modo smaccato a Ol’ga, seconda figlia dei Larin e fidanzata di Lenskij. Il poeta lo sfida a duello: Lenskij viene ucciso da Onegin, che subito riparte. Tat’jana viene condotta a Mosca e fatta sposare al principe Gremin: diventa una signora del gran mondo, ammirata e corteggiata. Una decina di anni dopo, incontra Onegin ad un ballo: è lui questa volta che si innamora, comprendendo che cosa aveva perso. Ma Tat’jana lo respinge, affermando di amarlo ancora ma di voler restare fedele al marito.
Ciò che rende unica e indimenticabile questa storia d’amore, gelosia e morte è l’abilità dei danzatori nel “vivere” il proprio personaggio, nell’essere “attori”: Cranko stesso disse ai ballerini di Onegin che non era loro richiesto solo di danzare, ma soprattutto di recitare.
Molti sono, infatti, i momenti di staticità che si contrappongono al crescendo e al diminuendo della musica, creando effetti drammatici di grande impatto emotivo: esce così, in modo del tutto semplice e naturale, la psicologia dei personaggi, senza il ricorso a clichés o a banali stereotipi.
Ogni singolo passo, ogni singola posa hanno sempre un loro significato nell’ambito della creazione di un balletto che è “teatro” allo stato puro.
Grandi, grandissimi gli interpreti. Non per niente la rappresentazione di questo Onegin alla Scala, da dove mancava da sei anni, ha ottenuto un successo strabiliante, da tutto esaurito in ogni recita.
Tat’jana è incarnata dalla dolce e volitiva Maria Eichwald, originaria del Kazakistan, prima ballerina dello Stuttgarter Ballett, che coniuga in sé l’ingenuità e il candore di una Giulietta Capuleti con l’amarezza e la sofferenza di una vita contrastata di una Marguerite Gautier.

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Maria Eichwald e Roberto Bolle

Il protagonista maschile è Roberto Bolle, il Divino che non necessita di presentazioni, il cui solo apparire con la punta della scarpetta sul palcoscenico ha suscitato una spontanea esplosione di applausi di benvenuto. Roberto è l’alter ego di Onegin: demone malvagio e dal cuore arido, vestito di nero, attraversa i saloni da ballo guardandosi intorno annoiato. Si diletta con nonchalance in un solitario, sottolineando con sbadigli la sua noia di vivere e ricambiando con sguardi di sopportazione e quasi d’odio quelli dolci e ansiosi di Tat’jana; civetta con Ol’ga ballando sprezzante nei confronti dell’innamorata Tat’jana e lanciando sguardi sdegnosi e sorrisi di scherno al povero poeta Lenskij. Recita bene, Roberto, la sua parte di “cattivo”, antipatico, dall’animo tormentato e contrastato, e lunghi applausi lo premiano.

Alcuni momenti restano impressi in modo indelebile negli occhi e nel cuore, sia per la coreografia impegnativa e la musica che la accompagna, che per l’eccezionale bravura degli interpreti e la suggestione evocata dai loro passi.
In primo luogo lo splendido pas de deux nella camera da letto di Tat’jana, quando lei vede l’immagine di Onegin riflessa nello specchio e, come in un sogno meraviglioso, l’amato ne esce e danza con lei: Maria e Roberto sono in perfetta sintonia, l’uno accompagnando l’altra nei passi con il corpo e con il cuore.

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Quindi il corteggiamento di Ol’ga: Roberto è eccezionale attore in questo frangente, riuscendo a suscitare nello spettatore antipatia e riprovazione nei confronti di quest’uomo cinico e quasi malvagio, che prova un piacere perverso non tanto nel corteggiare “la donna d’altri”, ma nello studiare la reazione che questo provoca in Tat’jana e in Lenskij.
Altrettanto splendido Roberto nel momento altamente drammatico ed emotivamente coinvolgente in cui, dopo aver invano tentato, sprezzante, di restituire a Tat’jana la lettera d’amore a lui indirizzata, la strappa davanti agli occhi increduli di lei, gettandola nella disperazione.
Superbo l’assolo di Antonino Sutera, grandissimo interprete di un accorato e intenso Lenskij che danza un commovente addio alla vita poco prima del duello che lo vedrà soccombere di fronte alla follia di Onegin: passione unita a grande tecnica, con salti, pause, giri e arabesques degni di un grande danzatore.

Maria Eichwald, Antonino Sutera, Daniela Cavalleri e Roberto Bolle

Nel terzo atto, Roberto-Onegin ancora una volta cattura i nostri cuori, tornando una decina d’anni dopo il triste fatto e mostrando un uomo diverso: segnato dalla vita e torturato dal rimorso e dai fantasmi della passata dissipatezza, scopre di aver sempre amato Tat’jana, ormai dama del gran mondo e sposa di un altro.

