Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“La Dame aux camélias”: un sofferto ballet d’action

Julie Kent e Roberto Bolle, “La Dame aux camélias” (ph. ABT New York)

Memories… dal mio primo blog… 15 giugno 2010

web

Purtroppo quest’anno si è conclusa anzitempo la stagione americana di Roberto Bolle, con enorme dispiacere del pubblico d’oltreoceano e di coloro che avevano già programmato vacanza+balletto a New York.

Egli ha però deliziato il Metropolitan Opera House con la sua soffertissima interpretazione di Armand Duval ne La dama delle camelie, in coppia con Julie Kent, anch’ella principal dancer dell’American Ballet Theatre. Una prima volta con un pas de deux nel corso del gala che ha aperto i festeggiamenti per il 70° anniversario dell’American Ballet Theatre. La seconda volta con l’esecuzione dell’intero balletto, coreografato dal grandissimo John Neumeier, sempre in coppia con la Kent.
I commenti sono stati entusiastici e il Direttore Artistico McKenzie ha già “assoldato” Roberto per un’altra Dama nella prossima stagione (la sua terza, ormai), oltre che per Giselle.
Avevo visto la coppia Kent-Bolle nel febbraio 2008 alla Scala, in un’interpretazione sensualissima e passionale di Romeo e Giulietta e non stento a credere che anche in questo balletto la loro sintonia sia stata grandiosa.Julie Kent è, infatti, una danzatrice di grande esperienza e forza artistica, che aveva saputo dare alla giovanissima Giulietta una carica erotica non prevista dal personaggio innocente della sedicenne al primo amore, ma che si è amalgamata benissimo con il Romeo di Roberto, personaggio profondamente sentito e amato dalla nostra étoile. Il risultato sono stati baci e abbracci appassionati, intesa artistica ed emotiva perfetta ed un tripudio di applausi.

Teatro Alla Scala, “Romeo e Giulietta” con Julie Kent e Roberto Bolle

 Ma torniamo a La dama delle camelie. Ho visto questo balletto nell’ottobre 2008 alla Scala, protagonisti Lucia Lacarra, principal dancer al Bayerisches Staatsballet di Monaco, Roberto Bolle, alcuni primi ballerini e lo splendido Corpo di Ballo del Teatro Alla Scala.
E’, a mio avviso, uno tra i balletti più  intensi e coinvolgenti che siano mai stati realizzati e mi fa piacere riportare qui le mie “emozioni” scritte dopo aver visto la recita: parole un po’ ingenue forse, sicuramente dettate dalla “passione” per Roberto Bolle e dall’entusiasmo della quasi-neofita, ma sincere.

 
14 ottobre 2008

Forse sarebbe meglio intitolare questo nuovo, meraviglioso capitolo ballettistico non tanto La Dame aux camélias, quanto piuttosto Il miracolo di San Roberto (Bolle, naturalmente!). Solo lui, infatti, può aver influenzato a tal punto lo svolgersi degli eventi da far liberare, il giorno prima della recita, ben nove posti a teatro, di cui giusto giusto due, e quelli in prima fila, nel palco n. 4 di destra, III ordine. Proprio i due posti di cui avevo bisogno e che sono riuscita, incredula, a bloccare. Dopo dieci minuti erano scomparsi anche i posti – sebbene decisamente meno appetibili – in seconda galleria, seconda fila.

Non potevo crederci: aver visto annullata la “mia” recita del 1° ottobre, aver dato per perso questo splendido balletto di Neumeier che desideravo da tanto di poter vedere, e ritrovarmi inaspettatamente con due posti esatti quasi sopra il palcoscenico mi è sembrato davvero un miracolo e mi ha insegnato una volta di più che non si deve mai perdere la speranza – quando è destino che le cose accadano, nulla può impedirlo, anche se tutti remano contro. Ovviamente, è vero anche il contrario…

Dunque, con la mia bella ricevuta di pagamento dei biglietti in tasca, martedì mattina sono partita per Milano – questa volta con mamma al seguito, visto che questo era il suo regalo di compleanno.
Dopo aver ritirato i biglietti, acquistato il libretto del balletto e fatto scorta di locandine, è toccato alla foto di rito al manifesto teatrale che annunciava lo spettacolo e alla passeggiata, altrettanto di rito, nei “luoghi sacri” della moda. Ma il pensiero era fisso là, in una certa piazza con un certo teatro, e l’attesa vibrante era per le ore 20.00.

Ecco, ci siamo finalmente: il teatro si presenta con un quasi tutto esaurito e con le tende già aperte sul palcoscenico. Qua e là gli oggetti appartenuti a Marguerite Gautier e ora messi all’asta: un pianoforte, uno specchio, un divano, un tappeto, altre piccole memorie di una vita vissuta fra qualche gioia, profondi dolori, vacuità e leggerezza.

