Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Dal Sudafrica all’Europa: la vita breve di John Cranko

John Cranko, nato a Rustenburg, in Sudafrica, nel 1927, studiò danza presso l’Università di Cape Town, dove creò la sua prima coreografia: una suite da L’Histoire du Soldat di Stravinskij (1942).
Nel 1946 si trasferì a Londra per continuare i suoi studi e, dopo poco tempo, entrò a far parte del Sadler’s Wells Ballet (poi Royal Ballet).
A 22 anni il grande Balanchine gli commissiona una coreografia per il New York City Ballet (The Witch). Iniziò così la sua collaborazione con la compagnia newyorkese, per la quale creò numerose coreografie e balletti.
Il suo primo balletto completo (The Prince of Pagodas) andò in scena nel 1957, al Royal Ballet di Londra, dopo che nel 1955 aveva coreografato La Belle Hélène di Offenbach all’Opèra di Parigi.
Nel 1958, su invito della Scala di Milano in tournée a Venezia , Cranko creò la sua versione di Romeo e Giulietta, che venne affidata alla giovanissima Carla Fracci e a Mario Pistoni.
Questa fu la prima versione occidentale del celebre balletto e rimase negli annali della storia del balletto moderno. Questa versione richiedeva ai ballerini la capacità di essere anche dei buoni attori, di trovare una loro libertà e creatività nell’interpretazione andando oltre la disciplina accademica. Particolarità, questa, che si ritrova in tutti i grandi balletti creati da Cranko.
Nel 1961 lasciò il Royal Ballet per passare alla direzione dello Stuttgart Ballett, dove operò quello che fu definito “il miracolo Balletto di Stoccarda”: riuscì cioè a formare quella Compagnia di ballo ai massimi livelli, grazie anche alla presenza di due interpreti eccezionali come Marcia Haydée e Richard Cragun.
Cranko fu anche alla testa dell’Opera di Monaco dal 1968 al 1971, influenzando notevolmente il balletto tedesco. Suo illustri allievi furono infatti Jiri Kylian e John Neumeier, e sulle sue orme si mosse anche Kenneth MacMillan.
Degli anni Sessanta sono autentici capolavori come Onegin (1965), il balletto dell’amore impossibile, e La bisbetica domata (1969), che presentano un profondo scavo psicologico nei personaggi.
Ricordiamo poi Il lago dei cigni (1963), L’uccello di fuoco (1964), Lo schiaccianoci (1966), solo per citarne alcuni.
Il 26 giugno 1973 morì per cause misteriose, a soli 45 anni, in aereo mentre ritornava dagli Stati Uniti.

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Alina Cojocaru e Johan Cobborg, Onegin

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 10, 2010 da in Danza, Grandi personaggi della danza, Il coreografo del mese con tag , , .
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