Con lei intreccia l’ultimo, strabiliante pas de deux, fra il respiro immobile di tutto il pubblico e gli applausi pronti a travolgere i protagonisti, ma che, per lunghi minuti, restano sospesi e incantati dall’incredibile performance degli interpreti.

Lift ai limiti dell’acrobatico, prese ardite, passione e dolore che segnano il volto di questi attori-danzatori, che danno una prova di potenza espressiva e di lirismo davvero ai massimi livelli. Emozione alle stelle quando Tat’jana straccia la lettera d’amore inviatale da Onegin, vendicandosi per l’antico dolore mai sopito.
Onegin fugge disperato, Tat’jana resta sola sul palcoscenico, in lacrime.
Non ci sono vincitori, ma solo l’amore che esce sconfitto.

Gli applausi scroscianti sciolgono la tensione di questi ultimi minuti. Applausi senza fine, che gratificano con il giusto riconoscimento non solo i superbi protagonisti, ma anche tutto il Corpo di Ballo, che ha fornito una cornice di alto livello all’intera storia.

Una pioggia di rose ricopre il palcoscenico, mentre il pubblico chiama più e più volte sul proscenio Maria e Roberto per ringraziarli delle profonde e forti emozioni che hanno saputo regalare con tanta maestria.

Dall’alto del palco reale, la famiglia di Roberto al gran completo applaude il “divo di casa” (un paio di giorni dopo si capirà come mai erano tutti presenti a questa serata: Roberto è partito per il suo secondo viaggio con l’Unicef alla volta dell’Africa, come aveva anticipato parecchio tempo fa).


Ancora una volta, come accade dopo aver assistito a balletti emozionanti come Romeo e Giulietta o La Dame aux camélias, è difficile tornare alla realtà e superare la commozione e il turbamento condivisi con tali grandi interpreti. Ma le luci si accendono impietose e arriva il momento di lasciare questo luogo di magia, per andare ad incontrare i propri beniamini.
E’ ormai una piacevole e attesa consuetudine aspettare Roberto e salutarlo, a suggello di uno spettacolo che altrimenti non si sentirebbe come completo. Ed è consuetudine attendere abbastanza a lungo e vedere la sala dell’uscita artisti riempirsi sempre più di persone, tutte “armate” di locandine di varie dimensioni, pennarelli e macchine fotografiche.
Foto, complimenti e richieste di autografi sono rivolti dapprima a Maria Eichwald e a Nino Sutera che, sorridenti, si attardano di buon grado con i propri fans. Tra una chiacchiera e l’altra passa ancora un po’ di tempo e un improvviso battimani mi coglie di sorpresa: non c’è bisogno di allungare il collo per cercare di vedere chi sta arrivando….. Roberto si presenta con il suo splendido sorriso e i suoi luminosi occhi verdi, posizionandosi subito dietro al bancone dorato, pennarello alla mano, pronto ad autografare le decine e decine di locandine che, come da rituale, si sovrappongono le une alle altre, sempre disponibile ad un sorriso e un saluto ai fans conosciuti, a ringraziare chi lo elogia, a volgersi verso chi lo desidera fotografare (tutti!!!).

Dopo il mio autografo ed un primo saluto, decido di attendere fuori, con le mie amiche, il disperdersi di un po’ di folla. Facendo così, tuttavia, si rischia di non poter salutare ancora una volta Roberto, che esce di fretta seguito dalla famiglia….. La voce di Marina però, puntuale, si leva sopra il chiacchiericcio circostante, e subito Roberto si gira verso di noi, regalandoci ancora il suo sorriso e uno sguardo divertito e apostrofandoci con un: “Ecco le mie fans più assidue!”. E possono le sue fans più assidue non meritarsi un bacio? Ovviamente no: baci e abbracci con il nostro “amico famoso”, grandissimo Artista e Uomo degno di profonda stima.

E’ ora di lasciarlo andare alla sua vita, di salutare le amiche che rientrano a casa, di tornare con Marina e Lucio al nostro albergo…. Sarebbe ora di dormire, ma il livello di adrenalina è ancora alto e la pioggerellina che è iniziata a scendere non serve a raffreddare l’entusiasmo.
L’indomani scriverò questo a Roberto: “Ci sono persone capaci di portare inaspettati ‘raggi di luce’. Lasciano tracce nel cuore e nella mente e sono quelle tracce che non vanno via. Hanno segnato un tempo di vita, hanno dato emozioni uniche che restano dentro di noi. Sono quelle emozioni che ci hanno fatto dire: ‘Questo è quello che vorrei dalla vita!’

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Un commento su “Un “dramma in danza”: Onegin

  1. Rodrigo Serrano
    aprile 25, 2012

    Veramente FAVOLOSO questo commento su “Onegin”. Una descrizione accurata e molto commovente. Ho “vissuto” dalla prima fila questa recita con Maria e Roberto “a portata di mano”. I miracoli della tecnologia; i miracoli del sentimento che si può trasmettere dietro una “piuma”, per attraversare il cuore come una freccia dorata e sempre vincente!

    Mi piace

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