Le luci sono ancora accese, i musicisti non sono tutti ai loro posti, quando una figurina femminile tetramente vestita di grigio entra in scena ed esamina gli oggetti. Qualcuno dice: “Ha sbagliato l’entrata…”. Poi, invece, entrano altri personaggi, donne e uomini, i possibili acquirenti di brandelli di una vita andata a pezzi.

Le luci si abbassano, i ballerini se ne vanno e il pianoforte inizia a modulare quell’appassionata e straziante melodia che farà da filo conduttore alla narrazione degli eventi.
Il pubblico accoglie Roberto-Armand, che irrompe in scena da solo e con lo sguardo disperato, con un fragoroso applauso di benvenuto, come si addice ad una stella. Poi il respiro di ogni spettatore resta sospeso sulle note struggenti di Chopin, mentre davanti ai nostri occhi si svolge la triste storia di Marguerite, rivissuta nei ricordi dell’amato Armand. E’ lo splendore e la decadenza di tutta un’epoca quella che si riflette nella vita della bella cortigiana parigina: le futili serate passate fra chiacchiere e flirt, l’ostentazione della ricchezza, l’opulenza degli splendidi costumi.

Ma, nonostante l’apparente allegria, un’aura fatale avvolge i protagonisti: Marguerite e Armand si incontrano e si innamorano alla rappresentazione di Manon, il cui amore disperato per Des Grieux è presago di un triste epilogo.

Roberto è sublime nell’interpretazione di Armand: si accende di violenta passione quando il suo amore è contraccambiato da Marguerite; gli occhi brillano di gioia e la bocca si apre spesso ad un sereno sorriso nei brevi momenti di felicità con l’amata nella villa di campagna; è sprezzante e altero nel corteggiare altre donne per vendicarsi dell’abbandono di Marguerite; cinico ma con lo sguardo dolente quando con rabbia lascia tra le mani della donna amata la busta piena di denaro, a pagamento dei suoi servigi.

Ogni sua esibizione è sottolineata da forti applausi, che a volte – con mio disappunto – vengono invece a mancare per gli altri ballerini: inevitabile, il pubblico è lì per lui, il Divino, solo per lui…E il nostro Divino ha superato se stesso nella prima delle due scene per le quali, secondo me, vale sempre e comunque la pena di vedere questo struggente ballet d’action: la scena della lettura da parte di Armand della lettera di addio di Marguerite (la seconda è l’intenso pas de deux “nero”, ultimo fuoco di passione che divampa violento prima della drammatica fine).

Quando Roberto legge la lettera d’addio tutta la rabbia per l’abbandono, il dolore e l’angoscia trovano eco amplificata sul suo viso, nei suoi gesti, nella sua danza violenta e densa di pathos. Con gli occhi sbarrati fissi sulla scena ed il respiro affannato che seguiva l’affanno stesso dell’azione, dalla mia postazione vicinissima al palcoscenico riuscivo a sentire il tocco feroce delle scarpette sul pavimento e l’ansimare violento di Roberto, che accompagnava con sospiri e lamenti la dolorosa danza appassionata. Un applauso infinito a scena aperta ha accompagnato Roberto sino al termine di questa variazione da cardiopalma.
Splendidi i passi a due di Armand e Marguerite (una Lucia Lacarra partita, a mio avviso, un po’ sottotono, ma ripresasi alla grande dalla metà del II atto, a mano a mano che la vicenda si faceva più drammatica): il primo – “blu” – con il corteggiamento e la nascita della passione; il secondo – “bianco” – sereno e spensierato, simbolo di un amore accolto con gioia dai due amanti; il terzo – “nero” – con il risuscitare temporaneo della violenta passione e le schermaglie amorose dolorosamente tese fra un Armand che tenta invano di resistervi ed una Marguerite, ormai mortalmente malata, che rivela all’amato la sua ultima dirompente urgenza d’amore.
Ma il loro destino è segnato: Armand, superficiale e immaturo nel suo sentimento, solo leggendo il diario di Marguerite capisce il tormento intimo della donna, costretta da Monsieur Duval ad abbandonare il suo amato per salvarlo dalla vergogna . Ancora una volta Roberto riesce a cogliere tutte le sfumature del dolore di Armand e a trasmetterle al pubblico, che non cessa di applaudirlo.

Marguerite, dopo un’ultima girandola di balli, muore disperata, sola con la sua fedele domestica, mentre Armand legge sconvolto e incredulo il diario cui Marguerite aveva affidato tutto il suo amore e il suo dolore, e l’alta drammaticità del momento fa rabbrividire.
Le tende si chiudono su Armand e Marguerite abbracciati, affranti, senza un sorriso. E gli applausi esplodono incontenibili.

Il desiderio era che questo balletto non finisse mai: essenziale la scenografia, specchio dell’anima e dei sentimenti dei protagonisti; incantevoli i costumi d’epoca; appassionante la coreografia, sia negli insiemi, che nei pas de deux, che nelle variazioni (indimenticabili la “lotta”di Armand con la lettera d’addio della Dame e lo struggente incontro-scontro di Marguerite con Monsieur Duval); commovente la musica di Chopin.
Come d’abitudine gli artisti si presentano sul palco per ricevere i meritatissimi applausi, sempre in crescendo: Vittorio D’Amato (il Duca protettore di Marguerite), Francesco Ventriglia (Des Grieux), la sempre più brava e dolce Marta Romagna (Manon), Emanuela Montanari (la perfida Olympia), il grandissimo e simpatico Nino Sutera (il noioso Conte N.), Gianni Ghisleni (l’insensibile Monsieur Duval), Mick Zeni (Gaston Rieux, l’amico di Armand), la perfetta Sabrina Brazzo (la cortigiana Prudence). Ed infine loro, le due fulgide étoiles Lucia Lacarra, sorridente ed emozionata, e Roberto Bolle, stranamente molto serio…  Soltanto in chiusura, rimasto solo sul palcoscenico con Lucia, sorride, ma non del suo splendido sorriso aperto a cui ci ha abituati. Mi spiace vederlo così: forse non è del tutto soddisfatto, è stanco, è preoccupato, non l’abbiamo applaudito abbastanza?


Le più svariate ipotesi mi si presentano alla mente mentre ci avviamo all’uscita artisti e mi chiedo se anche questa sera Roberto sarà disponibile e gentile come sempre…
Il solito bancone dorato, i soliti uscieri, i soliti visi oltre a quelli nuovi; alla fine si diventa un po’ una famiglia che ogni tanto si ritrova per qualche ricorrenza e, nel calore di casa, attende un caro amico che porta gioia e sempre nuove emozioni.

L’attesa questa sera è breve e dopo solo una quindicina di minuti cominciano ad uscire i primi artisti. Subito chiedo un autografo e mi prodigo in complimenti al mio beniamino n. 2, Nino Sutera, che risponde col suo grandissimo sorriso. Quindi passo penna e locandina al simpatico Gianni Ghisleni. Purtroppo Sabrina Brazzo si volatilizza in una frazione di secondo e dell’adorabile Marta Romagna nemmeno l’ombra. Con grande anticipo rispetto alla solita tabella di marcia arrivano anche Lucia e Roberto: insieme, sorridenti e con grandi mazzi di fiori tra le mani, si posizionano come sempre dietro al bancone ed iniziano a firmare le locandine che si sovrappongono in prima, seconda, terza fila sul ripiano.

Ci sono davvero moltissime persone ad aspettare le due étoiles questa sera, si riesce appena ad avere un autografo al volo e a scattare un paio di foto di sbieco sopra il mare di teste.
Ma io non demordo e decido di non andarmene senza aver salutato Roberto, così decido di uscire ed aspettarlo fuori, lontano dalla folla. In realtà non riesco ad allontanarmi molto e resto davanti alla porta a vetri per tenere sott’occhio la situazione.

E questa volta Roberto riesce davvero a stupirmi: apre la porta, fa un passo verso di me ed esplode in un inaspettato “Ciao!”, accompagnato dai suoi occhi luminosissimi e da un sorriso disarmante. Riesco a fatica a scuotermi dallo shock… Lo saluto anch’io e mi avvicino per chiedergli una foto. Lui non si fa certo pregare, mi abbraccia e mia mamma – dimostratasi fotografa provetta – scatta senza titubanza. Ringrazio Roberto e, come sempre, ci stringiamo forte le mani prima di allontanarci.

Nel frattempo esce anche Lucia Lacarra: è proprio vicino a me e, cercando di superare il ben noto “effetto Bolle”, provo a chiedere una foto anche a lei. Molto carina si mette al mio fianco e, mentre ci allontaniamo un po’ dalla fotocamera, Roberto si sposta alle spalle di mamma – che sta “prendendo la mira” senza accorgersi di nulla – e controlla sul display della macchinetta che tutto sia a posto: nella foto io sto ridendo a crepapelle mentre osservo Roberto che fa “ok” con il pollice alzato e commenta a fior di labbra: “Bene, perfetto!” ridendo anche lui divertito.

Terminata la scenetta se ne vanno insieme con il loro carico di fiori.
Io resto lì, ancora basita per il saluto così spontaneo e aperto di Roberto e per la sua inaspettata “supervisione” fotografica. Beh, non sono cose che capitano tutti i giorni… Emozioni che fanno battere forte il cuore.

Dedicata al nostro meraviglioso Divino una frase di Giorgio Bocca:

“La danza è una professione difficile, d’accordo, ma riesce anche a qualche mortale oltre che agli angeli.”

Fotografie: archivio personale

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 15, 2010 da in Balletti live, Danza con tag , , , , , .
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